I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)
È uno dei troppi argomenti sui quali viene alzata la bandiera di una scientificità inflessibile, e sventolando la quale i docenti sono spesso invitati a tacere, o a studiare. Ma è la via “vera e giusta”, oppure esiste uno spazio di discussione che non esclude a priori ciò che insegna l’esperienza di molti docenti?
Questi disturbi sono collegati a una condizione neurologica innata e permanente che ostacola in modo significativo l’acquisizione e l’uso di abilità scolastiche specifiche, come la lettura, la scrittura o il calcolo. Si presume, quindi, che a livello organico vi siamo dei deficit permanenti in uno o più nuclei e aree cerebrali. Nuclei e aree che l’essere umano utilizza per l’apprendimento della lettura, della scrittura o del calcolo.
Negli anni vi è stato un aumento notevole dei bambini ai quali è stata fatta questa diagnosi. Si è passati dallo 0.9% nell’anno scolastico 2010/2011, al 5,8% nell’anno scolastico 2022/2023. La diagnosi di DSA riguarderebbe circa 326.000 studenti. Abbiamo parlato al condizionale poiché, come vedremo, non tutte le diagnosi, a nostro giudizio, corrispondono alla realtà.
Questa diagnosi, infatti, viene fatta per esclusione. I test che sono utilizzati evidenziano le difficoltà del bambino nei vari apprendimenti ma non le cause di queste difficoltà. Pertanto, se vi è anche una sola situazione, di seguito descritte, che potrebbe inficiare l’apprendimento non è corretto fare questo tipo di diagnosi.
Quali sono le condizioni che dovrebbero farci escludere una diagnosi di DSA?
- Intanto l’età.
Il bambino deve avere almeno sette anni per poter fare diagnosi di dislessia e disortografia e, almeno otto anni, per la diagnosi di discalculia e disgrafia.
- Il curriculum scolastico.
L’alunno deve aver fatto bene e correttamente almeno due classi della scuola primaria per fare diagnosi di dislessia e disortografia e almeno tre anni di scuola primaria per poter fare diagnosi di discalculia e disgrafia.
Questa condizione include varie realtà. È evidente che gli insegnanti devono avere avuto delle buone capacità d’insegnamento e pertanto si presume che abbiano usato delle metodologie e degli strumenti adeguati all’apprendimento della lettura, della scrittura, dei numeri o della matematica. Lo stesso vale per i genitori che devono essersi impegnati in modo adeguato e funzionale nel seguire il proprio figlio durante questi anni.
Inoltre, se il bambino ha delle capacità intellettive molto inferiori alla media, e pertanto potrebbe avere delle difficoltà nell’analisi e nella sintesi uditiva, oltre che nel riconoscimento spaziale di alcuni grafemi, sia gli insegnanti che i genitori non dovrebbero utilizzare la lettura analitica, che è il tipo di lettura più complesso, ma una metodologia più semplice e immediata come la lettura sillabica.
- Le capacità intellettive del bambino.
Da questa diagnosi devono essere esclusi tutti i bambini con ritardo mentale, ma anche quelli con capacità intellettive ai limiti della norma. In definitiva il quoziente intellettive deve essere di almeno 80 – 85. Non solo ma vi deve essere una notevole discrepanza tra prestazioni e livello intellettivo.
- La presenza di deficit sensoriali.
L’alunno deve avere normali capacità visive e uditive. Se vi sono dei deficit sensoriali significativi non possiamo effettuare diagnosi di DSA.
- La presenza di problematiche psicologiche, traumi fisici o psichici, malattie organiche, uso di farmaci o psicofarmaci che, in qualche modo, possono turbare o alterare l’interesse, l’attenzione e la memorizzazione di quanto letto, ascoltato e proposto dagli insegnanti e dai genitori.
Questa condizione è forse la più frequente e importante. Se la mente del bambino è disturbata da ansie, paure, sfiducia, chiusura, tensione interiore, irrequietezza, disistima, necessità o impossibilità a volte di scelte difficili, come quando ad esempio, sono presenti dei conflitti nell’ambito genitoriale o familiare, è evidente che il suo interesse per l’apprendimento possa scadere notevolmente o essere del tutto assente. Inoltre, in casi come questi sono anche gravemente compromesse l’attenzione e le capacità di memorizzazione.
Un esempio di ciò l’avemmo qualche anno fa quando fu inviata al nostro Centro Studi Logos, per effettuare una terapia specifica, Luisa, una bambina di nove anni con diagnosi di dislessia. La madre era separata dal marito e impediva alla figlia di vedere il padre, poiché giudicava questi “un poco di buono”. Tuttavia, la bambina aveva un grande desiderio di incontrare ed essere vicina al proprio genitore che rispettava e amava. Luisa presentava, oltre che notevoli difficoltà nella lettura e nella scrittura, anche importanti disturbi psicologici che si manifestavano con manierismi verbali e nel comportamento, chiusura, timidezza, paure e fobie, presenza di comportamenti infantili, incubi notturni.
Dopo qualche mese, la madre ci riferì della soddisfazione delle insegnanti del doposcuola, le quali avevano notato con gioia e stupore che la bambina, finalmente, aveva iniziato a leggere e a scrivere. Visto il successo che avevamo ottenuto con Luisa, nei mesi successivi le stesse insegnanti inviarono al Centro altri bambini con la stessa diagnosi, fidando sui nostri strumenti didattici e sulla nostra particolare metodologia nella cura dei disturbi dell’apprendimento.
Ebbene, nel programma rivolto a Luisa con successo, e in seguito anche ai suoi compagni, non avevamo usato alcun sussidio didattico, né vi era stato alcun momento dedicato all’apprendimento della lettura, della scrittura o dei numeri! Le uniche attività nelle quali la bambina e gli altri coetanei erano stati coinvolti consistevano nel partecipare con piacere e gioia ai giochi che essi stessi proponevano (Gioco Libero Autogestito). Inoltre, cercavamo di metterci in ascolto dei loro problemi e ci impegnavamo a sensibilizzare i genitori affinché riuscissero a soddisfare i bisogni più veri e profondi dei loro figli.
Conclusioni
Per concludere, la nostra lunga esperienza ci ha sempre stimolati ad essere molto attenti e scrupolosi nel fare diagnosi di DSA, tanto che li riteniamo rari. Di fatto, questo tipo di diagnosi è valutata come un deficit neurologico permanente e irreversibile, che marchia indelebilmente la vita del minore e poi dell’adulto. Ci è sempre sembrato più corretto analizzare e studiare approfonditamente ogni aspetto dell’ambiente di vita del bambino, al fine di modificare tutte quelle componenti ambientali ritenute capaci di rendere difficoltosi i vari apprendimenti. Procedendo in tal senso il numero di tali diagnosi si riduce notevolmente, così come si riduce il malessere del bambino e della sua famiglia.
Emidio Tribulato
Medico, specialista in neuropsichiatria infantile e per adulti, psicologo, ex aiuto responsabile del servizio di neuropsichiatria dell’ASL 5 di Messina, xx direttore AIAS di Milazzo. Attualmente è direttore del Centro Studi Logos O.D.V. di Messina.
È autore di numerose pubblicazioni sulla didattica.

Interessante e preziosa testimonianza anche perchè viene dalla “neuroscienze” che gli aderenti o simpatizzanti del Gessetto vengono sistematicamente accusati di ignorare. Quello che emerge mi pare sia che i problemi di difficoltà di apprendimento a scuola, che esistono eccome, sono dovuti a una costellazione di cause, tra le quali ci sono sicuramente, anche, i Distubi Specifici dell Apprendimento che però sono abbastanza rari, mi pare quindi che siamo in presenza di una pericolosa sovradiagnosi.