La scuola si ferma a ottobre
Anche alla scuola secondaria di primo grado la frantumazione esiziale delle attività uccide gli apprendimenti, e le relazioni educative
Povero Carlo Levi, se faccio violenza al titolo del suo romanzo: la scuola non si è fermata ad Eboli; ma si ferma, finisce proprio ad ottobre.
Almeno per quanto riguarda le scuole medie e gli istituti comprensivi quello che si registra è che dopo un settembre di mezz’orario e un ottobre pieno, con una sorta di “lucidità terminale“, il ritmo scolastico dopo Halloween si interrompe definitivamente.
Prendono piede i progetti, le conferenze, le attività trasversali, le prime uscite didattiche, i concorsi, gli addobbi, le fiere del dolce: tutto fuorché attività didattica. I ragazzi si smarriscono, sono spaesati, perdono quel ritmo che con fatica avevano appena conquistato. Le ore di didattica si frantumano, non esistono più settimane scolastiche intere, i docenti curriculari sono affaccendati in mille cose e tra un impegno istituzionale e l’altro cercano di dare continuità alle proprie lezioni; ed alla relazione coi ragazzi.
Ah, ecco, qualcuno li ha visti i ragazzi? Saranno ai mercatini di Natale?
Se ne sono forse perse le tracce. Poi, a gennaio, si corre ad appiccicare qualche voto sul registro; e di nuovo si riparte, ci si invischia daccapo nelle mille attività extrascolastiche in orario scolastico…
Ed è subito estate. E poverino pure Quasimodo.
