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Precariato scolastico, una bomba sociale che non possiamo continuare a ignorare

13/08/2026

Ogni anno la scuola italiana riparte anche grazie al lavoro di migliaia di docenti precari.

Entrano nelle classi, insegnano, valutano, partecipano ai consigli di classe, incontrano le famiglie e hanno le stesse responsabilità educative dei colleghi di ruolo.

Poi il contratto termina e, per molti, tutto ricomincia da capo: graduatorie, convocazioni, una nuova scuola, magari una nuova provincia e sempre la stessa domanda: dove lavorerò il prossimo anno?

Quando questa situazione dura uno o due anni può essere considerata una fase transitoria. Quando dura cinque, dieci o quindici anni, il precariato smette di essere una fase e diventa una condizione di vita.

Dietro i numeri ci sono persone

Parliamo continuamente di GPS, graduatorie, concorsi, punteggi e posti vacanti. Ma dietro quelle sigle ci sono persone e famiglie.

Ci sono lavoratori che vorrebbero acquistare una casa, costruire una famiglia, mettere radici o semplicemente sapere dove vivranno e lavoreranno l’anno successivo.

Siamo davanti a un problema sociale.

Una bomba sociale che cresce silenziosamente

È in questo senso che parliamo di una vera e propria bomba sociale.

Anni di incertezza, precarietà economica, trasferimenti, rinunce e impossibilità di programmare il futuro producono inevitabilmente frustrazione e sfiducia.

E c’è una contraddizione difficile da spiegare.

Lo Stato considera questi lavoratori sufficientemente qualificati per affidare loro, anno dopo anno, studenti, classi e responsabilità educative.

Per quanti anni un docente può essere considerato necessario per insegnare, ma non abbastanza per avere una prospettiva stabile?

Un docente non può essere considerato un lavoratore “usa e getta”, da chiamare quando serve per garantire il funzionamento della scuola e da lasciare nuovamente nell’incertezza alla scadenza del contratto.

Il prezzo lo pagano anche studenti e famiglie

La precarietà non riguarda soltanto i docenti.

Un insegnante che rimane nella stessa scuola può conoscere meglio i propri studenti, seguirne nel tempo progressi e difficoltà, costruire rapporti con le famiglie e collaborare stabilmente con i colleghi.

Quando invece gli insegnanti cambiano continuamente, una parte di questo patrimonio viene inevitabilmente dispersa.

Stabilità lavorativa e continuità didattica sono due facce dello stesso problema.

Superare il precariato significa quindi tutelare i lavoratori, ma anche costruire una scuola più stabile per studenti e famiglie.

Le soluzioni ci sono, basta adottarle

La proposta promossa da Reset Italia, Comitato Precari Uniti per la Scuola e Docenti Uniti Italia propone oltre alle procedure concorsuali un secondo canale strutturale di reclutamento, capace di valorizzare servizio, esperienza, formazione e abilitazione di chi lavora da anni nella scuola pubblica.

È una proposta aperta al confronto: può essere letta, discussa, criticata e migliorata.

La proposta va oltre il solo reclutamento: affronta altre criticità della scuola, dalla continuità didattica alle classi eccessivamente numerose, dalla formazione alla mobilità, fino alla necessità di restituire maggiore stabilità professionale e sociale ai lavoratori e alle loro famiglie.

Chi ne condivide principi e obiettivi può sostenerla firmando e condividendo la petizione:

Proposta di riforma del reclutamento docenti – firma la petizione

Una bomba sociale non diventa un problema soltanto quando esplode. Il momento di disinnescarla è prima. E per il precariato della scuola quel momento è adesso.

Fabio Gangemi
Docente ITP e Blogger Tecnologico

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