In difesa della settimana corta
Riposo, qualità dell’insegnamento e apprendimento in una scuola esigente.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
Riposo, qualità dell’insegnamento e apprendimento in una scuola esigente.
Le scuole professionali sono luoghi vissuti troppo spesso come inferni didattici nei quali molti insegnanti resistono solo per tempi brevi.
Considerata spesso come la Cenerentola delle materie, Arte e Immagine è in realtà una disciplina teorico-pratica
altamente formativa purché il docente
possa adeguatamente seguire gli alunni (soprattutto) nell’applicazione manuale.
Il vittimismo può essere una forma di passività aggressiva, che aspira a raccogliere consenso a partire da violenze o torti mai veramente subiti.
Esistono tecniche sopraffine che non solo giustificano il mobbing nei confronti dei pochi insegnanti deontologicamente corretti, ma rendono detto mobbing ancora più atroce. In questo articolo vediamo come umiliare un insegnante che prenda alla lettera le griglie di valutazione.
Una serie televisiva coreana riassume nella fiction i problemi della violenza a Scuola e le risposte possibili per una sua non facile soluzione.
Un dirigente scolastico con uno sguardo acuto, penetrante, ci aiuta a mettere ordine tra i processi involutivi che interessano il mondo della scuola.
Il collegio docenti dovrebbe essere il luogo della partecipazione democratica nella scuola. Troppo spesso, invece, mette in scena decisioni già prese e l’indifferenza di chi le approva senza comprenderle: uno specchio impietoso della democrazia italiana.
A forza di aggiungere cose importanti, rischiamo di togliere tempo alle cose fondamentali.
Recensione a: Salvatore Grandone, ‘Ripensare la scuola con la filosofia’, Roma, Tab edizioni 2026, pp. 290.
C’è chi fa i salti mortali per non affrontare alcune questioni pedagogiche che invece richiederebbero un’analisi attenta, e magari una vera autocritica.
Ancora due parole sui modi e sulle posture intellettuali adottate da alcuni avversari del Gessetto.
Ritengo che politicizzare (ovvero ideologizzare) il confronto sulla scuola odierna nel banale dualismo sinistra-destra, innovatori-conservatori sia il peccato (o il delitto) d’origine che più avvelena i pozzi del dibattito, perché produce a priori un rovinoso depistaggio rispetto ai termini concreti della questione e alla loro corretta risoluzione.
È ancora possibile confrontarsi con un’idea senza usare come arma il giudizio morale, anche il più falso, sulla persona che l’ha espressa?
Del come, affermando che “ogni esperienza è conoscenza” si giunga ad assumere che “la scuola è di fatto superflua”.
Dare attenzione anche a cose apparentemente inutili può a volte produrre cambiamenti impossibili al criterio d’utilità.
È necessario sanare una situazione che sta diventando grottesca, e certo non giova nemmeno alla qualità finale della scuola come servizio pubblico.
Che cosa accadrebbe se Socrate insegnasse oggi in un liceo italiano? Verrebbe considerato un maestro straordinario o un docente incompatibile con la scuola contemporanea? Questo racconto immagina il suo approdo in un istituto dove inclusione, competenze, empatia, successo formativo e progettazione sembrano aver sostituito la ricerca della verità e la trasmissione del sapere. Ne nasce una satira amara e provocatoria che, attraverso il processo a un insegnante “colpevole” di far pensare, interroga il senso stesso dell’istruzione e della scuola di oggi.
Perché ci sono molti modi di palesare il proprio dissenso, e perché c’è un modo sicuramente sbagliato.
Come la cultura contemporanea ha trasformato la fallibilità del giudizio nella sua delegittimazione.
Ci sono idee talmente diffuse da diventare invisibili. Una di queste è la convinzione, sempre più radicata, che fare il bene significhi soprattutto far sentire bene gli altri. La sofferenza diventa un male da evitare, la frustrazione un’esperienza da eliminare e il conflitto un fallimento relazionale. Ma siamo davvero sicuri che il benessere emotivo coincida sempre con il bene? E soprattutto: che cosa accade all’educazione quando il disagio diventa il nuovo peccato?
Un interessante contributo al dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale a scuola da parte del famoso psicologo dell’educazione.
Come è potuto succedere che la scuola abbia smarrito la bussola? Anche attraverso una precisa opera di rimozione o reinterpretazione delle teorie pedagogiche alternative a quelle dominanti.
Recensione a: Emilio Conte, Un incontro controverso. Giuseppe Lombardo Radice e il Gruppo pedagogico di «Scuola Italiana Moderna» (1920-1950), Edizioni Studium, Roma 2025.
Come una teoria dell’apprendimento si è trasformata in un dogma dell’insegnamento.
Una scuola seria, giusta ed esigente pone i pilastri su cui fondare il nostro domani.
Un quattro descrive una preparazione insufficiente o umilia uno studente? E un sei regalato è davvero inclusione o, al contrario, una forma più sottile di rinuncia? In questo articolo metto in discussione una delle convinzioni più diffuse nella scuola contemporanea: l’idea che il voto debba proteggere gli studenti dalla realtà anziché descriverla. Forse la vera inclusione non consiste nel fingere che abbiano imparato, ma nel continuare a credere che possano ancora imparare.