Efficiente ≠ buono
Un interessante contributo al dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale a scuola da parte del famoso psicologo dell’educazione.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
Un interessante contributo al dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale a scuola da parte del famoso psicologo dell’educazione.
Come è potuto succedere che la scuola abbia smarrito la bussola? Anche attraverso una precisa opera di rimozione o reinterpretazione delle teorie pedagogiche alternative a quelle dominanti.
Recensione a: Emilio Conte, Un incontro controverso. Giuseppe Lombardo Radice e il Gruppo pedagogico di «Scuola Italiana Moderna» (1920-1950), Edizioni Studium, Roma 2025.
Come una teoria dell’apprendimento si è trasformata in un dogma dell’insegnamento.
Una scuola seria, giusta ed esigente pone i pilastri su cui fondare il nostro domani.
Un quattro descrive una preparazione insufficiente o umilia uno studente? E un sei regalato è davvero inclusione o, al contrario, una forma più sottile di rinuncia? In questo articolo metto in discussione una delle convinzioni più diffuse nella scuola contemporanea: l’idea che il voto debba proteggere gli studenti dalla realtà anziché descriverla. Forse la vera inclusione non consiste nel fingere che abbiano imparato, ma nel continuare a credere che possano ancora imparare.
Muoviamo lentamente verso una scuola dello spettacolo.
I comportamenti degli esseri umani affondano le proprie radici nelle loro idee, consce ed inconsce. Ogni idea di educazione deve fare i conti con questo rapporto sotterraneo, oggi trascurato, poco analizzato, forse a causa di un irrazionale timore di violare l’unicità e la spontaneità dell’educando, quasi egli si dovesse fare da sé. Gli effetti di questa omissione sono sotto gli occhi di tutti.
Non si tratta di negare l’importanza delle emozioni, che è riconosciuta; si tratta semplicemente di riportare la scuola al suo obiettivo di formazione attraverso il sapere.
La crisi della trasmissione nella pedagogia democratica contemporanea.
È uno dei troppi argomenti sui quali viene alzata la bandiera di una scientificità inflessibile, e sventolando la quale i docenti sono spesso invitati a tacere, o a studiare. Ma è la via “vera e giusta”, oppure esiste uno spazio di discussione che non esclude a priori ciò che insegna l’esperienza di molti docenti?
Il Gessetto è una comunità sempre più ampia di docenti, dirigenti e cittadini i quali credono che la scuola abbia bisogno di serietà, coraggio e di un dibattito finalmente liberato da slogan, nuovismi e mode (e insulsaggini!) pedagogiche.
Oggi, 30 giugno, con il Collegio finale, si chiude come di consueto, il mio contratto annuale…
Il culto del nuovo è un male insidioso perché nasconde i rischi del cambiamento acritico dietro la parvenza della disponibilità al cambiamento.
L’esame di maturità ha molti difetti. Ma quello che si prospetta qui, è una parodia cattiva e sciocca.
La lotta più o meno esplicita alla scuola che si fonda sull’impegno è traccia di qualcosa di più vasto e profondo di quanto possa essere una particolare filosofia dell’istruzione: è piuttosto una lotta contro l’educazione come promessa, ed una vera lotta alla trascendenza.
La diffusione della settimana breve viene spesso presentata come una scelta di buon senso, capace di migliorare l’organizzazione della vita familiare e il benessere degli studenti. Ma c’è una domanda che sembra scomparsa dal dibattito: questa organizzazione favorisce davvero l’apprendimento? E se non fosse più questa la prima domanda che la scuola si pone, cosa ci direbbe della sua idea di istruzione?
La pedagogia contemporanea ha assunto esplicitamente una inquietante posa di tipo scientista: ma come è accaduto? E quando?
Apprendimenti primari, conoscenze secondarie e crisi della trasmissione culturale nella scuola contemporanea: quando la proprietà transitiva non funziona.
Ogni anno, durante gli esami di Stato, riaffiora una domanda tanto delicata quanto scomoda: qual è il vero ruolo del commissario interno? Deve essere il garante dell’equità o il difensore dei propri studenti? Tra senso di appartenenza, pressioni implicite e dovere di imparzialità, il confine può diventare sorprendentemente sottile. Questo articolo prova ad affrontare una questione di cui si parla poco, ma che incide profondamente sulla credibilità della valutazione e, in ultima analisi, sulla funzione educativa della scuola stessa.
Il malessere giovanile e lo psicologo pedagogista.
“Il movimento [per la neurodiversità] ha buone intenzioni, ma privilegia le persone con autismo ad alto funzionamento e trascura coloro che lottano con forme gravi di autismo”.
Qualche impressione sul nuovo colloquio all’esame di Stato. Una maggiore sobrietà; e soprattutto la fine dell’artificiosità di molti collegamenti interdisciplinari.
Ripetere un anno scolastico: a molti questa eventualità sembra un’eresia pedagogica, sebbene altrove la stessa pedagogia ami tessere le lodi della personalizzazione dei tempi di apprendimento.
Studi convergenti e criticità della formazione docente centrata sulle teorie educative.
Una bella lettera. Qualcuno che ha trovato il coraggio di prendere le distanze da una pedagogia in cui non crede più: per la salvezza della stessa pedagogia, oltre che della scuola come bene comune. Riceviamo e pubblichiamo.
Ci sono tesi pedagogiche che non solo non aiutano a sviluppare una visione della scuola che sia lucida, ma la confondono e la minano.