La genesi delle MEMORIE DAL SOTTOSCUOLA

Da dieci anni ho accesso ad una scuola abbandonata. L’ho scoperta per caso e ho deciso di non dire nulla a nessuno, almeno fino a questo momento. Ora, infatti, dopo anni di letture ho deciso di selezionare i testi più interessanti e di pubblicarli.

Da dieci anni ho accesso ad una scuola abbandonata. L’ho scoperta per caso e ho deciso di non dire nulla a nessuno, almeno fino a questo momento. Per anni ho utilizzato questa scuola fantasma, che in parte è stata sepolta dalla terra e in parte è stata colonizzata dalla natura circostante, come rifugio dal mondo, come luogo sicuro in cui nessuno poteva ferirmi. Ben presto, insomma, questa scuola è diventata il mio spazio sacro, un luogo di pace in cui permettere al mio stesso tormento interiore di venire allo scoperto e di correre libero tra quei ruderi dimenticati. Fino a quando, un giorno, in un angolo buio di un ripostiglio pieno di ragnatele, ho intravisto una botola. Devo dire la verità: anche se ho sentito immediatamente la tentazione di aprirla, la paura di poter incorrere in qualche ignoto pericolo ha preso ben presto il sopravvento e alla fine ho deciso di lasciare perdere. Dopo alcune settimane, però, durante un pomeriggio in cui ero più tormentato del solito, ho deciso che una piccola avventura non avrebbe potuto che farmi del bene, permettendomi, perlomeno, di distrarmi da me stesso. Chi soffre molto, infatti, è spesso anche colui che dà troppa importanza a sé stesso, colui che si prende troppo sul serio, ovvero l’egocentrico, il narcisista e l’esibizionista. Ed ecco che, durante una pausa dal mio invisibile narcisismo, ho deciso di aprire la botola. Una volta aperta, ho acceso la piccola torcia che mi ero portato da casa e ho visto una scala, piuttosto instabile e precaria, che conduceva verso quello che mi appariva una sorta di scantinato. Dopo essermi fatto coraggio, ho deciso di scendere. Devo ammettere che, mentre appoggiavo un piede dopo l’altro, la paura ha iniziato a rimpiazzare il mio tormento: paradossalmente cominciavo già a sentirmi meglio. Mi ritrovavo proprio in uno scantinato pieno di scatoloni che contenevano libri, documenti e fogli vari che sapevano di muffa e vecchiume. Da allora trascorro quasi ogni pomeriggio a leggere tutto quello che è contenuto in quella stanza; una stanza della cui esistenza, almeno fino ad ora, penso di essere il solo a sapere.

Ed ecco che dopo anni di letture ho deciso di selezionare i testi più interessanti e di pubblicarli. Perché solo ora, dopo tutti questi anni, ho deciso di pubblicare alcuni di questi testi in questo blog? A dire la verità non lo so: forse perché ho bisogno di condividere con qualcuno le mie personali scoperte di un mondo che non c’è più e che forse non è nemmeno mai esistito. Un mondo che, però, nonostante tutto ha pur sempre rappresentato, per tutto questo tempo, il MIO mondo. Forse per me è arrivato il momento di smetterla di fuggire dalla realtà e di nascondermi dagli altri: non so perché ma sento che è giunto il momento di venire allo scoperto. Chissà! Forse ho semplicemente voglia di “esistere”, nel senso etimologico della parola che implica, appunto, l’idea di “uscire fuori”.

Ah, quasi dimenticavo: sono muto dalla nascita. E sebbene io non abbia mai potuto dire nulla, badate bene, questo non significa affatto che io non abbia nulla da condividere! Anzi, il fatto di non aver mai potuto parlare mi ha sempre messo in una posizione maggiormente propedeutica all’ascolto e all’osservazione. In qualche modo proprio il mio mutismo, insomma, mi ha spinto ad assumere una relazione con il mondo incentrata prevalentemente sull’apprendimento. Insomma: il fatto di non aver mai parlato, mi ha permesso di imparare moltissimo.

Ho deciso, allora, di intitolare questa raccolta di testi che man mano pubblicherò con l’espressione memorie dal sottoscuola proprio perché sono testi che ho rinvenuto in uno scantinato abbandonato di una scuola in parte immersa nel sottosuolo: una scuola scomparsa nella nebbia dell’oblio ma che, nonostante tutto, continua ad essere lì, testimone di sé stessa come monito per le presenti e future generazioni, di studenti e di docenti ad un tempo. E in molti casi questi testi sembrano a tutti gli effetti le memorie di insegnanti che probabilmente non fanno più parte di questo mondo e che Dio solo sa se siano mai veramente esistiti!

Le memoria dal sottoscuola, insomma, sono scritti-fantasma che parlano di un mondo e di una scuola che, forse, non sono mai esistiti; proprio come me, che sono un personaggio frutto della fantasia di uno scrittore che non ho mai avuto l’occasione di conoscere.

E solo ora mi rendo conto che, forse, è soltanto attraverso la fantasia di qualcun altro che mi è concessa, appunto, la possibilità di esistere, anche se senza un volto, né un nome.

Buona lettura.

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