Concorsi: novità, non certo migliorie

Per decenni, in Italia, le conoscenze disciplinari degli insegnanti sono state considerate meritevoli di accertamento scritto. Ora non più

Sono partite le prove dei concorsi pubblici finalizzati alla selezione di nuovi docenti da assumere nella scuola italiana, secondo i criteri stabiliti nel Decreto Ministeriale n. 205 del 26 ottobre 2023. Per la prima volta nella storia della Repubblica nessuna delle prove scritte accerterà le conoscenze disciplinari dei candidati.

Vorrà pur dire qualcosa, no?

È un’evidenza macroscopica e dovrebbe bastare a zittire tutti coloro che, quasi schernendo i propri interlocutori, affermano da tempo che nessuno ha l’intenzione di togliere peso, addirittura di espellere le conoscenze dalla vita nella scuola.

Se selezioni gli insegnanti mettendo in secondo piano il loro sapere disciplinare; se ribadisci per anni che la loro preparazione e il loro aggiornamento devono puntare ad altro; se smonti in ogni modo il curricolo di studio degli studenti interrompendo di continuo le lezioni mattutine per dare spazio a mille attività che potrebbero – nei casi in cui lo meritano – essere svolte in orario pomeridiano, è ineluttabile che la scuola diventi… un’altra cosa.

Parliamo di concorsi dalle modalità inaudite, che sembrano in contrasto con la volontà espressa dalla Costituzione, la quale (all’art. 33) afferma l’importanza del legame tra l’istruzione e l’insegnamento della scienza e delle arti, e non certo l’importanza dei metodi e delle strategie per insegnare.

È l’ennesima dimostrazione di come le novità non segnino necessariamente un progresso.