Ipocrisia o rimozione?
Gerry Scotti è l’ennesima vittima del moralismo diffuso quando si parla di temi sensibili sui quali certi ‘guardiani’ inibiscono di fatto ogni discussione che sarebbe invece molto salutare.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
Gerry Scotti è l’ennesima vittima del moralismo diffuso quando si parla di temi sensibili sui quali certi ‘guardiani’ inibiscono di fatto ogni discussione che sarebbe invece molto salutare.
La battaglia culturale del Gessetto per il salvataggio di una scuola che istruisca non è un unicum, un’anomalia partorita dall’incapacità di alcuni di accettare il cambiamento dei tempi; semmai è parte di un movimento di portata internazionale che annovera tra le proprie fila anche figure di spicco. In Olanda è notevole l’iniziativa di un gruppo di esperti (che comprende anche lo psicologo di fama internazionale Paul Kirschner, la pedagogista Anna Bosman, il matematico Sezgin Cihangir) i quali hanno steso un manifesto in difesa della scuola che merita di essere esaminato per intero, e dunque vi proponiamo nella nostra traduzione.
L’educazione sessuo-affettiva è diventata un’urgenza che può portare a un grande spreco di tempo e di risorse, e ad alimentare nuovi errori.
Non ripetere gli errori del passato: oggi è possibile grazie alle illuminanti conquiste di certa pedagogia, che finalmente libera gli allievi da ogni forma di schiavitù per liberarne la potenza creativa.
Si ribadisce in ogni dove l’importanza dell’empatia per chi è insegnante, come se questa facoltà fosse l’architrave della relazione educativa. Ma siamo davvero sicuri che l’empatia non presenti un lato oscuro? Siamo sicuri di voler anteporre le emozioni alla ragione?
Diane Ravitch ha accompagnato con i suoi studi molti cambiamenti avvenuti nella scuola americana, e non di rado ha stigmatizzato gli errori che la politica e i teorici dell’educazione stavano commettendo ai danni del sistema di istruzione pubblico.
Il ricorso alla multimedialità nella didattica non è certo un male in sé, ma presenta, nella sua immediatezza e facilità, veri rischi di regressione cognitiva che quasi nessuno ha messo a fuoco in modo chiaro. Lucio Russo lo ha fatto.
Riportiamo qui un’ampia e profonda riflessione sull’Italia contemporanea, che vale anche come autobiografia civile ed intellettuale, del caro professor Lucio Russo. Egli, attraverso la propria cultura, si spese a lungo per un paese migliore: incontrando spesso l’opposizione di individui refrattari all’idea del bene comune, dell’interesse nazionale, dell’efficienza e dell’uso razionale delle risorse pubbliche.
Pedagogia e docimologia aspirano a una scientificità impossibile perché i loro scopi non detti sono rivoluzionari, eversivi: e infatti descrivono il sistema scolastico che stanno distruggendo come marcio, reazionario, anti-democratico.
Troppi insegnanti hanno introiettato e diffuso nella scuola un’ideologia moralistica che infesta anche la vita collettiva, impedendo la realizzazione di una società più giusta e meglio funzionante.
Il parere del noto sociologo britannico sull’uso distorsivo di termini quali inclusione ed accessibilità è illuminante.
Finalmente un’intervista distesa ed accurata in cui è possibile esporre con agio il punto di vista di coloro che vedono nel pedagogismo montante un vero rischio per la democrazia e per il futuro.
Ci ha lasciato quello che a nostro giudizio è stato l’intellettuale più fecondo e profondo degli ultimi anni, capace di coniugare lo studio nel proprio campo e l’impegno in difesa di una scuola di qualità, per tutti.
La pedagogia torna e ritorna all’attacco pretendendo di rifare l’insegnante, insieme all’uomo nuovo. Le manca di capire che l’essere umano non si programma.
“Se lo aiuta nel modo giusto scopre facilmente che è un bravissimo studente, di una intelligenza straordinaria”, ci suggeriscono molti genitori. Ma è sempre vero?
Le idee di Don Milani, di rado affrontate con la lucidità necessaria, continuano ad attraversare le discussioni in tema di scuola. Egli ebbe grande cuore, ma probabilmente non condusse affatto la giusta battaglia.
C’è un cosa davvero incoraggiante, quando si affronta il modo di pensare di Daniele Novara: è schietto e coerente, ed a qualsiasi cosa si applichi, non manca di farci capire la sua visione del mondo, che pare impermeabile al principio di realtà
Molti guru della nuova scuola propongono soluzioni la cui ambizione va al di là della banale didattica, e si configurano invece come superamento stesso della contingenza routinaria. Ma che cosa significa? Domandatelo a loro.
Ci sono differenze innegabili tra le culture e dunque anche nel modo di intendere l’insegnamento e la scuola
Un’opera cinematografica diretta da Philip Barantini ed ideata da Jack Thorne e Stephen Graham traccia il ritratto di una scuola che ha ormai perso del tutto la bussola.
A partire dall’ovvio assunto che le esperienze dei bambini possono accompagnarsi utilmente alla concettualizzazione dei numeri, oggi sembra impazzare l’erronea convinzione che la matematica abbia lo statuto di una disciplina pratica, concreta: con danni enormi.
La scuola è un luogo dove per molto tempo sono state distillate pratiche efficaci che la velleità scientifica non può pensare di spazzare via: se non facendocene pagare i costi enormi.
In troppi credono di poter sempre evitare agli allievi la ripetizione e la memorizzazione in vista della automatizzazione di processi mentali di base. Si può fare, certo: ma a danno dei processi mentali di ordine superiore.
Non è che i progetti o le attività non insegnino nulla, ma non insegnano quello che è prioritario: cioè le conoscenze fondamentali su cui costruire tutto il resto
Non ha fine la lista delle educazioni a valori e principi cui, secondo alcuni, bisognerebbe educare gli alunni per migliorare la società: sempre sottraendo risorse al sapere.
L’insegnante ha grandissime responsabilità, e può certamente sbagliare, ma non tutto dipende da lui.
L’occidente (e la scuola) è in preda ad una furia patologizzante, che crea etichette emotive e psicologiche là dove solo pochi decenni fa c’erano le ineluttabili difficoltà della vita. Tutto ciò però non ha reso le persone più forti e capaci di affrontare il quotidiano.