Imparare dagli errori altrui? #2

Il confronto tra sistemi educativi di paesi lontani tra loro non equivale certamente a una dimostrazione indiscutibile; eppure può fornire qualche utile elemento di riflessione

Perché guardarsi dalle conoscenze ‘utili’ e salvare i classici dalla furia incendiaria? Proviamo a chiarirci un po’ le idee ripercorrendo quel che accadde in Cina durante la rivoluzione culturale (1966-1976).

“Il nuovo programma politico, che aveva come scopo lo sradicamento delle differenze economiche e culturali tra contadini e resto della popolazione nei vari settori della società cinese, dominò le classi scolastiche e i curricula. Iniziative come l’abolizione del sistema degli esami, la chiusura degli istituti professionali e delle “scuole-chiave” ebbero l’effetto di eliminare le storiche discriminazioni a scapito della classe proletaria. Il lavoro e la lealtà politica vennero valutati al di sopra dei risultati scolastici e il legame tra un buon livello di istruzione e una migliore occupazione lavorativa fu rimosso. Così, mentre negli anni della Rivoluzione Culturale il sistema educativo cinese subì un grave ridimensionamento dal punto di vista qualitativo, l’espansione dell’istruzione primaria e secondaria fu particolarmente intensa nelle campagne cinesi.

Il sistema didattico della Cina pre-rivoluzionaria aveva come fine principale la selezione e l’addestramento dei funzionari civili. L’istruzione si basava in larga misura sullo studio dei classici e molti passi dovevano essere imparati a memoria. Prima delle riforme, quindi, l’unico obiettivo delle scuole medie era quello di preparare gli studenti ad affrontare l’esame nazionale di ammissione ai college attraverso libri di testo che erano gli stessi per tutte le scuole della Cina.

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Il conseguimento di un punteggio elevato nella prova d’esame, inoltre, era indicatore di eccellenza accademica e diveniva anche l’unico strumento efficace per la valutazione della performance degli studenti e degli insegnanti. Il valore educativo del sistema degli esami e il curriculum unico preposto per tutte le scuole medie nazionali furono due delle tematiche più calde del dibattito sulle riforme educative nel corso della Rivoluzione Culturale. Quest’ultimo ebbe inizio da un gruppo di studentesse della Scuola Femminile n.1 di Beijing. La protesta finì per avere una grande eco anche tra gli ambienti accademici della Cina rurale, e nella contea di Jimo, per esempio, come accadeva in contemporanea nella capitale, la Rivoluzione Culturale cominciò con le proteste di un gruppo di manifestanti formato da insegnanti e studenti delle scuole medie che condannarono le politiche educative come “revisionistiche”.

Alla fine degli anni Settanta il sistema degli esami veniva di fatto abolito e importanti obiettivi furono raggiunti dal punto di vista dei contenuti e delle modalità di studio.

Una volta demolito il vecchio meccanismo di esami, agli studenti non venne più richiesto l’apprendimento mnemonico dei contenuti e una nuova enfasi venne posta sull’importanza di sviluppare competenze che potessero risultare utili nella vita reale.

Per quanto riguarda i programmi delle scuole medie, accanto alle materie tradizionali – matematica, chimica, biologia, ecc. – vennero introdotte delle attività che introducevano gli studenti alle conoscenze industriali e agricole di base attraverso corsi che prevedevano dei tirocini presso le fabbriche e le fattorie locali. Gli studenti impararono a far funzionare e a riparare motori a combustione e a coltivare nuove sementi in diverse tipologie di terreni.

Insegnanti e studenti cominciarono a frequentare assiduamente le fattorie e le fabbriche, stringendo una partnership con gli ingegneri, gli operai e gli allevatori locali. L’esperienza diretta sul luogo di lavoro provò l’inadeguatezza dei materiali didattici fino ad allora utilizzati e si rese necessaria la redazione di nuovi libri di testo.

Gli studenti e gli insegnanti della “Scuola Media n.1 di Jimo”, per esempio, trascorsero tre mesi presso la “Fabbrica per macchinari agricoli di Jimo” e altri tre mesi presso alcuni villaggi per compilare i libri di testo per i corsi di conoscenze di base. Nel corso dell’anno accademico, insegnanti e studenti mantennero regolari contatti con le fabbriche e le fattorie nei villaggi. La scuola media invitava gli operai e gli ingegneri della fabbrica per delle lezioni frontali e insegnanti e studenti si recavano presso la fabbrica per apprendere le competenze industriali in prima persona. In alcuni casi, anche durante le vacanze estive, insegnanti e studenti venivano mandati a lavorare nelle fattorie collettive.

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Relativamente ai metodi di accesso all’istruzione superiore, con l’abolizione del meccanismo degli esami, venne introdotto un nuovo sistema che combinava le raccomandazioni personali con gli esami accademici” (il corsivo è mio)

[tratto dalla tesi di laurea di Paola Rallo, Il sistema educativo della Cina rurale dall’epoca maoista ai giorni nostri, Università Ca’ Foscari, Venezia, a.a. 2012-2013 – che ringrazio pubblicamente]