L’equivoco dell’ansia

Ansia o stress? Facciamo chiarezza.
La scuola dovrebbe essere una palestra per la vita, non una fabbrica di ansia.


Oggigiorno la parola ansia è diventata di ampio uso quotidiano. Nel mondo degli adolescenti, a causa del drastico impoverimento del linguaggio, “ansia” è il termine con cui si traduce la maggior parte degli stati emotivi. Preoccupazione agitazione, eccitazione, fibrillazione, panico, stress…tutto tradotto dal vocabolo magico “ansia” che porta con sé una ineliminabile accezione negativa e induce quindi a demonizzare ciò che si ritiene l’abbia prodotta. A ben vedere “ansia” indica uno stato emotivo interiore che non è causato da un preciso elemento esterno, di solito è l’anticipazione preoccupata di qualcosa e può essere altamente scollegato dal mondo. Spesso si usa ansia come sinonimo di stress, stato emotivo che, invece, è profondamente collegato alle circostanze esterne. Lo stress è la nostra reazione ad una data situazione. Lo stress non è necessariamente negativo: esiste uno stress “buono” detto infatti “eustress” che porta concentrazione, induce all’azione, stimola e conduce a risultati. Gli sportivi lo conoscono bene, ma anche gli attori. Prima di andare in scena difficilmente un attore è tranquillo, avrà sempre una porzione di stress che, se è quello buono, lo porterà a dare il meglio di sé, a spendersi fino all’ultimo sospiro del suo personaggio, fino al calare del sipario e all’applauso finale.
Nel mondo della scuola l’ansia la fa da padrone: studenti in ansia a causa delle valutazioni, genitori in ansia per i figli, docenti in ansia a causa dei genitori…Un circolo vizioso dalle proporzioni grottesche. Ma mettiamo a posto i termini: smettiamo di parlare di ansia a scuola e cominciamo a parlare di stress! È un sano eustress che porterà lo studente a prepararsi bene per un compito in classe (oltre che per il piacere di studiare la materia beninteso). È un sano eustress quello dell’insegnante che freme prima di entrare in classe per cercare di fare un’ottima lezione ai suoi studenti. Lo stress non è un problema a patto che porti azione, stimolo e non paralisi e passività.
Smettiamola allora di abusare della parola ansia andando a demonizzare tutto ciò che se ne ritiene la causa. A scuola è giusto che ci siano situazioni che creano stress, la scuola è la palestra della vita! Sarebbe assurdo pensare di risolvere il problema eliminando le cause dello stress! Quello che bisogna imparare a fare è reagire alle condizioni esterne in modo funzionale sentendosi attivi, competenti e potenti. Continuare a parlare di ansia finisce per farci sentire sempre più in ansia, non fa che suscitare sempre più stress ma non quello buono, bensì quello che porta a lavorare male, a non gioire di quello che si fa e a sentirsi sempre deboli e insoddisfatti.

Un commento

  1. Analisi estremamente precisa e concreta questa di Rosvita. Vorrei solo aggiungere che come dice lo psicologo Osvaldo Poli, “Padre e madre devono accettare l’eventualità che il ragazzo faccia qualcosa di inconsulto. In realtà il più delle volte è una minaccia priva di fondamento, un incantesimo. Se il genitore ci casca, si ritrova alla mercé del figlio” (intervista al Corriere del 22 Luglio 2025). L’evitamento che genitori e insegnanti “amici-dei-ragazzi” praticano rispetto ad un reale *confronto* anche duro, se necessario, con i ragazzi, oggi ha portato questi ultimi a spaventarsi davanti a qualsiasi prova minimante impegnativa se non assistita. Non sono stati forse abituati, per lustri, a concordare le “occupazioni” con il Dirigente Scolatico?

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