La dissoluzione dell’ordine educativo
Una critica normativa e simbolica del puerocentrismo nocivo.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
Una critica normativa e simbolica del puerocentrismo nocivo.
Pur di attaccare ciò ch’egli detesta riesce persino a smentire se stesso.
Questo contributo nasce da un episodio apparentemente marginale, ma rivelatore di una tendenza sempre più diffusa nel discorso educativo contemporaneo: l’uso disinvolto, talvolta ingenuo, talvolta strumentale, di citazioni autorevoli per sostenere posizioni che quegli stessi autori non hanno mai espresso e che, anzi, spesso riproducono visioni anche totalmente opposte a quelle degli autori citati.
È possibile imparare senza fatica e frustrazione? Da qualche anno abbiamo ricevuto la conferma sperimentale di quello che insegna la pratica didattica tradizionale. Ma sembra che pochi ne vogliano prendere atto.
La risposta del Gessetto alla nota dell’Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani.
Nella scuola dell’innovazione e delle competenze docenti e alunni vivono una farsa che, nel tempo, si rivela inutile e dannosa. I docenti sembrano chiamati a costruire solo una blanda illusione di sapere, mentre i ragazzi, disorientati e succubi di una didattica posticcia e ingannevole, escono dai percorsi scolastici privi di preparazione autentica e ignari di aver vissuto solo una parvenza di scuola.
Alcune considerazioni sul commento che Christian Raimo ha voluto dare a un post de Il Gessetto sul tema dei disturbi specifici dell’apprendimento.
Uno dei temi caldi del dibattito sulla scuola è la presenza, da molti considerata invadenza, dei genitori. L’autore di questo articolo propone una visione equilibrata.
Come vede la scuola di oggi una docente entrata in ruolo trentadue anni fa? Ecco una lettera che abbiamo ricevuto.
Ma perché un docente, che rimane nella stessa scuola e magari lavora lì da decenni, ogni anno deve aspettare settembre per conoscere le classi in cui insegnerà e le materie che insegnerà?
Questo testo non intende denunciare un generico difetto di stile, né limitarsi a una polemica linguistica. La questione del linguaggio pedagogico è una questione più profonda, che involge caratteri epistemologici e scientifici. Quando i concetti sono vaghi, le definizioni instabili e il lessico inflazionato, non è solo la comunicazione a risentirne: è la possibilità stessa di produrre conoscenza che viene compromessa. La responsabilità di questa situazione non è individuale, ma collettiva. Essa riguarda una comunità scientifica e una comunità scolastica che hanno progressivamente tollerato l’ambiguità, scambiandola per profondità, e la proliferazione terminologica per progresso. Mettere in discussione il pedagoghese significa dunque interrogare le condizioni di legittimità del discorso pedagogico dominante e il suo rapporto con la chiarezza, la verifica e la responsabilità scientifica.
Il confronto con la ricerca scientifica di tradizione medica.
L’essere umano è l’unico vivente che non coincide mai pienamente con il proprio presente: vive proiettato oltre il qui e ora, in un continuo bisogno di altrove, di senso e di trascendenza. Questo articolo riflette su tale carattere strutturale dell’umano e sul ruolo decisivo della scuola nel dargli forma. Contro una didattica frammentata e dispersiva, fatta di progetti occasionali e stimoli effimeri, si difende l’importanza di un’istruzione seria, fondata sulle discipline e sulle lezioni autentiche, capaci di orientare l’immaginazione, educare il pensiero e rendere possibile una libertà non smarrita ma consapevole.
Ne parla Julio Velasco in un’intervista, durante TALK a Napoli, di Francesco Costa per Wilson.
Secondo studi recenti, il cervello si modifica lungo tutto il corso della vita attraverso le attività mentali che intraprende e struttura la propria plasticità in particolare a partire da compiti difficili. La scuola, invece che essere il luogo dell’aiuto e dalla semplificazione, deve stimolare i giovani cervelli attraverso difficoltà e sfide per permetterne il pieno sviluppo.
La difficoltà di troppi insegnanti critici a trovare interlocutori realmente disponibili ad un confronto razionale nel merito delle molte questioni di natura pedagogica che interrogano la scuola, forse è già il segno del fatto che quelle questioni pedagogiche non hanno forza di ragione.
Il grande filosofo, quale rettore del ginnasio di Norimberga, si pronunciò sui modi vacui di un certo tipo di didattica e di pedagogia, già presente ai primi dell’Ottocento. Gli argomenti di Hegel meritano una lettura.
Per secoli è parso illuminante l’adagio di Bernardo di Chartres, che definisce i moderni come “nani sulle spalle dei giganti” del mondo passato; ma da qualche decennio c’è chi vuole scendere da quelle spalle, sentendosi gigante lui stesso.
Nel totale rispetto delle persone, per noi è necessario non lasciare cadere nel dimenticatoio le idee dannose, così come i nostri stessi errori
Anche alla scuola secondaria di primo grado la frantumazione esiziale delle attività uccide gli apprendimenti, e le relazioni educative
La notizia della settimana dal punto di vista molto particolare di chi lavora nella scuola secondaria di primo grado. Tutto è importante tranne che le materie STEM!
Valutare con i metodi di ieri ha ancora un senso nella scuola di oggi? Una riflessione forse radicale, ma certamente coerente, che finalmente ci porta al di là del guado.
Nelle scuole italiane cresce una forma di “falsa empatia” che, invece di aiutare i fragili, diventa il pretesto per attaccare docenti competenti e minare l’autorevolezza. Dietro il volto buono si nasconde spesso un risentimento non elaborato, che produce danni profondi al clima educativo, agli studenti e all’intera istituzione scolastica. Questo articolo ne analizza i meccanismi psicologici, filosofici e pedagogici.
Punti di incontro tra ricerca evidence-based e saggezza educativa. Ce ne offre un quadro esauriente Antonio Calvani, già prof. ordinario di didattica e pedagogia speciale, nonché direttore scientifico dell’Associazione S.Ap.I.E. (www.sapie.it)
Un j’accuse contro la pedagogia della dissoluzione: quella che ha scambiato la conoscenza per oppressione, la fatica per trauma, e l’insegnante per animatore emotivo. Dedicato a chi, tra i pochi superstiti, volesse ancora credere nel valore della verità e nella dignità dell’apprendere.
Intervento di Gregorio Luri in occasione del convegno «La scuola sospesa tra istruzione e pedagogismo – Alle radici di un fallimento annunciato», tenutosi a Vicenza il 15-16 novembre 2025, a cura dell’Associazione ContiamoCi! in collaborazione con il gruppo di insegnanti Il Gessetto.
Le neuroscienze sono con tutta ovvietà un frontiera importante del sapere umano. Non si può dire altrettanto della lettura che ne danno coloro che vogliono cambiare in peggio la scuola.