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La nuova normalità

28/08/2026

A ripensarci, specie ora che devo scriverlo, e sono costretto a farlo, tutto l’accaduto può sembrare surreale, eppure non lo è. In un mondo come il nostro in cui veniamo continuamente rieducati alla negazione della realtà e alla sottomissione alla scienza e alle autorità, anche quelli a me accaduti, sono fatti comunemente ritenuti normali. Normali, perché usare violenza di ogni tipo contro un lavoratore, padre di famiglia con moglie casa e conto corrente, è ormai normale, cioè è normale che gli attori, ovvero l’istituzione pubblica, in questo caso la scuola, e quella clericale, la chiesa, si comportino come racconterò. Chi va contro a ciò che è no(r)male, sa che si(fa)male. Va fatta una premessa perché, anche il mio, come ogni accadimento, si situa nel tempo e nello spazio e il passato contiene già i possibili futuri risvolti. Sono un docente di IRC da quasi vent’anni. Al tempo del Covid ho deciso di non vaccinarmi e, dopo la presa di posizione pubblica da parte di Papa Francesco in cui abbracciava la campagna vaccinale addirittura nominando la puntura come un atto d’amore (sue parole a reti unificate) ho preso nettamente le distanze anche dalle indicazioni ecclesiali sull’argomento. Ho scritto al Papa, il quale ha ben visto di rigirare la mia alla curia della mia diocesi che, come atto intimidatorio, mi ha fatto un bel processo diocesano con l’intento di revocarmi l’insegnamento. Cosa che, ringraziando Dio, per ora, non sono riusciti a fare. Papa Francesco è stato chiamato a miglior vita (almeno così speriamo), e non può vedere le conseguenze nefaste e la continuità col modus operandi della propaganda vaccinale in altri campi del vivere, aventi lo scopo di controllare e tacitare totalmente le masse; ma il suo successore può comunque fare ammenda, se vuole, per ridare speranza e riportare la nave della chiesa sulla rotta evangelica. Ancora non lo ha fatto. Vedremo… Avete comunque capito che la curia diocesana non ama la mia presenza … Io faticosamente, prego per i miei nemici (Mt 5,44). Siamo oggi a fine agosto e come ogni incaricato annuale attendo con ansia la nomina da parte dell’ufficio scolastico diocesano. Apro una parentesi: 18 anni da precario sempre sotto il ricatto della curia e dei dirigenti scolastici, obbligato a corsi di formazione propagandistici su LGBTQIA+, woke, etc. e a mendicare al mio parroco il foglio di nulla osta all’insegnamento in cui con timbro parrocchiale suggella la mia moralità e la mia presenza ai sacramenti —documento la cui mancanza porta alla revoca del diritto all’insegnamento, alla perdita del lavoro … Sì, come il libretto di fascistissima memoria che consentiva la vita sociale e civile … Mi hanno sfibrato e umiliato. La nomina non è ancora arrivata; avevo scritto tre giorni or sono una mail, ma nessuna risposta dall’Ufficio Scolastico Diocesano; ho telefonato, ma nessuna risposta. Poi finalmente il telefono squilla alle 9,42, sì, è l’ufficio scolastico diocesano, lo leggo dallo schermo del cellulare. Rispondo, e la voce di una giovane e disponibile segretaria mi annuncia che il responsabile mi vuole parlare e che quindi attendessi al telefono. Il responsabile è un attempato signore che “gratuitamente” offre i suoi servigi alla diocesi, probabilmente, penso, per vedersi poi salva l’anima. Un uomo tutto d’un pezzo, in particolare coi docenti precari, che fa dell’organizzazione e dell’efficienza del suo ufficio fiera bandiera. È vero che già lo scorso anno, dopo oltre tre lustri d’insegnamento alla secondaria di secondo grado, mi toglieva il posto con la ragione che altri, precedendomi nella graduatoria concorsuale, lo richiedevano e a nulla è valso parlare di continuità didattica, rapporto coi colleghi, studenti. Dura lex, sed lex. È vero, ma siamo tutti fratelli e quindi magari mi vuol dare una buona notizia! L’anno prima a tanta umanità avevo poi ceduto accettando l’unica offerta alle scuole medie di un altro paese della stessa provincia, quindi… Comunque, potevo sempre cambiare lavoro.

Con voce determinata mi dice: guardi la sua attuale preside non la vuole più; quindi, può accettare o x o y, ha tempo un’ora per rispondermi, veda lei. Sempre la stessa umanità dell’anno prima, ma capisco, è colpa mia, sono un dissidente, per loro certo un no-vax. Resto basito, non ho parole e balbetto qualcosa tipo va bene x piuttosto che y, ho i genitori invalidi in quello stesso paese … Poi mi riprendo e chiedo come mai nessuno mi avesse informato prima, come mai la preside mi avesse salutato e abbracciato cordialmente alla fine dell’anno, con l’augurio di rivederci a settembre. Chiedo tempo. Lui, efficientissimo, ripete: le do un’ora poi devo chiudere la pratica, veda lei.

Chiedo aiuto ad un mio caro amico sindacalista, senza amici queste situazioni ti fagocitano, mi fa ragionare. Poi chiamo un mio collega di materia della stessa scuola che mi dice: ci risiamo anche con te! Mi invita ad andare dalla preside a parlare per chiarire, a chiamare il vicepreside se disponibile. Mi fiondo a scuola, ho solo un’ora! La preside rientra il 31, il vicepreside non risponde. Richiamo l’ufficio scolastico diocesano, niente. Se non ci sono risposte si va avanti per le offerte fatte o nada. Una segretaria scolastica che intanto ha ascoltato la mia storia, mi chiama e mi dice di aver appena sentito la preside e che nulla osta a che io torni ad insegnare nella scuola! Tutto si succede rapidamente. Richiamo l’Ufficio Scolastico Diocesano, racconto ciò che mi è stato riferito e mi dice l’imperturbabile funzionario: mi scriva che la preside ha detto ciò e per me tutto è risolto, ma parli comunque con il vicepreside. Nemmeno un minuto e questo si palesa sul piazzale della scuola dove intanto stavo terminando l’ennesima chiamata all’amico sindacalista. È baldanzoso, gioioso mi vieni incontro e mi saluta. Resto interdetto, non sono tipo da nascondere l’irritazione e l’ipocrisia mi manda in bestia. Ci accomodiamo in presidenza e subito mi dice che la preside è felice di avermi il prossimo anno con lei. Chiedo spiegazioni, chi ha quindi detto al responsabile diocesano che la preside non mi voleva? Il vicepreside non ha dubbi: nessuno! Penso io: Ulisse?… Perchè altrimenti qualcuno dice il falso. Allora, il vice ci ripensa e mentre mi dice che la preside mi saluta, afferma che certo se lo è inventato il responsabile dell’Ufficio Scolastico Diocesano. Certo “ha” stato lui, io gli credo come credo all’invasione Russa in Ucraina. E allora incalzo: ma qualcuno gli avrà detto qualcosa. Allora salta fuori una riunione fatta a giugno con preside viceresponsabile ed anche un prete (quello non manca mai) nel corso della quale si è parlato di tante cose, e anche di me. Chiedo come mai a oltre 50 anni si parli di me prendendo delle decisioni senza di me e senza che ne sia informato per tempo? Ma no, nessuna decisione, solo sai quel genitore anonimo, tutt’ora, che aveva segnalato dei contenuti eretici nel tuo insegnamento, ecco quello probabilmente ha inciso a far pensare di spostarti. Ma quel genitore anonimo è scomparso nel nulla, dissolto, avevo risposto punto a punto alla preside e poi non avevo più sentito nulla. Allora il vice si rammarica perché davvero il vecchio responsabile, così dice, ha perso il controllo e si è inventato tutto. L’incontro sta per finire, per concludere dico che il vecchio responsabile mi ha insistentemente chiesto di parlare con te, il vicepreside, ora per favore richiamalo e digli che è tutto a posto. Non lo chiamo certo! Se ha bisogno mi chiamerà lui… Io intanto ho scritto subito all’ufficio scolastico diocesano per dire che tutto era sistemato e che potevano mandarmi la nomina… Non è ancora arrivata risposta… Ho sforato l’ora!

Osea

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