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Gli scrutini finali

01/09/2026

Ci sono frangenti nella vita in cui siamo chiamati a rendere conto alla nostra coscienza, istanti in cui occorre il coraggio di prendere la parola e difendere ciò in cui crediamo, anche e soprattutto quando il mondo e il sistema sono contro di noi.

Nella vita di un individuo occasioni simili sono merce rara, ma se una di esse dovesse coincidere proprio con l’esame finale dell’anno di formazione e prova – forse l’unica circostanza per far sentire davvero la propria voce, seppur con la spada di Damocle della valutazione a pendere sulla testa – allora il consiglio è uno solo: andate avanti sulla strada dettata dalla coscienza. 

Si tratta di proseguire con coerenza, una virtù che pare cadere nell’oblio specialmente durante gli scrutini finali, perché, si sa, nel giro di pochissimi giorni anche il tabellone più critico si trasforma quasi per miracolo in un «grande prato verde dove nascono speranze» (di morandiana memoria). 

I motivi sono vari. C’è chi “salva” per salvare la propria cattedra, chi per evitare ricorsi, chi per compiacere i superiori, chi addirittura per prolungarsi vacanze. 

Tutti coloro che decidono di non assegnare le sospensioni di giudizio, però, sono accomunati da un unico minimo comune denominatore: scegliere la via più agevole. 

L’ultima slide del mio lavoro finale per l’anno di formazione e prova, discusso davanti al comitato di valutazione, incarna la sostanza di quella che credo essere un’autentica “buona scuola”. 

Una scuola, cioè, che offra ai nostri ragazzi un insegnamento che il sistema odierno sceglie deliberatamente di ignorare: il sapore acre della sconfitta e il gusto aspro della caduta. 

In sintesi, quelle che amo definire le tre ”R”: Riconoscere i propri errori; sapersi Rialzare; e Ricominciare da capo, più forti e tenaci di prima.

Ecco il mandato di una buona scuola nell’accezione più nobile del termine: forgiare Uomini e Donne capaci di reagire alle battute d’arresto. 

Qualora l’istituzione abdichi a questo ruolo, non rende veramente autonomi gli studenti, ma li riduce ad essere sempre più dipendenti da un sistema di agevolazioni fittizio, di cui pagheranno il prezzo non appena si avventureranno nella giungla del lavoro e della vita vera. 

Quando un ragazzo è incapace di rialzarsi dopo una caduta (senza voler entrare nel merito delle carenze educative di tante famiglie d’origine), la colpa è di un sistema scolastico che gli ha permesso di andare avanti senza il minimo impegno, condonando e avallando ogni sua mancanza. Ci troviamo, così, di fronte a una deriva grottesca: quanto più si ignora, tanto più sembra superfluo ciò che non si sa.

Mi rivolgo a voi, colleghi. A voi docenti che avete davvero a cuore il destino di questi ragazzi: come fate a non sentirvi, almeno in parte, corresponsabili? 

L’istituzione scolastica – oggi guidata da chi si fregia del titolo di Ministro dell’Istruzione e del Merito – torni a insegnare realmente ai ragazzi che i risultati, nella vita, si conquistano solo attraverso l’impegno e il sacrificio. 

Chi sceglie deliberatamente di non perseguire un obiettivo (discorso ben diverso, sia chiaro, vale per chi affronta oggettive difficoltà cognitive) non può e non deve essere premiato con l’ennesima sanatoria.

Nessuno di noi ha il potere di cambiare il mondo nella sua immensa complessità, ma è evidente che ognuno di noi docenti ed educatori contemporanei è chiamato a riflettere su sé stesso, se non siamo in grado di formare menti capaci di leggerlo e interpretarlo.

Ognuno possiede la facoltà di influenzare gli eventi e incidere sul proprio micromondo. Sono le nostre azioni e i nostri comportamenti a fare la differenza, nel bene o nel male. Smettiamo dunque di lamentarci di un sistema fallace se poi nessuno per ipocrisia vuole abbandonare il proprio orticello, né ha il coraggio di muovere il primo passo, e unirsi agli altri per ribaltare lo status quo.

Buon anno scolastico a tutti!

Lettera firmata

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