Nuovismo: una malattia grave

Noi del Gessetto siamo aperti al nuovo? Dipende

Chiunque condivida l’idea che la scuola debba preoccuparsi prioritariamente di conservare il prezioso e vastissimo patrimonio di conoscenze su cui si fonda la nostra civiltà, trasmettendolo di generazione in generazione nella convinzione che ci porti grandi benefici sul piano individuale e collettivo, farebbe bene ad accettare l’appellativo “conservatóre” in fatto di cultura.

Questo è esattamente il nostro caso, qui al Gessetto: siamo conservatori in fatto di cultura; e ci aspetteremmo, una buona volta, che chi si batte per una scuola che si occupi d’altro ammettesse a chiare lettere che non reputa importante conservare il nostro patrimonio culturale, oppure spiegasse in quale modo alternativo intende preservarlo.

Dunque noi siamo conservatori in fatto di cultura. Ciò significa forse che ci sentiamo conservatóri in tutto, o che avversiamo il progresso? Certamente no. Per semplice analogia, noi del Gessetto possiamo tranquillamente dirci affezionati ad un certo modo di cucinare l’arrosto senza per questo ridurci ad un integralismo gastronomico che ci impedisca di sperimentare molte ricette regionali ed etniche (si badi: che spesso hanno una loro lunga tradizione) ed anche di apprezzarne la bontà: quando sia il caso.

Ecco lo snodo logico di questa breve argomentazione: non tutte le novità nella scuola sono buone, ed è bene vegliare per distinguere i miglioramenti dai peggioramenti.

Qui non ci riferiamo solo alle cosiddette “sperimentazioni” in campo scolastico (che in realtà hanno radici profondissime; hanno quasi sempre la medesima matrice vecchia di più di due secoli). Per motivi a noi ignoti esse non sono quasi mai iniziative davvero “sperimentali” nel senso della parola, cioè operazioni limitate nel tempo avviate allo scopo di effettuare prove che possano anche decretarne il fallimento: quasi che, per qualcuno, il perdurare illimitato dell’esperimento sia di per sé una prova del suo successo. Qui ci riferiamo anche ai continui innesti introdotti nella scuola a scapito dello studio delle singole discipline, là dove nessuno aveva rilevato malfunzionamenti, quantomeno tra coloro che accettano l’idea che le insufficienze e gli insuccessi non siano malfunzionamenti, ma siano parte naturale della vita della scuola, proprio come della vita.

Pare che a volte comandi una strana frenesia, una voglia di lasciare qualche segno, anche se incomprensibile o illogico, prima di sparire per sempre nel dimenticatoio della Storia… Ci chiediamo se a nessuno verrà mai la voglia di lasciare il segno dove serve. Nessuno desidera distinguersi per aver portato migliorie reali ad un sistema scolastico che grida ogni giorno ad alta voce che cosa davvero non funziona?