I meme del Gessetto

La docimologia sta aiutando la scuola?

Di fronte a un disastro annunciato non è necessaria un’analisi fine per riconoscerne l’esistenza: l’analisi fine serve a comprenderne le cause, non a negarne l’evidenza. Eppure, nel campo educativo, accade spesso il contrario: strumenti nati per validare e comprendere i fenomeni vengono impiegati come leve per neutralizzare l’evidenza, rinviando indefinitamente ogni giudizio sostanziale sui contenuti e sugli apprendimenti reali. In questo slittamento, la docimologia invece che una scienza di chiarificazione risulta essere più un apparato di attenuazione sistematica dei problemi prodotti da decenni di innovazioni fasulle o mal fondate. Colpisce l’asimmetria nell’uso delle evidenze: si invocano dati comparativi rigorosi quando servono a respingere critiche scomode, ma raramente si presentano evidenze altrettanto solide, longitudinali e realmente comparabili a sostegno del profluvio di “innovazioni” che da anni viene riversato sulle scuole, spesso puntellato solo da una retorica puerocentrica esibita con fede dogmatica. Innovazioni che gli istituti applicano in modo obbligato e che anticipano, nelle aule, quei disastri di cui ci si accorge pubblicamente solo quando emergono i loro effetti sociali più sconcertanti. In questo quadro, l’esperienza accumulata di migliaia di docenti viene sistematicamente liquidata come aneddotica o impressionistica, mentre si selezionano come interlocutori privilegiati gli entusiasti di professione, le minoranze sempre pronte ad adottare l’ultima novità e a giurarne l’efficacia, purché li si sollevi dal lavoro quotidiano in classe, quel lavoro faticoso, feriale e poco spettacolare di fare scuola sul serio. Quando l’evidenza è sotto gli occhi di tutti, ciò che manca non sono nuovi indicatori, ma il coraggio di guardare in faccia la realtà.

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