L’arte a 360 gradi

Considerata spesso come la Cenerentola delle materie, Arte e Immagine è in realtà una disciplina teorico-pratica
altamente formativa purché il docente
possa adeguatamente seguire gli alunni (soprattutto) nell’applicazione manuale.


L’arte nelle scuole secondarie di primo grado sia quando si parla dell’orientamento di uno studente brillante in più discipline oppure della conduzione di un esame orale di Stato è spesso relegata ad un ruolo marginale. In questo secondo caso, infatti, si ripropone ogni anno una dinamica ormai consolidata: il monopolio delle domande viene sostanzialmente detenuto dalle discipline che hanno già avuto modo di valutare gli studenti attraverso una prova scritta.

Eppure, quasi per una curiosa contraddizione, l’arte diventa improvvisamente fondamentale quando si tratta di realizzare progetti interdisciplinari. In queste occasioni, la docente di Arte e Immagine viene prontamente chiamata a collaborare, nonostante disponga di appena due ore disciplinari settimanali per classe, dovendo così sacrificare ulteriore tempo a favore di progetti scolastici la cui effettiva utilità, non di rado, lascia il tempo che trova.

Arte come educazione che richiede studio

La disciplina di Arte e Immagine è stata da sempre considerata, prima di tutto, un’educazione. Ci si dimentica, però, di un elemento fondamentale: a monte dell’educazione artistica vi è lo studio. Che si parli di pratica artistica o di storia dell’arte, siamo di fronte a conoscenze e competenze che richiedono tempo, metodo, esercizio e continuità. Sono due ambiti che devono essere entrambi portati avanti con passione, completezza e cura, all’interno di un monte orario estremamente limitato: appena due ore settimanali.

A questo si aggiunge un pregiudizio ancora molto diffuso. Ci si sente spesso dire: «Mio figlio non ha talento, nel disegnare è pessimo, più di così non riesce», quasi a voler giustificare, attraverso questa presunta mancanza di predisposizione, l’impossibilità di ottenere valutazioni positive e quindi, di esigere comunque da lui una sufficienza. In realtà, non è così.

A fare la differenza sono soprattutto il lavoro costante e la qualità della preparazione del docente. Un insegnamento efficace dovrebbe prevedere una guida concreta e diretta: il docente dovrebbe mostrare dal vivo ogni aspetto legato al disegno e all’elaborato da realizzare, spiegando i procedimenti e accompagnando individualmente ogni studente, passo dopo passo, durante l’intero percorso di lavoro.

Questo dovrebbe essere il metodo

Non tutti i docenti, tuttavia, assolvono a tale compito. È certamente più semplice limitarsi a fornire una consegna, magari anche scritta, e lasciare che gli studenti si affidino liberamente alla propria fantasia, procedendo in maniera del tutto arbitraria e controllando il loro elaborato una tantum. È molto più impegnativo, invece, avvicinarsi realmente allo studente, fornire una dimostrazione concreta, offrire una spiegazione personalizzata, girare tra i banchi più volte e seguire ciascun alunno nelle diverse fasi del lavoro.

Quindi è proprio qui che dovrebbe risiedere il valore dell’insegnamento artistico: non nel semplice affidamento di una consegna, ma nella capacità del docente di trasformare quella consegna in un vero percorso di apprendimento per livelli, accompagnando lo studente nella costruzione delle proprie competenze. E le competenze si ricavano a partire dalle conoscenze.

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