Le frasi inascoltabili – terza parte
Sia i mezzi di informazione che i social pullulano di frasi che rivelano il rifiuto di dialogare e di ragionare. Oggi analizziamo: “Chi critica l’attuale scuola è un nostalgico della scuola gentiliana”.

Incominciamo con la traduzione. La frase: “Chi critica l’attuale scuola è un nostalgico della scuola gentiliana”, in italiano corrente significa: “Chi parla male della scuola è uno sporco fascista. Si metta un bel tappo in bocca altrimenti lo sottoporremo ad un bel linciaggio morale”. Di solito nessuno si vuol prendere la responsabilità di un disastro. In questo caso, invece, si può leggere fra le righe l’assunzione di responsabilità da parte della sinistra per quel che è successo. Strano, perché io ritengo corresponsabili anche i ministri Moratti, Gelmini e Bussetti.
Perché dovrei guardare a Giovanni Gentile, io che mi sento cittadina del mondo? Non sono libera di ispirarmi a Katharine Birbalsingh se così mi garba? Io, che pure sono molto avanti con l’età, non ho conosciuto di persona la scuola gentiliana. Quando frequentai la scuola media, essa era già unificata. Già allora le promozioni erano regalate e non mi ricordo di alcuna selezione: i miei compagni di classe erano sempre gli stessi, dal primo all’ultimo anno. Se era gentiliana quella scuola, allora è gentiliana pure la scuola attuale.
Quando mi capita di ricordarmi di alcuni dettagli del passato, i sentimenti che mi prendono non comprendono la nostalgia. Se penso che un tempo esistevano le punizioni corporali avverto un senso di sollievo. Se penso invece che la carriera scolastica terminava, di solito, dopo appena quattro anni di università e subito dopo iniziava la carriera lavorativa, soffro per i ragazzi di oggi, così platealmente presi per il culo. Se penso all’obbligo scolastico elevato a sedici anni, non posso non pensare contemporaneamente ai tanti bambini che a scuola non riescono proprio a starci. La scuola non può fare nulla per loro, eppure sono gli unici membri alla nostra società sottoposti ad un obbligo così pervasivo. Il sentimento è quello dell’amarezza perché l’ideologia ha prevalso sul buon senso. Quanto sarebbe bella una scuola libera e gratuita per tutti, senza imposizioni dall’alto!
A dettagli del genere, però, ci penso molto di rado. Cerco di leggere, invece, il presente ed immaginare il futuro. La situazione attuale delle famiglie italiane non credo fosse stata prevista da molti. La nostra prospettiva economica è tranquilla ancorché meschina. Aspettiamo che muoia la nonna, così ereditiamo una catapecchia, poi la trasformiamo in un b&b ed alla fine diventeremo tutti piccoli albergatori. Uno di quei lavori non ancora insidiati dall’ intelligenza artificiale. Che io mi ricordi, la globalizzazione ci era stata presentata con una narrazione diversa. Ci avevano detto che dovevamo chiudere le nostre industrie perché comprando dai cinesi avremmo risparmiato soldi ed inquinato meno. Ci avevano detto che avevamo bisogno di extra-comunitari per quei lavori rifiutati dai nostri giovani. Ci avevano detto che i posti di lavoro del domani li avremmo trovati nel terziario avanzato ma ancora non si è capito in cosa dovevano consistere.
Potrà la scuola farci uscire da questo vicolo cieco? Giammai da sola. Cosa potrebbe fare allora? Una cosa semplice e priva di controindicazioni: diffondere cultura. Costa pure poco. Non sono necessarie appendici tecnologiche importate dall’estero. Occorre la forza lavoro e quella non ci manca. Su due cose almeno dovremmo essere tutti d’accordo: (1) i cambiamenti positivi possono nascere con più probabilità dalla cultura che dall’ignoranza; (2) attualmente i ragazzi escono dalla scuola con un diploma ma sono sostanzialmente ignoranti.
Chi conosce il sito del Gessetto avrà notato quanto ci piaccia la tecnologia ed in particolar modo i social media e l’IA. Cerchiamo di farne buon uso. Al di là dell’utilità pratica, siamo curiosi ed aperti al nuovo. Rispediamo al mittente qualsiasi etichetta di nostalgici.
Vuoi sapere quali sono le altre frasi inascoltabili? Leggi allora anche la prima e la seconda parte di questa serie.
La “scuola gentiliana” non esiste più da un pezzo se mai è esistita, (storicamente la riforma di Gentile non fu del tutto applicata perchè dopo pochi anni fu largamente modificata) è un idolo polemico come dire, o insinuare, che chi pretende dagli studenti impegno e serietà non è “empatico” e in ultima analisi è moralmente deplorevole.
Grazie, Angelo! Infatti lessi una volta che Gentile voleva che i commissari di esame fossero gli insegnanti della scuola successiva. Ad esempio, i commissari degli esami di maturità avrebbero dovuto essere i professori universitari. Difficile in pratica, ma alla fine si è realizzato tramite i test di ammissione.