Il Liceo Morbido
Come venire fuori dal pantano culturale? Col pongo. Certo, avanza il rischio che ci si impiastricci in altro modo.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
Come venire fuori dal pantano culturale? Col pongo. Certo, avanza il rischio che ci si impiastricci in altro modo.
Finalmente uno studio rigoroso smaschera la narrazione dominante della ricerca pedagogica e rivela un quadro scientifico avvilente.
Questo testo non intende denunciare un generico difetto di stile, né limitarsi a una polemica linguistica. La questione del linguaggio pedagogico è una questione più profonda, che involge caratteri epistemologici e scientifici. Quando i concetti sono vaghi, le definizioni instabili e il lessico inflazionato, non è solo la comunicazione a risentirne: è la possibilità stessa di produrre conoscenza che viene compromessa. La responsabilità di questa situazione non è individuale, ma collettiva. Essa riguarda una comunità scientifica e una comunità scolastica che hanno progressivamente tollerato l’ambiguità, scambiandola per profondità, e la proliferazione terminologica per progresso. Mettere in discussione il pedagoghese significa dunque interrogare le condizioni di legittimità del discorso pedagogico dominante e il suo rapporto con la chiarezza, la verifica e la responsabilità scientifica.
Il grande filosofo, quale rettore del ginnasio di Norimberga, si pronunciò sui modi vacui di un certo tipo di didattica e di pedagogia, già presente ai primi dell’Ottocento. Gli argomenti di Hegel meritano una lettura.
Valutare con i metodi di ieri ha ancora un senso nella scuola di oggi? Una riflessione forse radicale, ma certamente coerente, che finalmente ci porta al di là del guado.
Intervento di Gregorio Luri in occasione del convegno «La scuola sospesa tra istruzione e pedagogismo – Alle radici di un fallimento annunciato», tenutosi a Vicenza il 15-16 novembre 2025, a cura dell’Associazione ContiamoCi! in collaborazione con il gruppo di insegnanti Il Gessetto.
Le neuroscienze sono con tutta ovvietà un frontiera importante del sapere umano. Non si può dire altrettanto della lettura che ne danno coloro che vogliono cambiare in peggio la scuola.
Periodicamente ai docenti vengono raccomandate o impartite le stesse teorie pedagogico-didattiche presentate come “nuove” e come “scientifiche”.
La pubblicità ci ha abituati a pensare che “senza” sia sempre una qualità positiva. Ma siamo sicuri che, come una confezione di biscotti, anche una scuola senza voti, senza spiegazioni, senza rigore, in definitiva senza docenti, sia una scuola migliore?
Nella scuola di oggi risuonano continuamente, come formule magiche o mantra, delle espressioni che sembrano avere un significato positivo, ma nascondono una realtà ben diversa.
“Per fare il bene, bisogna conoscerlo; e, al pari d’ogni altra cosa, non possiamo conoscerlo che in mezzo alle nostre passioni, per mezzo de’ nostri giudizi, con le nostre idee; le quali bene spesso stanno come possono. Con l’idee donna Prassede si regolava come dicono che si deve far con gli amici: n’aveva poche; ma a quelle poche era molto affezionata. Tra le poche, ce n’era per disgrazia molte delle storte; e non eran quelle che le fossero men care. Le accadeva quindi, o di proporsi per bene ciò che non lo fosse, o di prender per mezzi, cose che potessero piuttosto far riuscire dalla parte opposta, o di crederne leciti di quelli che non lo fossero punto…”,
Alessandro Manzoni, I promessi sposi, capitolo XXV.
Sia i mezzi di informazione che i social pullulano di frasi che rivelano il rifiuto di dialogare e di ragionare. Oggi analizziamo: “Chi critica l’attuale scuola è un nostalgico della scuola gentiliana”.
Sia i mezzi di informazione che i social pullulano di frasi scollegate dalla realtà. Oggi analizziamo: “Gli insegnanti si aggiornino”.
Sia i mezzi di informazione che i social pullulano di frasi che rivelano la miseria intellettiva di chi le ripete. Oggi analizziamo: “La scuola progressista impegna una didattica immensamente più faticosa”.
Fa sempre bene collocare quel che accade nella nostra scuola all’interno di un orizzonte più ampio, altrimenti non si uscirà mai dal provincialismo più passivo.
L’incapacità di Dewey di osservare la realtà trasforma la sua scrittura in un teatro del pregiudizio.
La natura è ambigua e non può guidare l’educatore.
Non fa male proporre qualche esempio, tra le migliaia, di testi del tutto vuoti di senso (o quasi) che spesso coronano il lavoro dei pedagogisti. La presunzione che mandare dalla propria torre d’avorio messaggi oscuri, criptici, rechi alla disciplina lustro e spessore culturale va sempre messa a confronto con i risultati che tale mentalità ha prodotto nella scuola italiana (e non solo).
Non fa male proporre qualche esempio, tra le migliaia, di testi del tutto vuoti di senso (o quasi) che spesso coronano il lavoro dei pedagogisti. La presunzione che mandare dalla propria torre d’avorio messaggi oscuri, criptici, rechi alla disciplina lustro e spessore culturale va sempre messa a confronto con i risultati che tale mentalità ha prodotto nella scuola italiana (e non solo).