Apprendimento per scoperta

Presentiamo, a partire da oggi, alcune utili definizioni che accompagnano l’importante opera “Le scuole di cui abbiamo bisogno e perché non le abbiamo” di E. D. Hirsch, pubblicata nel 1996


Leggiamo insieme ciò che lo studioso di educazione e critico letterario statunitense riporta in appendice al proprio testo. Molte voci del glossario che compendia l’analisi dei numerosissimi studi presi in esame nelle pagine precedenti sono illuminanti per chiarezza.

APPRENDIMENTO PER SCOPERTE. L’espressione si riferisce al metodo didattico che organizza progetti o problemi, così che gli alunni possano scoprire la conoscenza da soli attraverso l’esperienza pratica e la soluzione di problemi, anziché attraverso libri di testo e letture. I progressisti fanno dell’apprendimento per scoperte la forma principale o esclusiva di insegnamento a cominciare dal metodo dei progetti. È giusta la premessa che la conoscenza acquisita da soli, con difficoltà, e con il dispendio di molto tempo e di molto sforzo, ha una probabilità di essere conservata maggiore della conoscenza esposta verbalmente. È anche vero che la conoscenza ottenuta in un contesto realistico, come parte di uno sforzo per risolvere un problema, sarà una conoscenza ben compresa e organica. L’apprendimento per scoperte è dunque, senza dubbio, un metodo efficace quando funziona. Ci sono però due inconvenienti seri nella dipendenza preponderante o esclusiva dall’apprendimento per scoperte. Primo, gli alunni da soli non sempre fanno le scoperte che si suppone facciano; infatti, a volte fanno «scoperte» che non sono vere. Dunque, è essenziale controllare gli alunni, accertarsi se abbiano raggiunto lo scopo di apprendimento desiderato, e, qualora non lo abbiano fatto, raggiungerlo con mezzi diretti [n.d.r.: con le spiegazioni degli insegnanti]. Secondo, l’apprendimento per scoperte si è dimostrato molto inefficiente. Non soltanto gli alunni non ottengono a volte la conoscenza e le abilità che si suppone ottengano, ma non le ottengono con molta rapidità. La ricerca scientifica sui metodi di insegnamento ha costantemente mostrato che l’apprendimento per scoperte è il metodo d’istruzione meno efficace nel repertorio dell’insegnante“.

All’ovvia considerazione circa le conoscenze acquisite con l’esperienza pratica si aggiunge un corollario non trascurabile: quanto più le conoscenze sono di ordine astratto, quanto più cresce l’inefficacia di quel metodo già limitato.

Chi fosse interessato ad una recensione accurata dell’importante opera di E. D. Hirsch può cliccare qui.

2 Commenti

  1. Se posso allargare questo discorso, che condivido totalmente, alla dimensione diacronica, vengo a fare qui l’esempio esplicativo di un mio collega di Filosofia che riferiva il fatto che al primo anno di Liceo, sistematicamente, ci fossero degli studenti che -sentite spiegare le primissime cosmologie- si affrettavano a proporne di loro personali, le più strampalate. Disponendo ovviamente di scarsissimi strumenti teoretici e storici. Senza nulla togliere ai benedetti entusiasmi del neofita che vanno sempre sapientemente rinforzati, ecco la ragione del perché ad ogni scrittore in erba si raccomanda sempre di leggere tantissimo ed ecco perché, salvo poche e luminose eccezioni, l’autodidatta mostra inevitabilmente (“scopre”) la sua mancanza di scuola.

    1. È semplicemente così, e per certi versi è normale che lo sia: quello che fa la differenza è la reazione del maestro, che deve canalizzare, rinforzare ma anche ridimensionare le velleità ‘creative’ dell’allievo, il quale spesso non si rende ben conto che la propria posizione non può prescindere dalla comprensione delle posizioni assunte da coloro che l’hanno preceduto nel tempo.

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