Lombardo Radice contro il “metodo”: storia di una resistenza pedagogica
Recensione a: Emilio Conte, Un incontro controverso. Giuseppe Lombardo Radice e il Gruppo pedagogico di «Scuola Italiana Moderna» (1920-1950), Edizioni Studium, Roma 2025.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
Recensione a: Emilio Conte, Un incontro controverso. Giuseppe Lombardo Radice e il Gruppo pedagogico di «Scuola Italiana Moderna» (1920-1950), Edizioni Studium, Roma 2025.
Proponiamo oggi una lucida recensione al libro di Paolo Di Remigio, “La pedagogia naturalistica e i suoi problemi”, Petite Plaisance, Pistoia 2024 – studio che merita d’essere letto da tutti coloro i quali abbiano intuito i danni inferti dal pedagogismo oggi dominante, e ne vogliano conoscere le radici profonde.
Proponiamo qui la traduzione di un articolo dello psicologo dell’educazione di fama internazionale Paul Kirschner, che, nel suo ultimo libro (2025) individua dieci possibili abbagli culturali in tema di didattica ed insegnamento.
Una nuova breve recensione del docufilm sulla scuola italiana, che ovunque alimenta una discussione necessaria, ed a lungo rimossa. Circa il declino dell’istruzione pubblica l’autore avanza una spiegazione diversa da quella proposta dai registi Greco e Melchiorre.
La vicenda di Frédéric Ducrest, preside svizzero licenziato nel 2024 perché non collaborazionista col pedagogismo dominante, dimostra che la battaglia che Il Gessetto sta combattendo è comune ed è la battaglia culturale del nostro tempo.
Due libri illuminanti sulla crisi della scuola: “Il danno scolastico. La scuola progressista come macchina della disuguaglianza” di Paola Mastrocola e Luca Ricolfi e il recentissimo “Salvare i saperi per salvare la scuola” a cura di Elisabetta Frezza.
“Anche voi, ragazzi, imparate a dire no alle lusinghe che vi sono intorno. Imparate a dire no a chi vi vuol far credere che la vita sia facile. Imparate a dire no a chi vi vuole proporre delle cose che sono contro la vostra coscienza”.
Mario Rigoni Stern
È venuto il momento di difenderci sul piano intellettuale da tutte quelle idee che riteniamo velenose o fuorvianti rispetto alla sopravvivenza di un sistema di istruzione degno di questo nome.
È nelle sale “D’Istruzione pubblica”, un docufilm importante per comprendere la condizione reale della scuola italiana, le sue cause e le possibilità di cambiamento. Ripubblichiamo, da La Fionda (www.lafionda.org), la riflessione di Davide Sali.
Recensione a: J.L. Talmon, “Le origini della democrazia totalitaria” (The Origins of Totalitarian Democracy, Secker & Warburg, London 1952), tr. it. M.L. Izzo Agnetti, il Mulino, Bologna 1967, pp. 452.
E la scuola, che ruolo gioca? Una rilettura dei testi di Lucio Russo, alla ricerca di una risposta.
Da una recensione di “Riscoprire l’insegnamento”, di Gert J. J. Biesta, una riflessione sulla necessità che gli insegnanti riassumano il ruolo che compete loro, per una vera istruzione e una vera formazione
Proponiamo qui, su concessione dell’editore, un estratto dell’editoriale del numero di settembre di “Nuova Secondaria”
Recensione di “I disturbi dell’apprendimento: prospettive psicoanalitiche e dispositivi pedagogici”, a c. di L. Brusa, Macerata, Quodlibet, 2024. Un differente punto di vista, dalla prospettiva della psicanalisi, sugli alunni con DSA e con BES.
Si ribadisce in ogni dove l’importanza dell’empatia per chi è insegnante, come se questa facoltà fosse l’architrave della relazione educativa. Ma siamo davvero sicuri che l’empatia non presenti un lato oscuro? Siamo sicuri di voler anteporre le emozioni alla ragione?
Diane Ravitch ha accompagnato con i suoi studi molti cambiamenti avvenuti nella scuola americana, e non di rado ha stigmatizzato gli errori che la politica e i teorici dell’educazione stavano commettendo ai danni del sistema di istruzione pubblico.
Si susseguono le iniziative editoriali, i convegni e gli incontri in cui si discute di scuola cercando di sfuggire alla narrazione dominante. Proponiamo la recensione degli atti di un recente congresso da parte di una nostra gentile lettrice.
Il ricorso alla multimedialità nella didattica non è certo un male in sé, ma presenta, nella sua immediatezza e facilità, veri rischi di regressione cognitiva che quasi nessuno ha messo a fuoco in modo chiaro. Lucio Russo lo ha fatto.
Pedagogia e docimologia aspirano a una scientificità impossibile perché i loro scopi non detti sono rivoluzionari, eversivi: e infatti descrivono il sistema scolastico che stanno distruggendo come marcio, reazionario, anti-democratico.
Il successo: a volte può essere un criterio di valutazione del percorso intrapreso che si rivela ingannevole.
Sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori l’ultimo lavoro del neuropsichiatra infantile Narciso Mostarda, “La società adolescente: Padri e figli al tempo dell’identità smarrita”, ediz. Rubbettino 2025 – pagg. 99, costo € 13,00.
Molti docenti ricorderanno il manuale di letteratura italiana “Il materiale e l’immaginario”, edito per la prima volta nel 1979, un ambizioso tentativo di storia totale in cui lo specifico della letteratura inevitabilmente risultava di fatto sminuito, marginalizzato, ovvero posto al servizio della Storia tout court.
Un’opera cinematografica diretta da Philip Barantini ed ideata da Jack Thorne e Stephen Graham traccia il ritratto di una scuola che ha ormai perso del tutto la bussola.
A partire dall’ovvio assunto che le esperienze dei bambini possono accompagnarsi utilmente alla concettualizzazione dei numeri, oggi sembra impazzare l’erronea convinzione che la matematica abbia lo statuto di una disciplina pratica, concreta: con danni enormi.
La scuola è un luogo dove per molto tempo sono state distillate pratiche efficaci che la velleità scientifica non può pensare di spazzare via: se non facendocene pagare i costi enormi.
È possibile studiare il problema dell’inclusione evitando le pregiudiziali ideologiche? L’articolo prova a chiederselo partendo dall’analisi della presa di posizione di Ernesto Galli Della Loggia e dalla salva di reazioni critiche che ha suscitato.
In troppi credono di poter sempre evitare agli allievi la ripetizione e la memorizzazione in vista della automatizzazione di processi mentali di base. Si può fare, certo: ma a danno dei processi mentali di ordine superiore.