
15 novembre 14:45-19:00
16 novembre 8:45-13:00
Vicenza, Corso Fogazzaro 18
15 novembre 14:45-19:00
16 novembre 8:45-13:00
Vicenza, Corso Fogazzaro 18
Interventi della prima giornata
00:00 Elisabetta Frezza – Introduzione
06:05 Gregorio Luri (Universidad de Barcelona) – Uccellacci e uccellini
14:32 Nuno Paulo de Sousa Arrobas Crato (Cemapre/Universidade de Lisboa; ex Ministro della scienza, della tecnologia e dell’istruzione superiore del Portogallo) – In difesa della conoscenza
30:53 Fausto Di Biase (Università di Chieti e Pescara) – Il pedagogismo e le sue radici
1:10:59 Edoardo Gianfagna (Liceo delle scienze umane, Brescia) – Una scuola asfissiata
1:33:37 Ludovico Vianello (Licei, Brescia) – Il tasto 6: il lavoro più facile del mondo
2:00:21 Enrico Rebuffat (Liceo classico, Firenze) – C’era una volta il manuale: testi scolastici di ieri e di oggi
2:51:11 Aldo Accardo (Università di Cagliari) – Per una scuola di rigorose nozioni
3:23:49 Duccio Chiapello (Liceo classico, Cuneo) – La scuola delle ancelle di Efesto
Interventi della seconda giornata
03:07 Alberto Giovanni Biuso (Università di Catania) – Il fatto educativo
39:30 Piero Crispiani (Università di Macerata) – Una scuola per l’infanzia odierna
1:13:35 Giovanni Carosotti (Liceo classico, Milano) – Gli insegnanti tra falsa e vera pedagogia
1:49:49 Ingrid Bortot, Silvia Contangelo (Scuola primaria) – La scuola primaria e la paura di educare
2:25:25 Maria Luce Abruzzo (Scuola secondaria) – Il reclutamento docenti dal 2000 ad oggi. Il diritto dei genitori di essere informati sulle trasformazioni pedagogiche in atto
2:54:51 Giuseppe Bacceli (Università di Pescara) – La didattica per problemi nelle scienze sociali
Moderatore: Edoardo Gagliardi (giornalista)
«La scuola sospesa tra istruzione e pedagogismo»
Alle radici di un fallimento annunciato
A quasi trent’anni dalla pubblicazione di due libri che hanno segnato il dibattito culturale sulla scuola italiana — La scuola sospesa, di Giulio Ferroni, e Segmenti e bastoncini, di Lucio Russo — questo convegno, tenutosi a Vicenza, nella sede di ContiamoCi! nei giorni 15 e 16 novembre 2025 , ha preso le mosse dal titolo del primo dei due per rilanciare quel dibattito, che vuole essere prima di tutto civile.
- Quali principi pedagogici hanno ispirato il regime di ‘riforma permanente‘ che ha investito la scuola a partire dalla riforma Bassanini (1997)?
- Quale la loro matrice ideale?
- Quale, soprattutto, il bilancio che oggi si trae dalla loro applicazione?
Questi i temi al centro del convegno, aperto al contributo di insegnanti, studiosi, pedagogisti, dirigenti scolastici, anche alla luce della recente traduzione in italiano di un libro dedicato a un esame minuziosamente documentato di questi stessi problemi nell’ambito dell’esperienza storica della scuola primaria e secondaria negli Stati Uniti (Le scuole di cui abbiamo bisogno e perché non le abbiamo, di E.D. Hirsch, Jr., pubblicato da Petite Plaisance, tradotto da Paolo Di Remigio e Fausto Di Biase).
Moderatore: Edoardo Gagliardi.
Comunicato stampa
Il 15 e 16 novembre 2025 si è svolto a Vicenza il convegno intitolato La scuola sospesa tra istruzione e pedagogismo: alle radici di un fallimento annunciato (programma in immagine) co-organizzato dall’associazione ContiamoCi! e dal gruppo di insegnanti chiamato Il Gessetto: una collaborazione, coordinata da Elisabetta Frezza, nata dal comune convincimento che di fronte alla situazione, tanto gravemente compromessa, della scuola italiana sia fondamentale unire le forze di quanti sentano la necessità e l’urgenza di restituire all’istituzione il suo ruolo, il suo statuto e la sua dignità.
Si è dato spazio all’analisi storica e comparata delle cause del degrado attuale, alla testimonianza della fenomenologia di questo degrado, alla ricerca di modalità possibili per chiamare a raccolta quanti avvertono il disagio di subirlo e quindi l’esigenza di opporvi resistenza.
Politiche deleterie di matrice anglosassone (autonomia scolastica, aziendalizzazione, sostituzione della figura del preside con quella del dirigente) si sono giovate di un orizzonte di pensiero parimenti di importazione – il pedagogismo – il quale, grazie a un linguaggio incantatore, si è diffuso nell’aria ed è servito a conquistare le menti. Pretendendo di fare della pedagogia una “scienza”, esso ha cavalcato il formalismo pedagogico – ovvero la teoria per la quale esistono abilità formali (imparare a imparare, pensiero critico, eccetera) suscettibili di essere acquisite senza passare per le conoscenze – e il naturalismo pedagogico: la teoria secondo cui l’apprendimento segue corsi e ritmi governati dalla natura, sicché l’alunno imparerebbe spontaneamente a contatto con l’ambiente mentre il maestro è relegato alla funzione satellite di “facilitatore”.
Queste teorie si sono imposte e radicate sull’onda della fascinazione per il progresso, pur essendo vecchie di secoli. Hanno sfruttato il crisma della scientificità e trattato la scuola come un laboratorio dove sperimentare in corpore vili sugli studenti, ma si sono mantenute contraddittoriamente impermeabili a ogni evidenza sperimentale (ignorando gli esiti fallimentari della loro applicazione) e isolate dal dialogo razionale. Prova ne sia che i pedagogisti invitati a partecipare al dibattito si sono tirati indietro all’ultimo momento, con la sola eccezione del professor Piero Crispiani. Questo rifiuto del confronto, da parte della professione che più di ogni altra porta sulle spalle la responsabilità del disastro, non è un fatto nuovo né isolato: nella loro recensione al libro di Mastrocola e Ricolfi, lI danno scolastico, Gianluca Argentin e Orazio Giancola hanno sostenuto che il libro non dovrebbe essere letto.
Alla fine, il tracollo culturale dell’ambiente scolastico, che fatalmente si ripercuote su quello accademico, è sotto gli occhi di chiunque. Della spirale di dissennatezza in cui esso si trova avvitato hanno dato conto, con dovizia di particolari, i docenti che quotidianamente lo vivono e lo soffrono.
Rassegnarsi a questo degrado significherebbe esserne complici.
Ecco perché la prima tappa di una reazione possibile è discuterne pubblicamente, al fine di chiarire ogni aspetto di una catastrofe annunciata, e favorire incontri e collaborazioni per mantenere vivo un dibattito franco e civile, nell’interesse di tutti. È necessario contarsi, unirsi, sostenersi intorno a un nucleo comune di idee e di esperienze, per riportare la ragione nel luogo dove essa dovrebbe essere coltivata.
ContiamoCi! e Il Gessetto




