Valutazione Formativa – parte prima

Esistono tecniche sopraffine che non solo giustificano il mobbing nei confronti dei pochi insegnanti deontologicamente corretti, ma rendono detto mobbing ancora più atroce. In questo articolo vediamo come umiliare un insegnante che prenda alla lettera le griglie di valutazione.

I lettori più attenti del Gessetto avranno notato che le nostre osservazioni sono opposte a quelle comunemente e ufficialmente accettate. Si saranno anche chiesti: “Quando verrà a galla la verità?”. Ad esempio, noi diciamo, non da soli, che la scuola è stata distrutta, il MIM invece festeggia perché ha sconfitto la dispersione scolastica. Chi ha ragione? Le commissioni di esame certificano che gli studenti del Sud sono i migliori d’Italia. L’INVALSI dice che sono semianalfabeti. Chi ha ragione? Non dobbiamo scomodare la statistica per scoprirlo. Se una casa è crollata o se un fiore è sbocciato lo possiamo vedere con i nostri occhi, non è necessaria nessuna analisi statistica. Il lettore quindi immagina che basti lasciar passare il tempo opportuno e la verità verrà senza dubbio a galla. Purtroppo non è così semplice.

In realtà di tempo ne è passato tanto, ma siamo sottoposti a tecniche di mistificazione così potenti da rovesciare la percezione della realtà. Una di queste tecniche prende il nome di “valutazione formativa”. Darò un esempio della sua potenza. Mettiamo che tu ritenga di essere una insegnante onesta, giusta nel dare i voti. Può capitare, sì, che un 4 e mezzo tu lo trasformi in 5 e mezzo di incoraggiamento, perché hai notato l’impegno profuso dall’alunno. Eviti, però, di regalare una sufficienza che non sta né in cielo né in terra. La tua collega, molto ben vista da dirigenza e famiglie, lo avrebbe trasformato in 6 e mezzo. I suoi voti sono tanto abnormemente gonfiati che tu non riesci a trovare una spiegazione. Esiste la spiegazione che lei intaschi delle bustarelle, ma tu non ci vuoi credere.
La teoria della valutazione formativa dice che: tu sei ignorante, incompetente, poco professionale e poco empatica (traduzione: fondamentalmente sei una stronza); invece la tua collega è tutto il contrario di te, si fa un mazzo così per rimanere aggiornata ed applica con tatto sopraffino i dettami della teoria.

Prima legge della valutazione formativa: alza i voti di due unità ma ricordati che 10 + 2 fa sempre 10. Seconda legge: condividerai il contenuto della prima legge solo con i colleghi neoassunti, mai con alunni, genitori e dirigenti. La valutazione formativa, per come la vedo applicata da anni in Italia, è tutta in queste due leggi. Il resto è fumo negli occhi. Era necessario precisarlo?

Io sono empirica. L’esperienza dice ben altro. La valutazione aiuta nel processo di formazione se le verifiche, sia orali che scritte, richiedono riflessione e ragionamento autonomo. Ben venga una verifica in cui tu alunno sbatti il muso contro un ostacolo. Non te la dimenticherai per tutta la vita e non incapperai mai più nello stesso errore. La valutazione non forma se l’alunno viene aiutato prima, durante e dopo la verifica, fino al punto di rendere impossibile una insufficienza e di rendere l’alunno non più autonomo.

Non sono cieca. Ho visto con i miei occhi che i voti regalati incoraggiano gli alunni oltre ogni immaginazione… a non studiare più, ecco a cosa vengono incoraggiati! Quando l’alunno, che ha preso 8 al primo quadrimestre, smette di studiare, cosa accade? L’insegnante si vergogna di abbassare il voto perché gli sembra di ammettere un proprio errore. Neanche questa cosa la comprendo: l’unico errore è stato quello di applicare la valutazione formativa. Perché, allora, continuare ad applicarla? Ho sentito anche la frase: “Fabrizio ha tirato i remi in barca, ma non la passerà liscia… al secondo quadrimestre gli confermerò lo stesso voto del primo”. Detta con la massima naturalezza, assoluta convinzione di essere nel giusto, il coraggio di chi sfida le leggi della fisica (in particolare, la legge della crescita continua dei voti) e lo stesso sdegno di un Francesco Ferrucci a Gavinana. Alla faccia delle griglie di valutazione e della deontologia professionale! Dite la verità: chi non l’ha sentita mai una frase del genere?

Anche la valutazione formativa, purtroppo per i buonisti, ha un grosso limite. La collega di manica larga diceva: “per Noemi propongo 8 ma ciò non vuol dire che il suo livello di apprendimento corrisponda ad un 8. È più vicino ad un 6, però in questa scuola noi adottiamo la valutazione formativa”. Diceva queste cose in sede di scrutinio ed era estasiata della propria professionalità. L’estasi durava solo un secondo perché la dirigente aggiustava il tiro: “professoressa, noi usiamo la valutazione formativa solo in itinere. Agli scrutini usiamo la valutazione sommativa!”.

Voi direte: finalmente una dirigente seria! La dirigente, invece, presto si accorse di essersi data la zappa sui piedi. Adesso doveva trovare una nuova giustificazione per regalare gli 8. L’ha trovata, e pure presto! Dunque: la valutazione finale, sommativa, non deve più vertere sulle competenze acquisite, se non marginalmente. Noi siamo più evoluti, adesso usiamo la valutazione di processo. Se l’alunna ha scritto 2+2=5, noi dobbiamo solo vedere: ha assimilato il procedimento? Nel caso specifico, è chiaro che lo ha imparato, non vorrete mica mettere in dubbio una tale ovvietà? Ha scritto correttamente gli addendi, il segno di operazione e l’uguale. Tre indizi fanno una prova: il processo è stato ben assimilato. Cosa? Non vi torna il risultato? Possibile che siate ancora tanto arretrati da guardare il risultato? Allora non siete adatti per insegnare. Avete proprio le qualità opposte a quelle che deve avere un buon insegnante.

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