Eroi senza successo
Il successo: a volte può essere un criterio di valutazione del percorso intrapreso che si rivela ingannevole.

Nel bel libro di Andrea Marcolongo La misura eroica emerge un significato di eroe molto interessante per riflettere sulla nostra società e sull’istruzione, che ne è l’immediato riflesso.
Marcolongo ricorda che l’eroe nella cultura greca non era chi aveva successo bensì chi sfidava se stesso e chi, con assoluta profondità, investiva le sue energie nella propria vita e in ciò che credeva, fino in fondo e senza paura. Non importava se l’impresa che affrontava fosse destinata al successo o all’insuccesso, ciò che importava era il suo viaggio, era il processo che lo portava a diventare quello che davvero era.
Nella società di oggi, gli eroi sono sempre uomini e donne che ce l’hanno fatta, che “hanno sfondato” in qualche campo. Ci sembrerebbe assurdo pensare a qualcuno che possa essere definito eroico pur avendo fallito. In questa logica della sacralizzazione del successo, in cui si sminuisce totalmente il processo per raggiungerlo, ciò che importa è il risultato, la somma finale dell’addizione indipendentemente da come si presentano gli addendi. Anzi, più una persona è riuscita a non far fatica, a raggiungere il suo obiettivo con facilità, più è idolatrata come esempio di scaltrezza. Il disimpegno coronato da un immeritato successo diventa la misura del valore, così distante da quella “misura eroica” di cui parla Marcolongo, in cui ciò che conta è la strada intrapresa e non la meta.
Il mondo dell’istruzione, che è lo specchio della società, presenta le stesse dinamiche: il risultato è tutto ciò che conta. Promosso o bocciato, tutto il resto non conta. Eroe (non in senso greco) o fallito. Le conseguenze di questa tendenza scolastica sono sempre più visibili: bisogna garantire il successo scolastico con meno difficoltà possibili, bisogna spingere tutti all’esame di maturità indipendentemente da come ci sono arrivati. Bisogna raggiungere la meta del diploma sempre e comunque dimenticandosi il senso di questo percorso. La scuola è la strada che con metodo (che in greco è proprio “via da percorrere”, “strada”), quindi non improvvisazione e superficialità, porta a trovare se stessi e il proprio destino nel mondo; è dunque una seria impresa eroica. Arrivare alla meta senza aver dato il giusto peso al percorso è raggiungere un obiettivo esteriore in fondo del tutto indifferente rispetto a quello che siamo, è una medaglia sullo scaffale di fronte alla quale smettiamo di emozionarci perché non ci riconosciamo. La scuola, invece di invitare a cercare la via più facile per inseguire il successo, dovrebbe stimolare i giovani a cimentarsi con coraggio e fatica nella propria vita al di là del risultato per scoprire loro “misura eroica” e forse, attraverso di essa, l’unica via per non perdersi ma trovarsi.