L’uguaglianza e l’inclusione come slogan, la disuguaglianza come esito
La nostra scuola è vittima di idee più grandi di lei, che nella scuola palesano in modo clamoroso i loro tremendi effetti reali.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
La nostra scuola è vittima di idee più grandi di lei, che nella scuola palesano in modo clamoroso i loro tremendi effetti reali.
L’inclusione è diventata la parola più usata, e forse più abusata, della scuola italiana. Ma cosa succede quando un principio giusto viene trasformato in alibi? Questo articolo prova a smascherare una delle forme più diffuse di ipocrisia educativa.
Insegno in un liceo da anni. E sono stanca.
Sono stanca di un sistema in cui la bocciatura non è più considerata una possibilità educativa, ma un problema da evitare. Tutto spinge verso la promozione generalizzata. Non importa se le competenze non ci sono. Non importa se le lacune sono evidenti. L’importante è evitare conflitti.
La demonizzazione del voto numerico in favore di una nebulosa valutazione «olistico-emotiva» finisce col togliere trasparenza e oggettività agli obiettivi raggiunti, non restituendo allo studente la verità sul suo percorso scolastico.
Gerry Scotti è l’ennesima vittima del moralismo diffuso quando si parla di temi sensibili sui quali certi ‘guardiani’ inibiscono di fatto ogni discussione che sarebbe invece molto salutare.
L’articolo riflette sul rischio che, nella scuola contemporanea, principi come inclusione e innovazione perdano il legame con la responsabilità educativa, trasformandosi in rinuncia al rigore e alla valutazione. Educare, invece, significa anche porre limiti, assumersi il peso del giudizio e accompagnare gli studenti in una crescita reale, fondata su impegno, responsabilità e confronto con la realtà.
Noterelle a margine di una riforma riuscita.
Proseguono le interviste del Gessetto. Ogni intervistato propone un proprio punto di vista sulle difficoltà che incontra la scuola italiana di oggi.
Esistono dirigenti scolastici che hanno il coraggio, mettendoci la faccia, di contrastare l’attuale deriva della scuola…
Recensione di “I disturbi dell’apprendimento: prospettive psicoanalitiche e dispositivi pedagogici”, a c. di L. Brusa, Macerata, Quodlibet, 2024. Un differente punto di vista, dalla prospettiva della psicanalisi, sugli alunni con DSA e con BES.
La realtà non può essere affrontata con gli occhiali dell’ideologia senza che ci venga presentato il conto. La disciplina dovrebbe essere un pre-requisito ragionevole per una scuola di qualità, eppure essa è sovente percepita come un superfluo retaggio di epoche buie. Parla un dirigente scolastico.
Certe metodologie didattiche hanno trovato molti sostenitori ma, in proporzione, continuano ad avere pochi argomenti a sostegno; inoltre – così come accade con la maieutica o col learning by doing – si basano sulla confusione tra i possibili utilizzi in ambito scientifico, cioè tra persone già formate e istruite, e gli utilizzi in contesto scolastico, cioè tra persone che non hanno ancora le basi necessarie a promuovere la logica propria delle scienze.
Troppi insegnanti hanno introiettato e diffuso nella scuola un’ideologia moralistica che infesta anche la vita collettiva, impedendo la realizzazione di una società più giusta e meglio funzionante.
Il parere del noto sociologo britannico sull’uso distorsivo di termini quali inclusione ed accessibilità è illuminante.
Finalmente un’intervista distesa ed accurata in cui è possibile esporre con agio il punto di vista di coloro che vedono nel pedagogismo montante un vero rischio per la democrazia e per il futuro.
La mancanza di selezione mina il valore del merito, svuota di significato i titoli di studio e alimenta una società più fragile, meno competente e meno equa, penalizzando soprattutto gli studenti privi di supporto familiare o culturale.
Il fallimento delle teorie pedagogiche che si è cercato di imporre alla scuola italiana è sotto gli occhi di tutti. A pagare le prime conseguenze di questa superficiale scuola “del benessere” sono proprio i giovani, mandati allo sbaraglio nella società e nella vita.
Ci sono scuole costose, e di specializzazione metodologica avanzata, che dovrebbero mettere la museruola a tutti coloro che insorgono al sol pensiero di “percorsi speciali” per individui con profili di disabilità e neuro-divergenza. Ma in Italia siamo campioni nelle accuse, più che nelle distinzioni logiche.
La scuola Svedese è spesso portata ad esempio da molti commentatori. Ma è tutto oro quello che luccica? Dobbiamo sempre emulare in modo acritico o possiamo permetterci di analizzare?
Un gruppo di insegnanti da alcuni mesi sta mettendo in circolazione alcune strane idee sulla scuola, mettendo a rischio la serenità di studenti e famiglie.
Ci sono differenze innegabili tra le culture e dunque anche nel modo di intendere l’insegnamento e la scuola
È possibile studiare il problema dell’inclusione evitando le pregiudiziali ideologiche? L’articolo prova a chiederselo partendo dall’analisi della presa di posizione di Ernesto Galli Della Loggia e dalla salva di reazioni critiche che ha suscitato.
Siamo certi che le diagnosi precoci siano sempre il meglio? Siamo certi che la medicalizzazione a scuola produca sempre effetti benefici? Per nulla…
Come i college usino le certificazioni di misure di supporto allo studio per coccolare gli studenti.
Se amiamo veramente i nostri figli perché stiamo costruendo sistemi e pratiche che minano fattivamente le loro possibilità di successo?
L’articolo analizza il ruolo cruciale della scuola e le sfide che il sistema scolastico deve affrontare in ambito europeo; evidenzia le contraddizioni profonde che sono emerse in questi anni di cambiamenti epocali.
È evidente che la scuola del secolo scorso non era perfetta, ma è fuori di ogni ragionevole dubbio che essa è stata un’istituzione largamente ed amaramente da rimpiangere.
La tecnologia offre soluzioni eccezionali: ma non per tutti i problemi dell’essere umano.