Su una categoria di detrattori de Il Gessetto: una lettura psicoanalitica
07/07/2026
Chi segue questa pagina si è ormai abituato alla presenza costante di commentatori ostili alla linea pedagogica e culturale che Il Gessetto intende portare avanti.
Va premesso, naturalmente, che la pluralità delle opinioni è un arricchimento e punti di vista diversi non solo sono legittimi, ma anche necessari. Tuttavia non può passare inosservata l’insistenza quasi ossessiva con cui una specifica categoria di commentatori sente il bisogno -verrebbe da dire il dovere- di intervenire puntualmente per aggredire.
C’è qualcosa di sospetto non solo nella frequenza di queste critiche (praticamente giornaliere) ma soprattutto nei toni utilizzati. Si va dall’immancabile “cambiate mestiere” al “siete indecenti”, fino a risalire via via l’intera scala delle ingiurie.
Ora, non essere d’accordo è comprensibile, e contestare è chiaramente legittimo. Ma in questi casi non ci troviamo davanti a critiche argomentate, bensì davanti a reazioni viscerali, agitate, talvolta furiose. Ed è proprio qui che può aprirsi una lettura psicoanalitica.
Il Gessetto, con la sua voce ferma, autorevole, talvolta severa e censoria, finisce forse per assumere, nell’immaginario di certi detrattori, i tratti della funzione paterna: il Padre come figura simbolica della Legge che introduce il limite, che spegne il capriccio, che interrompe l’illusione infantile di pretese irrealizzabili.
Questa categoria di detrattori interpreta come autoritarismo ciò che invece è condizione stessa perché esistano educazione, responsabilità, disciplina, misura, ed è forse proprio questo che a loro risulta intollerabile.
Il Gessetto richiama alla serietà dell’insegnamento e alla responsabilità educativa, per alcuni, però, questo richiamo non viene percepito come un discorso da confutare, ma come una presenza disturbante da screditare, ovvero, quasi simbolicamente, da eliminare. È in questa sproporzione tra il contenuto dei post e la violenza delle reazioni che si intravede qualcosa di più profondo che non sia una semplice divergenza di opinioni, ma piuttosto un conflitto irrisolto con ciò che la funzione paterna rappresenta.
Del resto, l’investimento emotivo che si scorge in questa categoria di detrattori difficilmente può essere spiegato con una semplice antipatia passeggera. Altrimenti non si comprenderebbe perché alcuni sentano il bisogno di tornare continuamente sulla pagina, segnalarla, delegittimarla, o persino mobilitarsi perché venga chiusa.
No: in certi post de Il Gessetto, questi commentatori non incontrano soltanto discorsi sulla scuola. Sembrano incontrare il rimprovero di una figura simbolica con la quale, vien da pensare, il rapporto non sia stato del tutto pacificato.
