LA CODARDIA E LA MANCANZA DI IRONIA COME ARMI PER ASSICURARE LA PROPRIA APPARTENENZA AL GRUPPO E OSTACOLARE GLI INSEGNANTI PENSANTI
25/06/2026
Ci si sta trovando, già da diversi e opprimenti anni, all’interno di un mondo scolastico completamente e spietatamente privo di quella cautela e delicatezza di cui avrebbe dovuto essere pervaso. Non solo, ma gli alunni transitano in un percorso che, dai primi anni della loro esistenza, non dà loro via d’uscita, e ne sono terribilmente inconsapevoli. Intendo una via d’uscita dal pensiero imposto, un pensiero senza anima, senza forza e senza origine pura. L’origine c’è ed è stata ideata, furbescamente, dai comandanti abusivi della vita di ciascuno di noi. Eppure, dovrebbe essere il luogo in cui gli adulti, consapevoli e rivestiti di un ruolo assegnato, in primis, da sé stessi proprio per via della passione che verso quella traiettoria li ha portati, e, in seguito, dallo studio, dalla ricerca e dall’esperienza acquisita, debbano per dovere prendersi cura delle giovani menti che sono state loro affidate, promuovendo la loro autentica formazione come esseri umani. I bambini, i ragazzini e i giovani, spesso, a meno di imbattersi, fortunatamente, in un insegnante vero, che realmente possa vestirsi di questo nome, sono imbambolati da progetti inconcludenti, penosi e privi di consistenza, (presentati dalla maggior parte degli “insegnanti” attuali), che paiono più un modo per intrattenere nel divertimento e nella spensieratezza le loro delicate teste ed evitare, così, di mostrare o di permettere loro di poter indagare su come sia realmente il mondo , come è stato e come potrebbe diventare. Insinuano in essi delle frasi, degli slogan, più fastidiosi di quelli proposti dalla réclame, che dovranno essere i loro punti di riferimento per un giusto comportamento nei confronti di tutti, della legge, della democrazia… Come che quest’ultima sia ancora in essere!
Quando ad accettare con convinzione il “nuovo” stato della scuola sono insegnanti che hanno esperienza lavorativa trentennale, sorgono delle domande, piuttosto semplici: “Ma non si rendono conto dello sfacelo?” “Come fanno a proporre agli alunni ogni inezia proposta o imposta, e non avvalendosi della loro autonomia?” E così via discorrendo. Quesiti semplici, fatti da un semplice osservatore, che non troveranno mai una risposta. O forse una risposta c’è: la codardia e la necessità di appartenenza, che sollevano dal praticare una azione necessaria.
Se si pensa al clima nelle scuole, dalla elementare alla superiore, si avverte un allineamento da parte degli operatori (non riesco più a identificarli come insegnanti), a tratti, grottesco e malevolo, in cui ognuno fa la propria parte di “brava persona”, e ha a cuore che tutti se ne accorgano, seguendo gli ordini e gli inviti alla partecipazione a corsi (inutili), a riunioni (inutili) e alla presentazione di progetti (altrettanto inutili); e tutti applaudono tutti… si applaudono vicendevolmente per la stupidità di cui sogliono permeare la scuola, avendo cura di non perdere mai il benestare di tutti affinché il loro senso di appartenenza possa venire appagato.
E anche se sono così buoni, propensi ad “accogliere” e ad “includere”, non riescono ad astenersi dall’infangare, avere in odio e ignorare con supponenza coloro che pensano e agiscono partendo dalla propria mente e dalla propria coscienza. E non si tratta, parlo dei malevoli, esclusivamente di persone di grande esperienza: purtroppo, la beffa più colossale è che riguarda anche persone che in tutta la loro vita si sono occupate di attività lontane dall’insegnamento, che, di punto in bianco, entrano nel mondo della scuola e che, quando siano stati loro assegnati incarichi di sostegno per almeno tre anni, possono entrare in ruolo immediatamente. E tutti i precari decennali? Ma questo è un altro discorso, alquanto bizzarro anch’esso.
E sono queste persone che entrano immediatamente a far parte, in maniera talmente omogenea, di tutto il sistema rovesciato e capovolto nella logica e nella serietà, trovando già abbondante terreno fertile e accogliente nelle figure già presenti… con il corpo solamente; la mente è andata in vacanza da tempo, ormai.
L’ignavia, che si avverte come una coltre di nebbia difficile da eliminare, è brutalmente uniforme e tutti sono diventati specialisti nel non prendere posizione o nel non direzionarsi verso un “collega” per sostenerlo nella verità, a meno che non si tratti di un proprio degno compagno. La verità non è più ben accolta. I codardi non si spingono neppure in un gesto semplicemente eroico nel momento in cui dovrebbero difendere gli alunni dal groviglio di rozze stupidaggini proposte come didattica innovativa, permettendo una delle derive più devastanti che porteranno l’essere umano al di sotto della mediocrità.
I tanto apprezzati insegnanti di sostegno hanno davvero cambiato la scuola, ma non in meglio, purtroppo. Vengono intesi come risorse insostituibili (una parola, “risorsa”, che piace tanto, ultimamente, e che, chissà perché, ogni qualvolta la si utilizzi, c’è sempre un inganno da scovare) ma, nella realtà fattuale, ogni insegnante degno di questa veste è cosciente del contrario. E la loro forza si instaura ancora di più nel largo consenso che i dirigenti scolastici offrono a occhi chiusi verso queste figure, siano esse di esperienza, siano esse in erba e senza studi consistenti alle spalle. Pertanto, non me ne vogliano i contrari, spesso e volentieri, risultano di bassa levatura, con atteggiamenti volgari sia nell’eloquio che nei movimenti, tanto da arrivare anche a sbeffeggiare, articolando suoni e producendo versi scomposti e grossolani, in presenza degli alunni, l’ insegnante che porta avanti il suo lavoro , con passione e dedizione, ma che è contrastato solo perché non si immerge in conversazioni scadenti o non si lascia andare a esecuzione di balletti o a raffiche di emotività quando vengano festeggiati, nello stesso luogo di lavoro, i loro miseri traguardi , in merito a titoli presi in una brevità di tempo irrisoria , o i loro compleanni, o i “costruttivi” progetti, pressoché imbarazzanti, imitando le loro esternazioni.
Ovviamente sono consapevole della presenza fortunata di docenti di sostegno professionalmente efficienti e necessari.
Pare, infine, che la loro presenza nelle scuole, oltre a servire da intrattenimento ai bambini, sia finalizzata al raggiungimento di una stabilizzazione di un buon rapporto/ amicizia con i genitori, al fine di poter, al momento opportuno, screditare maggiormente l’insegnante verso il quale provano profonda idiosincrasia, qualora l’alleanza con dirigente, responsabile di plesso e “vicario” del dirigente non dovesse bastare.
Dico ciò, non per una mia fisima classista, ma perché gli alunni, di ogni età, bevono dalle fonti a loro vicine e, piano piano, assumono quell’acqua che li plasma. È tutto un controsenso! Allo stesso modo, precisamente, quando coloro che sono assegnati, nella scuola elementare, all’ insegnamento dell’educazione fisica sono persone in sovrappeso, non possono parlare con i bambini di una sana alimentazione! Quindi, l’esempio educa nel bene e nel male, sempre. Eppure, accade anche questo.
Vorrei essere ancora più chiara e fugare i dubbi sul mio essere classista o “razzista”: in un mondo scolastico così variopinto, se si pensasse realmente al bene e alla giustizia per i bambini, si agirebbe in maniera saggia, in tutti i campi inerenti all’ambiente scolastico, a partire dall’assegnazione di insegnanti in classe e a finire con le attività mirate unicamente al loro apprendimento e crescita intellettiva e individuale. Ma sto solamente parlando di una speranza dell’ovvio in un mondo normale che, ormai, non è più tale.
Ritornando ai talenti degli insegnanti, perlopiù di sesso femminile, come la codardia e il bisogno di appartenenza, ne annovererei altri due, ovvero: la mancanza di ironia e l’assenza di sdrammatizzazione di fronte a eventi di lieve o media pseudo-preoccupazione: tutti noi, per correttezza verso “i più”, ci si dovrebbe astenere dal proprio sentire personale e trovare comunanza nel mostrare visibilmente sentimentalismi ridicoli e superflui. E anche l’oggettività è andata a farsi benedire!
Quando si prende troppo sul serio la vita, si rischia una certa infelicità e un’abitudine a reazioni lontane dalla saggezza che condizioneranno anche la vita dei futuri adulti. Mi son resa conto che l’ironia viene percepita come un sintomo di freddezza d’animo, per cui, se non ti emozioni troppo, esibendo tutto il repertorio di abbracci, consigli, vicinanza amorevole, messaggi con le immancabili emoticon, che sono di rigore per poter realmente trasmettere l’emozione del mittente, per un fatto raccontato e percepito drammatico, allora sei cinico e non sei degno del mondo del bene e del giusto.
Questo “bene” e questo “giusto” vengono imposti senza una vera analisi e senza un reale esempio; la falsità del mondo odierno viene garantita dall’approccio che le insegnanti hanno nei confronti dei loro alunni: parlano loro come se fossero dei deficienti, e non delle persone, simulando movenze, adottando un ritmo nelle parole e nelle frasi piuttosto buffo, senza che vi sia realtà o verità. Ma se si parla ai bambini con coscienza e consapevolezza, con la propria personalità e seriamente, essi comprendono il contenuto di ogni fatto!
La scuola e l’istruzione sono state prese in ostaggio da una moda meschina che viene appoggiata dalla maggior parte dei dispensatori della nuova cultura e che, senza badare troppo alla preparazione di un futuro degno di un essere umano, svolgono il compito di ridurre in frantumi il passato e l’oggi.
