Christian Raimo e il corsivo, ovvero sui danni dell’ignoranza in cattedra

Per parlare in modo costruttivo di un tema come la scuola bisogna abbandonare l’ideologismo asfissiante, e prendere atto che il velleitario superamento di molte pratiche vecchie e consolidate non è affatto garanzia di un miglioramento; anzi, può danneggiare gravemente i bambini e i ragazzi.

Il prof. Christian Raimo nel suo post su Facebook dell’11 febbraio torna a parlare del corsivo. Dopo aver sbrigativamente etichettato nel suo articolo del 9 febbraio alcune delle tesi del documentario D’istruzione pubblica come un «attacco alla modernità» e chi difende il corsivo come «nostalgico», egli si riposiziona agilmente con un post il cui incipit è tutto un programma: «Il corsivo a scuola, sì o sì?».

In questo secondo post di tentata stroncatura dell’ottimo docufilm D’istruzione pubblica di Federico Greco e Mirko Melchiorre, il prof. Raimo scopre prudentemente che«forse […] scrivere in corsivo è importante», anche se resta «passatista» chi ne promuove l’insegnamento a scuola. Raimo si chiede retoricamente «chi è contro lo scrivere in corsivo?», e fa mostra di tutta la sua ignoranza sull’argomento con una risposta netta: «Io non conosco nessuno [che sia contro il corsivo]».

Raimo con ogni evidenza non sa, o non vuol sapere, che da più di un paio di decenni in Italia nei corsi di formazione per insegnanti della scuola primaria si promuove lo STAMPATELLO MAIUSCOLO come primo approccio alla lettoscrittura (basta sfogliare i sussidiari per la prima elementare). E non sa che dal 2011 è vigente il Decreto Ministeriale n. 5669 che individua «le modalità di formazione dei docenti e dei dirigenti scolastici, le misure educative e didattiche di supporto utili a sostenere il corretto processo di insegnamento/apprendimento»; e che nelle allegate linee guida a proposito della letto-scrittura si sostiene, nero su bianco, che «sarebbe auspicabile iniziare con lo stampato maiuscolo».

Non sa, Raimo, che uno dei più ascoltati “esperti” (purtroppo) in tema di DSA, il prof. Giacomo Stella di UniMoRe, nel suo articolo del 2015 “Tre domande sul corsivo” si scaglia contro il corsivo e argomenta violentemente sulla supposta inutilità del suo insegnamento, anche sottolineando come il corsivo «non [abbia] nulla a che vedere con l’ortografia» (grassetto nell’originale).

Infine non sa, Raimo, che il ministro Valditara, che secondo lui promuove il corsivo con le ultime Indicazioni nazionali, ha invece velocemente ceduto alle osservazioni dell’Associazione Italiana Dislessia rimarcando con una nota a pié di pagina nell’edizione definitiva delle Indicazioni che il corsivo non va insegnato ai bambini di prima elementare (infatti si rimanda in nota alle citate linee guida allegate al D.M. n. 5669/2011).

Quindi? Aveva ragione Raimo a dubitare del corsivo? O c’è qualcosa che non va in questo coro di voci potenti contro l’insegnamento del corsivo come primo approccio alla letto-scrittura?

Solo una breve disamina delle evidenti contraddizioni e degli errori fattuali di chi sostiene tali posizioni esigerebbe un intero capitolo di un libro (che chi vuole approfondire può trovare in Salvare i saperi per salvare la scuola, a cura di Elisabetta Frezza – Il Cerchio, Rimini, 2025. Infatti ne parliamo proprio nel capitolo intitolato “Il corsivo tra mito e realtà – perché preferire il corsivo allo stampatello nel primo insegnamento della letto-scrittura”).

Basti però a smuovere qualche dubbio il fatto che tutte le ricerche scientifiche con gruppo di controllo (lo ripetiamo: tutte, il 100% ad oggi) svolte confrontando lo stile di scrittura corsiva con lo stampatello, mostrano che invariabilmente si ottengono risultati di apprendimento innegabilmente migliori insegnando il corsivo.

Il corsivo porta vantaggio ai bambini rispetto agli altri stili di scrittura in termini di correttezza ortografica (checché ne scriva il prof. Giacomo Stella le prove sono numerose e convergenti), correttezza sintattica e qualità della produzione di parole (lo scrivono anche le ricerche citate dall’articolo di Nature cui fa riferimento Raimo, anche se la free lance che ha redatto l’articolo su Nature evidentemente non ha capito la differenza tra una prova scientifica e un’opinione).

A causa dell’unanimità dei risultati delle ricerche, ormai ben 25 stati USA su 50 hanno introdotto un qualche tipo di obbligo di insegnamento relativo al corsivo, dopo oltre 70 anni che il corsivo non era praticamente più nell’orizzonte culturale dei docenti statunitensi; tra gli ultimi convertiti al corsivo la progressista California, che nel 2024 ha approvato una legge che prevede l’insegnamento del corsivo dalla classe prima alla sesta.

E i bambini con dislessia e disortografia? Vogliamo «una didattica pensata per l’emancipazione e non per l’umiliazione» come auspica anche Raimo? Oppure «chi ha un dsa s’arrangi» come ha capito Raimo fingendo di guardare D’istruzione pubblica?

Anche a questo proposito rimandiamo alla lettura di “Il corsivo tra mito e realtà”, precedentemente citato; ma facciamo brevemente notare che sulla rivista dell’International Dyslexia Association sono comparsi articoli a sostegno dell’insegnamento del corsivo come indispensabile strumento per il superamento delle difficoltà di lettura (si veda ad esempio “Perché perdere tempo con il corsivo”, disponibile in traduzione a questo link); facciamo notare che nel sito web della British Dyslexia Association fino a poco tempo fa erano presenti consigli per i genitori di bambini con diagnosi di dislessia dove si indirizzavano tali bambini verso un uso sistematico del corsivo nella scrittura; facciamo notare che, tra gli altri, il Learning Difficulties Research Project della Middlesex University in Inghilterra promuove il corsivo proprio come strumento per il superamento della dislessia.

In poche parole potremmo sintetizzare, senza tema di smentita, che il corsivo sostiene l’apprendimento della letto-scrittura, e aiuta ad affrontare proprio difficoltà come la dislessia e la disortografia tramite la memorizzazione dei grafemi attraverso il movimento della mano, meccanismo universale di apprendimento della lettura riscontrato anche per altre scritture, da quella cinese a quella giorgiana.

E invece che cosa vuole che si continui a fare, Raimo? A dispensare dal corsivo proprio i bambini che più ne trarrebbero giovamento: esattamente come prescrive il D.M. 5669/2011 che Valditara ha aggiunto in nota alle recenti Indicazioni Nazionali.



P.S. Andate a vedere D’istruzione pubblica, perché merita: «è come l’acqua ossigenata, subito brucia, ma poi disinfetta» (cit. Marco Meotto).

Daniela Righi è laureata in pedagogia all’Università di Bologna, ha esperienza di insegnamento nella scuola primaria e negli istituti d’istruzione superiore di primo e secondo grado di Modena e provincia. Di ruolo alla primaria dal 2015, alla secondaria di primo grado dal 2021, lavora presso il CPIA di Carpi come insegnante di italiano, storia e geografia. Ha un master in pedagogia clinica e nel 2025 ha conseguito la specializzazione per il sostegno didattico presso l’Università di Padova.

Stefano Longagnani, laureato in ingegneria, diplomato in informatica, di ruolo dal 2014 insegna matematica presso I.I.S. “Fermo Corni – Liceo e Tecnici” di Modena. Ha svolto attività di formazione degli insegnanti nell’ambito del Piano Nazionale Scuola Digitale.

Insieme ad amici e colleghi appassionati di insegnamento approfondiscono da anni temi legati alla didattica efficace, alla prevenzione dei disturbi specifici di apprendimento e ai danni della tecnologia digitale in bambini e adolescenti.

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