Lo stato dell’arte – episodio 7 – Meglio la pratica della teoria?
Gli alunni preferiscono le attività pratiche a quelle teoriche… ma è poi vero?
Nei miei quasi vent’anni da docente ho insegnato in nove diversi istituti comprensivi ed ho avuto modo di confrontarmi con molti colleghi della mia materia: o perché ero il loro successore (e dunque insegnavo in classi seconde e terze che loro avevano avuto negli anni precedenti) o perché la scuola era grande e lavoravamo contemporaneamente in classi diverse. Con nove predecessori e undici colleghi, ho potuto pertanto misurarmi con ben venti docenti di Arte e immagine e con i loro metodi di insegnamento.
Che cosa ho riscontrato? Che quasi nessuno di loro dedicava alla storia dell’arte almeno un’ora alla settimana, come invece fa il sottoscritto. La stragrande maggioranza dei docenti di Arte alle medie privilegia nettamente la pratica artistica alla teoria, che diventa quindi una materia “residuale”, svolta “una tantum”. Una scelta che – anche se lecita nella libertà dell’insegnamento – io non condivido. In questo articolo proverò a spiegare i luoghi comuni e le idee che stanno dietro a questa scelta e a smontarle.
Il primo luogo comune è che la storia dell’arte sia una materia secondaria e che il vero cuore dell’arte sia la pratica. Questo è ciò che un docente che fa una lezione di storia dell’arte solo una volta ogni mese trasmette ai suoi alunni: «questa è una cosa di poco conto, che dobbiamo fare perché siamo obbligati a farla… tolto il dente, tolto il dolore!». Invece ho quattro buoni motivi per far vedere come questa idea sia assolutamente falsa:
- Senza la teoria e la storia dell’arte, la pratica non può essere originale e creativa. Questo punto l’ho già approfondito nel 6° episodio di Lo stato dell’arte, quello dedicato a Studio versus Spontaneismo, a cui rimando.
- La storia dell’arte è una parte integrante dello studio della Storia, poiché amplia e approfondisce il contesto culturale e artistico che la “sorella maggiore” ha prodotto ed incarna idee e problematiche della sua epoca. Anche questo punto l’ho approfondito nel 4° episodio, intitolato Una storia dell’arte a-storica?
- Lo studio della storia dell’arte è particolarmente importante in Italia. Il nostro Paese possiede uno dei più grandi patrimoni artistici del mondo, se non proprio il più grande. Prendiamo come indicatore la lista dei Patrimoni UNESCO, cioè quei beni artistici, storici, culturali che sono tutelati dall’ONU e considerati “patrimonio dell’umanità”. Al mondo sono attualmente 1223 e il paese in cima alla classifica, con 61 siti UNESCO, è proprio l’Italia. Anche volendo escludere i patrimoni naturali e guardando solo quelli culturali, l’Italia rimane comunque prima con 54 siti, seguita dalla Germania con 51 e da Francia e Spagna con 44. Se questo indicatore non vi convince, vi basti pensare alla vostra esperienza come turisti in Italia e a quanti visitatori italiani e stranieri vengono ogni giorno sul nostro territorio per godere della nostra cucina, delle bellezze naturali e paesaggistiche… ma anche e in gran parte per la storia e l’arte che trasudano da ogni città e borgo del Bel Paese. Non parliamo solo delle grandi città turistiche come Venezia, Firenze, Napoli, Milano o Roma, perché tutte le città italiane hanno poco o tanto da offrire e lo stesso tantissimi dei paesi delle province. Parliamo di 213 musei statali e 280 aree archeologiche: dagli Uffizi di Firenze a Pompei ed Ercolano, dal Museo Egizio di Torino alla Reggia di Caserta, da Galleria Borghese a Roma alla Pinacoteca di Brera… e chi più ne ha, più ne metta. Con un tale enorme patrimonio artistico e archeologico, sarà o non sarà fondamentale per i “cittadini di domani” che sono i nostri studenti, conoscere, comprendere e valorizzare tale patrimonio? E come può essere trasmesso, se non con la storia dell’arte proprio alle scuole medie?
- Quella delle scuole medie è un’occasione unica nel percorso scolastico. Alla scuola primaria Arte viene svolta unicamente (o quasi) come materia pratica e gli unici approcci alla storia dell’arte riguardano – se vengono fatti bene – edifici e monumenti delle civiltà antiche, come Egizi, Sumeri o Romani, all’interno del programma di Storia; non esiste alcun programma sistematico di storia dell’arte. Alle scuole secondarie di secondo grado, invece… dipende! Nei licei è previsto lo studio della storia dell’arte, ma così non è nella stragrande maggioranza degli istituti tecnici, professionali e CFP/IFP. Se non viene adeguatamente svolta alle scuole medie, significa che questi futuri adulti e cittadini non avranno mai l’occasione di conoscerla davvero!
Il secondo luogo comune – che ho sentito spesso pronunciare dai colleghi – è che gli alunni preferiscano la pratica artistica alla teoria: «Eeeh, la tua è una materia pratica! Per forza che agli alunni piace!»; «Immagino che si stufino quando fanno storia dell’arte, mentre vogliano subito fare disegno». Ci sono pure colleghi che, quando elencano le “materie di studio”, si dimenticano regolarmente di Storia dell’arte. Anche in questo caso, la mia esperienza dice che questo luogo comune è falso. Non è affatto vero che gli alunni preferiscano necessariamente arte pratica a storia dell’arte!
Può infatti succedere l’esatto contrario: ci sono alunni che non hanno grandi abilità pratiche, che “non si sentono dotati” (e cadono pure nell’errore innatista che ho spiegato nel 3° episodio, Genio versus Impegno) e che, viceversa, sono ben organizzati nello studio e a cui piace fare collegamenti, analizzare opere, approfondire un periodo storico, artistico e culturale. Di solito, si tratta di alunni che amano anche la Storia. Questa prima obiezione, quindi, riguarda le attitudini peculiari degli alunni, che non possono essere generalizzate con un «tutti preferiscono pratica a teoria».
Esiste però anche il ruolo decisivo dell’insegnante nel far piacere la propria disciplina. Un insegnante esperto, che ama la materia che insegna, che la approfondisce costantemente, che si aggiorna, che legge saggi e cataloghi di arte, che va a vedere mostre ed esposizioni… un insegnante in grado di coinvolgere gli alunni nelle proprie lezioni, che appassiona, che stimola, che accende la curiosità, riuscirà a fare amare anche la Storia dell’arte? Anche qui, la mia esperienza mi dice di sì. Non è stato insolito, per me, avere classi che chiedevano più storia dell’arte, anche a scapito di qualche minuto dell’ora di pratica, che facevano domande, che volevano conoscere ulteriori dettagli della vita di un artista o altre sue opere. Non è stato insolito nemmeno trovare alunni poco studiosi che però si ricordavano le mie lezioni e quindi alzavano la mano, partecipavano… “erano sul pezzo”, come si suol dire.
Quello degli alunni che non sanno stare concentrati è un falso mito, almeno nella stragrande maggioranza dei casi. Gli alunni possono rimanere concentrati se l’insegnante è bravo e capace e se il gruppo-classe non è troppo disfunzionale. Quello che è vero – e qui farò arrabbiare qualche collega, ne sono sicuro – è che è molto più impegnativo spiegare bene storia dell’arte e fare interrogazioni e verifiche che svolgere unicamente ore di pratica e valutare soltanto gli elaborati.
