I danni cerebrali della semplificazione
Secondo studi recenti, il cervello si modifica lungo tutto il corso della vita attraverso le attività mentali che intraprende e struttura la propria plasticità in particolare a partire da compiti difficili. La scuola, invece che essere il luogo dell’aiuto e dalla semplificazione, deve stimolare i giovani cervelli attraverso difficoltà e sfide per permetterne il pieno sviluppo.
Sempre più specialisti di neuroscienza concordano sul fatto che il cervello continui a modificarsi tutta la vita, non fino alla pubertà come si pensava fino a poco tempo fa. In aggiunta, la corteccia prefrontale non è completamente strutturata fino a 25 anni circa. Queste nuove scoperte sulle caratteristiche del cervello portano a concludere che le attività che stimolano la mente siano profondamente influenti sulla struttura neuronale e che modifichino qualitativamente il nostro modo di pensare e di vivere e quindi la nostra salute.
“La tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri diceva Marco Aurelio“. Ora più vero che mai, anche a livello neuroscientifico. Le attività mentali allenano i percorsi neuronali del cervello, permettendo alla mente di essere più plastica, reattiva, creativa. Il modo migliore per farlo è quello di sottoporre la mente a compiti difficili, far uscire da abitudini mentali solidificate nel tempo andando ad allargare i confini di quella comfort zone personale tanto accogliente quanto dannosa. Imparare cose nuove andrebbe a costituire un magnifico esercizio per il cervello per rimodellarsi e migliorare.
Date queste premesse, si capisce quanto il ruolo della scuola sia cardine nello sviluppo neuronale del bambino o del ragazzo. La scuola dovrebbe essere proprio quel luogo che stimola le connessione cerebrali, permettendo ai circuiti sinaptici di nascere e rafforzarsi e non di atrofizzarsi. Per fare questo ha il dovere di sottoporre gli studenti ad attività che prevedano una certa difficoltà: invece che semplificare dovrebbe alzare la posta in gioco, perché il cervello si sviluppa quando incontra sfide e limiti da superare. Quando un insegnante cerca di aiutare troppo, rende tutto facile, diminuisce il carico degli impegni scolastici, sta facendo un grande torto al ragazzo, benché all’apparenza sembri farne gli interessi. Allo stesso modo, il genitore che si lamenta per il troppo impegno richiesto al figlio, quello che chiede semplificazioni e aiuti sta sottraendo al figlio la possibiltà di fare evolvere il suo cervello.
La questione è oggi ancora più scottante che in passato, data la capillare diffusione dei social media e dell’uso del cellulare. È noto come le recenti tecnologie stimolino aree del cervello primitive (come quella limbica) andando, attraverso la dinamica stimolo-ricompensa, a produrre dopamina e quindi dipendenza, perdita del controllo e generale emotività. Tutti aspetti che il cervello dovrebbe gestire attraverso la corteccia prefrontale, area sempre meno coinvolta nella vita di tutti i giorni.
Risulta quindi evidente come, lungi dal trattarsi di una sterile “miglioria cerebrale”, la neuroplasticità ponga le basi per il benessere psicofisico dell’individuo. Chi ha un cervello più plastico è più capace di rispondere alle sfide della vita, è meno vittima di sé stesso e dei propri istinti, è più capace di relazionarsi criticamente a ciò che lo circonda, rendendosi protagonista e non spettatore della vita.
La posta in gioco è quindi alta: rinunciare alla difficoltà a scuola significherebbe, in ultima analisi, preparare il terreno per esseri umani passivi, spenti, impotenti. Come spesso si dice: la chiave non è togliere le difficoltà ma fornire gli strumenti per affrontarle, dando cosi la possibilità a questi giovani esseri umani di sviluppare il proprio potenziale mentale e forse, così facendo, di aprire le porte a una vita più soddisfacente e felice.

Pura verità. Siete sempre sul pezzo. Purtroppo anche la vita di tutti i giorni, è stata estremamente semplificata, lo sport tutto. Io che sono “vecchia sciatrice”, ho visto semplificare tantissimo questo sport, creando uno sci infantile, senza più fatica, impegno. Guai a fare gli skilift, perché bisogna faticare per impararli a prendere, dopo il 2000, sono stati progressivamente tutti tolti( i maestri di una volta, dicevano che se non si impara a prendere gli skilift, non si sa sciare)..Quando ho iniziato io, tutti skilift, si iniziava dai beby,( campi scuola, con skilift molto semplici) fino a quelli medi e poi difficili, a lunga percorrenza, che servivano piste difficili, dove non tutti potevano andare, ognuno si fermava al suo livello di sci, in base alla sua volontà di imparare, e le reali capacità che aveva per questo sport, non tutti diventavano sciatori di medio o alto livello. Poi piste semplificate al massimo, togliendo i passaggi stretti, più impegnativi, insomma uno sci per tutti, la classificazione delle piste, non ha quasi più senso, tutte autostrade, con poca pendenza, dove c’è pendenza, vanno con le ruspe in estate ed appiattiscono,..Ma dove realmente nessuno sa più sciare, anche lo strumento stesso, lo sci, è stato semplificato, curva senza dover più imparare flessione, distensione ecc….Percorsi che ci volevano anni per farli, superando ostacoli di volta in volta, passaggi evolutivi, migliorandosi a poco a poco, da una stagione all’altra, oggi si fanno subito, ma in realtà, nessuno è più vero sciatore….Proprio come nella scuola, tutti diplomati, ma diplomi fasulli, come vedo ogni giorno da insegnante, dove diplomiamo degli analfabeti, che non hanno nemmeno una cultura elementare( io insegno in un istituto professionale). E la guida delle auto? Parliamone Tra un po’, andranno da sole..Ma che soddisfazione c’è a non guidare più..La soddisfazione che si scivola nell’idiozia…è tutto così, e l’uomo va sempre più nell’atrofizzazione del pensiero..E nella noia, la noia è l’essenza della nostra società..Perchè una vita senza sforzi, è una vita anche senza emozioni, e senza reali soddisfazioni, che derivano da una padronanza continua della mente, che si evolve affrontando compiti difficili.