La crisi delle lingue classiche

Il declino dei licei col latino e dello studio delle lingue classiche non è davvero legato alla loro presunta inutilità quanto piuttosto alla loro difficoltà, al loro non essere alla portata della maggioranza degli studenti di oggi.


Un trend che prosegue da decenni e che sembrerebbe ormai inarrestabile è il tracollo delle iscrizioni al liceo classico, che ha perso da tempo ogni attrattiva presso le nuove generazioni e sta cedendo sempre più il passo ai neonati “licei” senza il latino (liceo delle scienze applicate, liceo sportivo, liceo artistico, liceo musicale, liceo economico-sociale…), procedendo a lunghe falcate verso la propria inesorabile estinzione. Una crisi simile sembrerebbe investire, seppur più lentamente e gradualmente, anche il liceo scientifico tradizionale, che pur restando ad oggi il liceo più gettonato segna di anno in anno un progressivo calo delle iscrizioni a vantaggio degli indirizzi alternativi senza il latino, e in particolare dell’opzione scienze applicate, che è ormai sempre più vicina a eguagliarlo e sorpassarlo. E non si creda che questi nuovi indirizzi vengano scelti da genitori e studenti perché attratti dalle materie caratterizzanti, ritenute più in sintonia coi tempi odierni e con le esigenze del mercato del lavoro: il motivo di interesse principale è proprio l’assenza del latino!

Ricordo ancora un aneddoto rivelatore, raccontatomi da un collega di informatica alcuni anni fa: condusse un piccolo sondaggio tra le proprie classi, chiedendo loro perché avessero scelto proprio il liceo delle scienze applicate (che è una variante del liceo scientifico in cui, al posto del latino, si studia informatica e si fanno più ore di scienze e di laboratorio): si aspettava che la maggior parte degli alunni rispondesse “perché mi interessa l’informatica” e invece no, il 99% rispose “perché non c’è il latino!”.

Lo stesso dicasi del liceo economico-sociale, variante del liceo delle scienze umane in cui al posto del latino si studiano diritto ed economia per cinque anni anziché due, nonché più lingue straniere: l’ultima volta che ho insegnato in un liceo delle scienze umane con opzione economico-sociale, i colleghi mi hanno riferito che agli open day ciò che più suscita interesse del piano di studi del LES non è la prospettiva di studiare più diritto ed economia o più lingue straniere rispetto al tradizionale liceo delle scienze umane, ma, ancora una volta, la prospettiva di NON studiare il latino.

Perché le lingue classiche risultano così repellenti alle nuove generazioni? A mio avviso la vera ragione non risiede tanto nella loro percepita (quanto presunta) “inutilità”, quanto piuttosto nella loro difficoltà, nel loro non essere alla portata di tutti. Lo studio del greco e del latino richiede un pacchetto di abilità, conoscenze e competenze che sono ormai prerogativa di un’esigua minoranza della popolazione giovanile: memoria, logica, capacità di ragionamento, riflessione metalinguistica, tutto ciò in un panorama in cui ad almeno uno studente su tre (ma il trend è crescente) viene diagnosticata una qualche forma di dislessia, disgrafia, deficit cognitivo, deficit dell’attenzione…

Le lingue classiche spaventano gli studenti odierni perché, fondando la propria sintassi sull’esistenza delle declinazioni, richiedono una capacità di memorizzazione e concentrazione ormai gravemente – e forse irrevocabilmente – compromessa da internet, dagli smartphone e dai social network. La ragione per cui sono evitate è proprio quella per cui in realtà sarebbero vitali: costituiscono un antidoto formidabile al veleno che ogni giorno ci viene iniettato dalla società in cui viviamo. E non è un caso che, nei licei in cui si studiano più lingue moderne (come il linguistico e l’economico-sociale), la più impopolare tra quelle previste sia proprio l’unica che ancora oggi conserva l’esistenza delle declinazioni: il tedesco.

5 Commenti

  1. Concordo pienamente sulla diagnosi. E tuttavia il tedesco è una lingua ancora parlata, anche se sempre più soppiantata nella comunicazione internazionale dall’inglese, mentre il latino e il greco sommano insieme, agli occhi di studenti e famiglie, il pretesto (o il preconcetto) della inutilità e il motivo reale della difficoltà, ancora più grande (perché si tratta di lingue antiche e quasi esclusivamente letterarie) del tedesco. Temo però che ormai non si possano contrastare più di tanto queste convinzioni. Resta solo a mio avviso la possibilità di rendere opzionali le lingue antiche (non la letteratura, beninteso) all’interno dei licei tradizionali che potrebbero venire opportunamente unificati

  2. trovo i ragazzi del classico inclini a studiare a memoria brani anche lunghi e a ripeterli con qualche variazione senza mai chiedersi quale realtà stia dietro una specifica parola, insegno storia dell’arte e l’armonia di una composizione devi sentirla altrimenti è inutile che mi ripeti il termine.

    1. È una giusta osservazione, tuttavia noto che l’apprendimento a memoria è pur sempre un inizio. Prima sedimenta il suono quasi vuoto di significato (anche se non è mai così; gli studenti apprendono a memoria perché quella forma pre-confezionata si autosostiene e loro non devono impegnarsi nella ricostruzione del proprio pensiero), e poi, col tempo, emergono anche i significati più nascosti del linguaggio appreso. Proviamo a pensare, al contrario, a quelli che non apprendono nulla, né i brani a memoria né il lessico specifico: dove potranno mai andare, se non a tentoni?

  3. Il latino ed il greco, soprattutto, richiedono anche grande attenzione precisione: uno spirito (aspro o dolce), la lunghezza di una vocale o di un dittongo sono determinanti per il significato di un termine. I giovani – e non solo – tendono spesso ad essere approssimativi e troppo “distratti”. Il greco ed il latino, oltre ad aprirci mondi, sono una ottima palestra per allenare attenzione e precisione.

  4. E se fosse la giusta reazione? Osserviamo cosa succede se un ragazzo vuole imparare il latino. (1) Dovrebbe imparare tutta la grammatica e un minimo di vocaboli in appena due anni, partendo da zero. (2) Fra progetti, assemblee, scioperi, ecc. le ore di lezione sono ipotetiche. (3) Con un massiccio aiuto di internet e AI i compiti a casa sono una formalità, ma così non si apprende. (4) Tutte le classi sono in questa situazione e gli insegnanti hanno abbassato il livello fino al punto che nessuno si sogna in realtà di imparare davvero il latino. (5) Agli esami di maturità verrà permesso di copiare la versione, altrimenti il 50% verrebbe bocciato. Si potrebbe dire che è tutta una farsa. Ne vale la pena?

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