Ravitch: i fallimenti dell’educazione progressista

Diane Ravitch ha accompagnato con i suoi studi molti cambiamenti avvenuti nella scuola americana, e non di rado ha stigmatizzato gli errori che la politica e i teorici dell’educazione stavano commettendo ai danni del sistema di istruzione pubblico.

L’eminente storica dell’educazione statunitense Diane Silvers Ravitch (1938) ha dedicato la vita allo studio dei cambiamenti nella scuola americana; ha pubblicato opere di grande risonanza come The Troubled Crousade e The Death and Life of the Great American School System. Negli anni Novanta, ella non si è sottratta all’impegno istituzionale (sia sotto l’amministrazione di G. W. Bush, sia sotto quella di B. Clinton); inoltre non ha mai fatto mancare le sue critiche argomentate a molte idee correnti in fatto di istruzione, sia in ambito progressista, sia – come è avvenuto in tempi recenti – in ambito conservatore (si pensi all’attacco alla scuola pubblica a favore delle scuole private e confessionali).

Può essere di qualche utilità, oltre che un invito alla lettura, esaminare alcune sue dichiarazioni rilasciate in un dibattito presso la GSE di Harvard, nell’anno 2000. In quell’occasione infatti la storica ha fatto perfetta sintesi di ciò che fin dagli albori del proprio percorso ritiene irrinunciabile. Nelle parole di Ravitch è possibile trovare una perfetta chiave di lettura anche per molti degli attuali problemi della scuola italiana, la quale purtroppo – fatti i debiti distinguo – sembra destinata a ripercorrere diversi errori della scuola statunitense, sebbene con un immancabile ritardo. Leggiamo.

Rendere l’istruzione “più attraente”

Mentre i teorici dell’educazione continuavano i loro dibattiti fino alla metà del Novecento, si affermarono diversi nuovi movimenti. Il “movimento attivista” sosteneva che gli studenti imparano attraverso il gioco, rendendo la scuola più divertente. Il “movimento dell’integrazione curriculare” mirava a unire le materie accademiche o a eliminarle del tutto per rendere la scuola “più attraente” per i bambini.

Durante la Grande Depressione, il “movimento di ricostruzione sociale”, basato sulle teorie collettiviste provenienti dall’Unione Sovietica, ottenne il favore di molti riformatori progressisti. Il “movimento per l’igiene mentale” fu un’altra idea radicale, incentrata sulla convinzione che gli educatori dovessero focalizzare il curriculum, per usare le parole di Ravitch, “sui bisogni personali e sociali dei giovani“.

Più tardi, durante i primi giorni della Guerra Fredda, emerse il “movimento delle classi aperte”, i cui sostenitori promuovevano un ambiente più interattivo tra insegnanti e studenti. Ravitch descrive la strategia come “abbattere i muri, avere quattro insegnanti che insegnano nella stessa classe e lasciare che i ragazzi scoprano le cose da soli“.

Secondo Ravitch, concentrarsi sugli obiettivi sociali piuttosto che sull’insegnamento e sull’apprendimento era il filo conduttore di quasi tutti questi movimenti. “Sostengo che fosse sbagliato e superfluo affermare che non dovremmo preoccuparci della conoscenza, che la conoscenza si prende cura di se stessa”, ha affermato. “Quando le scuole sminuiscono i loro scopi intellettuali, la loro missione centrale, altri si precipitano a riempire il vuoto con i propri obiettivi: religiosi, sociali o politici”.

[chi vuole leggere l’articolo completo tratto dalla “Harvard Gazette” può farlo qui]

Foto in copertina: By Czar – Own work, derivative of File:Diane Ravitch (5991649958).jpg, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=26862778

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