L’opzione didattica e metodologica della minoranza

Una utile indicazione di natura sindacale che in qualche circostanza può essere di grande utilità.


PREMESSA

È importante sapere che il singolo docente o un gruppo di docenti non hanno l’obbligo a svolgere progetti didattici o a seguire pratiche metodologiche deliberati dal Collegio Docenti nel caso in cui non li condividano.

Esiste infatti la cosiddetta “opzione di minoranza” o “opzione di gruppi minoritari”, che fu introdotta in seguito a un ricorso avviato contro l’antenato del PTOF che allora si chiamava Piano Educativo d’Istituto: il giudice riconobbe, in virtù dell’art. 33 della Costituzione, che nessuna decisione maggioritaria di un Collegio dei Docenti poteva sopprimere la libertà di insegnamento del singolo.

Da allora tutti i governi in ogni riforma della scuola sono stati costretti ad inserire un breve comma, che lascia aperta la possibilità per il singolo docente o per gruppi di docenti di dissentire rispetto a quanto deciso dalla maggioranza dei colleghi e inserito nel PTOF e quindi di non svolgere determinate attività deliberate collegialmente e di adottare azioni didattiche alternative. La norma che sancisce questa facoltà è il comma 14 della Legge 107/2015, a cui si aggiungono altre norme di carattere più generale, come specificato sotto.

FONTI NORMATIVE

  • Articolo 33 della Costituzione: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”
  • Art. 1 del D.Lgs. 297 del 1994: “Nel rispetto delle norme costituzionali e degli ordinamenti della scuola stabiliti dal presente testo unico, ai docenti è garantita la libertà di insegnamento intesa come autonomia didattica e come libera espressione culturale del docente.”;
  • Art. 7 del D.Lgs 297 del 1994: “Il Collegio del Docenti ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico del circolo o dell’istituto […]. Esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente;”
  • Comma 2 dell’art. 7 del Dlgs 165/2001: “Le amministrazioni pubbliche garantiscono la libertà di insegnamento e l’autonomia professionale nello svolgimento dell’attività didattica, scientifica e di ricerca.”;
  • Articolo 13 della Carta Europea dei Diritti, “Le arti e la ricerca scientifica sono libere. La libertà accademica è rispettata”;
  • Comma 14 della L. 107/2025 (ex art. 3 del Dpr. 275/99), che a proposito del PTOF, recita: “Esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari…”.

VADEMECUM

  • Il comma 14 della L. 107/2025 parla di “gruppi minoritari”, ma è possibile che tale “gruppo” sia costituito anche da una sola persona, visto che il riferimento principe è proprio la libertà di insegnamento.
  • È opportuno in primis verificare se nel PTOF del proprio istituto è presente un passaggio in cui è scritto che viene riconosciuto questo diritto. In caso contrario, pretendere che venga inserito (ricordiamo che il PTOF ha una durata triennale ma può essere rivisto annualmente). Ciò si ritiene importante in quanto alcuni dirigenti sostengono – ad avviso di chi scrive erroneamente – che si possa esercitare il diritto all’opzione di minoranza solo se esso è esplicitamente ammesso nel PTOF.
  • Il momento più opportuno per presentare l’opzione di minoranza è la seduta del Collegio Docenti in cui l’intero PTOF o il singolo intervento didattico che non condividiamo e da cui ci vogliamo dissociare viene inserito all’o.d.g. per essere discusso e approvato.
    I docenti che non hanno partecipato alla seduta potranno presentarla anche a posteriori, protocollandola in qualsiasi momento agli atti del proprio fascicolo personale (la ricezione del protocollo da parte della Segreteria è un atto dovuto che non può essere rifiutato); in tal caso, l‘inserimento dell’opzione nel PTOF potrà avvenire in occasione della prima revisione o aggiornamento dello stesso.
  • Nella seduta del Collegio, è opportuno presentare un documento (si allega a questo proposito un modello la cui forma è modificabile come meglio si ritiene opportuno) e chiedere che venga messo a verbale. Il documento potrà essere stato preparato e firmato precedentemente da un singolo docente o da un gruppo di docenti, e le eventuali adesioni di altri colleghi al documento possono avvenire anche in sede di Collegio. È importante che le opzioni di gruppo minoritario siano nominali: deve cioè risultare, a verbale o dal documento dell‘opzione presentato, il nominativo o i nominativi dei docenti che intendono avvalersene.
  • Non sempre se si utilizza l’opzione di minoranza è necessario indicare le azioni alternative che vogliamo praticare, perché dipende dall’argomento trattato. Se, ad esempio, si rifiutano le prove per classi parallele, non è necessario individuare alternative, perché tali prove non rientrano in nessun obbligo contrattuale o normativo, ma diventano obbligo solo se le approviamo in seno al Collegio Docenti e non facciamo mettere a verbale la nostra opzione di minoranza. In questo caso, si ritiene sufficiente che durante la riunione ci si esprima e si chieda di mettere a verbale la propria contrarietà. Se invece rifiutiamo le griglie standardizzate di valutazione, dobbiamo indicare nella nostra opzione di minoranza in che modo procederemo nella valutazione, visto che quest’ultima è un preciso dovere professionale.
  • In via generale, l’opzione di minoranza si può far valere su tutte quelle materie che non sono normate in modo stringente per legge e sono demandate alle decisioni delle singole scuole autonome; tali materie sono moltissime e in particolare tutte quelle legate alla didattica e alla sua organizzazione.
  • Nel caso di ostinato rifiuto da parte del Collegio di recepire l’opzione, reiterare la richiesta in forma scritta, con i medesimi riferimenti di legge, protocollandola al fascicolo personale avendo cura di chiedere e conservare il numero di protocollo.



    [Si allega qui sotto un utile fac-simile del documento con cui è possibile rivendicare l’opzione di minoranza]

4 Commenti

  1. La tormentata fase che viviamo consente ancora, dal punto di vista normativo, l’esercizio dell’autonomia didattica. Sta a noi, che ora siamo docenti, e soprattutto a chi di noi ha l’esperienza e la struttura culturale per tenere alta la testa e diritta la schiena, esercitare i diritti che ci sono. Se non lo facciamo, in un prossimo futuro questi diritti scompariranno, per tutti.

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