Il nuovo che avanza: il debate
Una delle didattiche all’ultimo grido è il debate. Questa didattica alla moda prevede che il docente scelga un argomento, magari di attualità, e gli studenti recitino la loro parte in un dibattito.
La didattica tradizionale, quella prevalentemente basata sulla lezione frontale e sulla trasmissione verticale delle nozioni, viene attaccata da orde di miliziani della pedagogia moderna. La lezione frontale viene considerata il male assoluto, la causa di tutti gli insuccessi degli studenti. I noiosissimi comizi degli integralisti della dottrina dell’inclusione a tutti i costi, il più delle volte si trasformano in attacchi viscerali e inconsulti contro la fatica e lo stress dello studio, offensive che però vengono beffardamente perpetrate proprio attraverso lezioni frontali. Ecco, questi gaglioffi della pedagogia moderna non si danno pace e cercano di evitare l’inevitabile: per imparare serve impegno e fatica! Sembra che nessuno di loro si voglia arrendere all’idea che lo studio sia un’attività dispendiosa in termini di energia e tempo. Sembrano essere allergici al valore educativo dell’impegno e della dedizione. Dal momento che gli integralisti dell’inclusione senza compromessi non si arrendono all’idea che gli studenti si debbano impegnare per capire il Mondo che li circonda, formulano idee bizzarre che partoriscono didattiche ridicole e stravaganti, con l’obiettivo dichiarato di ottenere un apprendimento facile e senza sforzi. Obiettivo sempre mancato per i motivi qui descritti. Certo, in alcuni casi questi metodi didattici possono essere utili se usati simbioticamente ad un adeguato costrutto teorico, ma in molti altri casi sono inutili e grotteschi.
In questo senso, una delle didattiche all’ultimo grido è il debate. Questa didattica alla moda prevede che il docente scelga un argomento, magari di attualità per non creare troppo stress, e gli studenti recitino la loro parte in un dibattito. Ecco che la lezione diventa una sorta di talk show, film, processo o comizio. Ecco che l’aula diventa una tribuna elettorale, un’aula di tribunale, un set di recitazione.
Certo, questa tecnica ha potenzialità psicosociali notevoli. Dare un ruolo a uno specifico studente può aiutarlo ad accrescere la sua autostima. È certamente vero che la recitazione di un ruolo può aiutare lo studente ad aprire la sua mente e ad apprezzare diverse vedute. Questo a sua volta, può aiutare a far capire agli studenti i diversi punti di vista. A volte, può anche aiutare gli studenti a stare meglio insieme e a capirsi con più facilità. È tuttavia opinabile che un approccio del genere faciliti l’apprendimento (questo dovrebbe essere l’obiettivo principale della scuola o mi sbaglio?), anzi sembra che queste attività tolgano tempo che potrebbe essere usato per imparare davvero, e non a giocare a fare gli attori di un talk show.
Come sempre accade infatti, le insidie sono dietro l’angolo e non è oro tutto quello che luccica. In questo contesto va sottolineato che:
- Questa tecnica può in certi casi accrescere conflittualità interne alla classe. A volte ci possono essere discussioni e conflitti su chi fa cosa, su chi recita quale ruolo, su cosa dire e cosa non dire. Se è vero che in alcuni casi il debate può aiutare a capire gli altrui punti di vista, è anche vero che in altri casi gli studenti potrebbero deridere i compagni, attaccando oltremisura le loro opinioni. A volte ci possono essere conflitti latenti ignoti al professore, che potrebbero emergere e riacutizzarsi durante le sessioni di debate. Può anche accadere che le discussioni degenerino in attacchi personali e gratuiti. Alcuni alunni potrebbero utilizzare questa tecnica didattica per ferire i loro compagni. Una lezione di debate potrebbe essere usata per ottenere il consenso delle proprie opinioni, a scapito dell’approfondimento e dell’oggettività. Certo, non è detto che sia sempre così, ma è indiscutibile che il rischio c’è. Il professore deve quindi tenere conto delle dinamiche e dei conflitti della classe prima di usare una metodologia del genere.
- Questa tecnica richiede tempo. Organizzare le lezioni di debate richiede una notevole quantità di tempo. Soprattutto quando gli studenti non sono d’accordo sui ruoli assegnati o con le attività da svolgere. Lo stesso svolgimento delle lezioni di debate può richiedere tempistiche decisamente più lunghe di quanto preventivato. I lunghi tempi di preparazione al debate potrebbero essere un serio ostacolo per gli insegnanti che hanno un ridotto numero di ore per classe. Sempre che il debate possa davvero essere utile nell’insegnamento.
- Troppe opinioni e pochi fatti. Non c’è dubbio che studiare opinioni sia molto più facile che studiare fatti. È molto più facile gridare slogan che capire ciò di cui si parla. Alla gente piace esporre le proprie opinioni, ma spesso non apprezza l’approfondimento o la comprensione vera. Mi spiego meglio con un esempio: è molto facile fare una lezione di debate sul nucleare. Si stabilisce chi è favorevole e chi è contrario a questa forma di energia. È davvero facile esprimere le argomentazioni del sì e del no. Non è tuttavia vero che esporre entrambi i punti di vista contribuisca necessariamente alla formazione di una conoscenza seria, profonda e accurata. Molto più difficile è fare capire quali sono i principi teorici alla base del suo funzionamento, la forza nucleare forte, i quanti di energia, il funzionamento di una centrale di questo tipo, il tipo di radioattività emessa dalle scorie e la sua natura, i suoi sistemi di sicurezza la valutazione dei benefici e dei potenziali rischi. Questo però implica fatica e impegno che i soloni dell’inclusione a tutti i costi detestano visceralmente. Io credo che la scuola non debba insegnare opinioni. Sono gli studenti che si devono creare le proprie opinioni, anche sulla base dei principi che hanno imparato a scuola. Questo è infatti uno dei più grandi limiti del debate.
- Questa didattica richiede impegno. Nonostante gli sforzi dei miliziani dell’apprendimento senza fatica, neanche questa metodica riesce a evitare lo stress. Prepararsi a recitare una parte richiede impegno e disciplina. Pensare di usare questa tecnica per evitare fatiche agli studenti è una pericolosa illazione.
- Il debate è dubbiamente simbiotico con la lezione frontale. Contrariamente ad altre metodologie didattiche in cui l’effetto simbiotico con la lezione frontale è evidente, il debate non sembra favorire l’apprendimento di nozioni apprese in altri contesti. Per esempio, le esercitazioni di chimica favoriscono la comprensione dei modelli teorici studiati in classe, lezione frontale e learning by doing esplicano così una simbiosi che migliora l’apprendimento. Una sinergia del genere difficilmente si verificherebbe tra il debate e qualunque altra metodologia didattica. Questo perché il dibattito favorisce l’esposizione di opinioni a scapito della comprensione vera e oggettiva. Mi spiego: non è che fare recitare ai ragazzi la parte dei favorevoli e dei contrari al ponte sullo Stretto di Messina, li aiuti automaticamente ad approfondire lo studio del progetto e le sfide ingegneristiche e geologiche che questo deve affrontare.
Fatte queste considerazioni, l’autore è molto scettico sul debate. Lo ritiene l’ultima frontiera della pedagogia ingannevole, del finto buonismo che illude gli alunni facendogli credere che sia possibile imparare senza fatica, dell’incongruenza di chi vorrebbe trasformare lo studio serio in un dibattito da bar. I rischi didattici e formativi di cui sopra sono a mio avviso inaccettabili, soprattutto considerando i dubbi benefici didattici che questa tecnica offre. Esiste il rischio concreto di far perdere credibilità all’argomento trattato e, di conseguenza, al docente. Ovviamente rispetto ma non stimo gli insegnanti che usano questa metodologia didattica, i quali sono liberi di pensarla diversamente e di criticare il mio punto di vista. Dal canto mio però, continuerò a usare un sano scetticismo e a evitare il debate per fini didattici.
L’autore esprime opinioni personali che non rappresentano alcuna istituzione.

Il debate è il lontano discendente delle ‘controversiae’ latine, esercizi retorici che risalgono ai sofisti: figuriamoci che novità! Aggiungerei che anche allora, benché la preparazione retorico – formale richiesta agli allievi fosse molto più elevata di quella di adesso, queste pratiche erano molto criticate dall’opinione pubblica (e spesso ridicolizzate dalla cultura alta) per la futilità e l’ astrattezza dei contenuti su cui vertevano. Oggi accade, mi risulta, che si pretenda piuttosto di far discutere i ragazzi su temi importanti e complessi in assenza sia di una preparazione formale solida sia soprattutto dei dovuti approfondimenti pregressi sull’argomento. Il debate così diventa una sottospecie di talk-show improvvisato e dilettantesco. Tempo perso, non di rado.