La responsabilità del sapere come responsabilità sul destino del mondo
I bravi docenti non rifiutano affatto l’idea di assumersi importanti responsabilità; ma chiedono che quelle responsabilità siano quelle che spettano a loro, e non altre.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
I bravi docenti non rifiutano affatto l’idea di assumersi importanti responsabilità; ma chiedono che quelle responsabilità siano quelle che spettano a loro, e non altre.
Insegno in un liceo da anni. E sono stanca.
Sono stanca di un sistema in cui la bocciatura non è più considerata una possibilità educativa, ma un problema da evitare. Tutto spinge verso la promozione generalizzata. Non importa se le competenze non ci sono. Non importa se le lacune sono evidenti. L’importante è evitare conflitti.
L’articolo riflette sul rischio che, nella scuola contemporanea, principi come inclusione e innovazione perdano il legame con la responsabilità educativa, trasformandosi in rinuncia al rigore e alla valutazione. Educare, invece, significa anche porre limiti, assumersi il peso del giudizio e accompagnare gli studenti in una crescita reale, fondata su impegno, responsabilità e confronto con la realtà.
L’essere umano è l’unico vivente che non coincide mai pienamente con il proprio presente: vive proiettato oltre il qui e ora, in un continuo bisogno di altrove, di senso e di trascendenza. Questo articolo riflette su tale carattere strutturale dell’umano e sul ruolo decisivo della scuola nel dargli forma. Contro una didattica frammentata e dispersiva, fatta di progetti occasionali e stimoli effimeri, si difende l’importanza di un’istruzione seria, fondata sulle discipline e sulle lezioni autentiche, capaci di orientare l’immaginazione, educare il pensiero e rendere possibile una libertà non smarrita ma consapevole.
Ne parla Julio Velasco in un’intervista, durante TALK a Napoli, di Francesco Costa per Wilson.
In questa intervista incontriamo il prof. Enrico Rebuffat, docente appassionato e critico del sistema educativo contemporaneo, che…
La realtà non può essere affrontata con gli occhiali dell’ideologia senza che ci venga presentato il conto. La disciplina dovrebbe essere un pre-requisito ragionevole per una scuola di qualità, eppure essa è sovente percepita come un superfluo retaggio di epoche buie. Parla un dirigente scolastico.