Anno 2026: il Conservatorio Nuovista
Noterelle a margine di una riforma riuscita.
Un nuovo campo di lavoro per la pedagogia post-cognitiva è il Conservatorio Nuovista. La svolta è ormai irreversibile. Le sperimentazioni avviate e i dati comparativi raccolti, che sono tantissimi, sono entusiasmanti. I reazionari — quelli che ancora insistono con Mozart, Bach e gli esercizi di tecnica — vengono regolarmente convocati ai tavoli di confronto, purché non suonino. La loro colpa è nota: credere che lo studio musicale debba trasmettere contenuti conoscitivi, come se la musica fosse un sapere e non un vissuto.
Le ultime ricerche neuro scientifiche mostrano che l’esercizio ripetitivo e graduale delle tecniche strumentali per produrre suoni intonati è percepito dal nostro cervello come un dolore sinaptico, uno stress da estroflettere sistematicamente.
L’esercizio di tecnica o di solfeggio, in particolare, è stato finalmente smascherato per ciò che è: una sovrastruttura addestrativa che ostacola l’espressione autentica. Un atto d’imperio puramente trasmissivo. Gli esercizi vengono tollerati solo più come documento storico, al pari dei metronomi meccanici e delle terribili bacchette del direttore d’orchestra, emblemi dell’accentramento violento e dirigista.
Ora le lezioni non sono più guidate né corrette dal docente. La guida orienta, la correzione ingiunge autoritativamente e il giudizio produce asimmetrie sociali. Il nuovo docente assume quindi il ruolo di facilitatore di ambienti sonori, limitandosi a osservare, annotare e validare emotivamente ciò che accade — quando accade.
Basta con lezioni mono disciplinari. Perché chi suona il pianoforte non dovrebbe contemporaneamente anche ascoltare un violino e provare un sax? Chi l’ha stabilito d’imperio questo perimetro?
Alcune classi, riconosciute come “avanzate”, hanno adottato il nuovissimo modello sperimentale S.S.S. (Senza Strumenti Sonori). In questo assetto lo studente si costruisce autonomamente il proprio strumento utilizzando oggetti poveri: barattoli, scatoloni, lattine, elastici, imballaggi misti. L’accordatura è lasciata all’interpretazione personale, perché il suono standardizzato è una forma di colonialismo acustico.
La cacofonia che inevitabilmente segue negli anni successivi non viene più patologizzata come errore o limite, ma riformulata come espressione di un disturbo ATMG (Asincronia Temporale Multicanale Generativa). Tale disturbo, lungi dall’essere corretto, viene accolto e valorizzato come indice di originalità. Non si tratta di stonare: è l’orecchio che deve aggiornarsi. “Non è pensabile che, essendo cambiato il mondo in questi ultimi decenni, il pianoforte continui ad essere suonato allo stesso modo” afferma il professor Maratonini, uno dei padri del Nuovo Conservatorio, “esistono dati scientifici che parlano chiaro”. Lo studio del singolo strumento è stato superato in favore di una interdisciplinarità immediata e simultanea. Non raggiunta dopo anni di apprendimento, ma prima, da subito. Con una mano il pianoforte, con l’altra la batteria, talvolta anche senza pianoforte e senza batteria. L’importante è il gesto di attivazione limbica sovraespressa, non il risultato semplice e prescrittibile, dunque autoritario.
L’approccio peer to peer completa l’impianto: l’organo a canne, ad esempio, non viene spiegato. Gli studenti lo esplorano da soli, perché la scoperta non mediata è più formativa dell’informazione. In gruppi di tre contemporaneamente: chi la tastiera, chi i pedali, chi i tasti dei registri, secondo l’interesse spontaneo e autentico. Se qualcosa non suona, significa che il processo è ancora in corso.
Banditi i saggi di merito e bravura, strumenti obsoleti di selezione verticale e di esaltazione dell’impegno. In loro vece, performance collettive inclusive: si suona, meglio, si rumoreggia, tutti insieme, ognuno con uno spartito autoprodotto. Le partiture possono assumere qualsiasi forma: note, colori, simboli, mappe concettuali, diari emotivi. La mancata sincronizzazione è considerata prova di pluralità. Sono stati avviati i primi progetti promettenti dai titoli evocativi che non sanno di conservatorio impegnativo, noioso, frontale: senza diapason, senza metronomi, senza leggio. Anche la bacchetta del direttore è stata bandita, in quanto la disposizione degli orchestrali non prevede il maestro su pedana frontale, ma una distribuzione poliarchica nella quale ognuno guarda un altro a cerchio e il direttore si confonde e facilita lo strumentista che gli siede accanto, con approccio personalizzato al tempo e al tono.
I docenti vengono ora arruolati senza la fastidiosa verifica del saper suonare uno strumento. Conta la visione, non la pratica. La musica, del resto, deve essere un processo non mediato da riflessione preventiva, deve essere agenzialità impulsiva primaria. Sono valorizzati tutti i comportamenti a bassa latenza cognitiva e le reazioni pre-razionali non filtrate e ogni iniziativa musicale priva di intermediazione critica.
Il teorico del metodo, il professor Vercelli, si dice entusiasta. Nel suo ultimo phamplet — distribuito in libreria da dicembre 2025 — racconta, con incontenibile fervore, degli esiti delle sue ricerche: nessuno studente sa più distinguere un Do da un Fa, ma tutti partecipano, ed è bellissimo; nessuno sa più eseguire non diciamo Mozart, ma neppure il Do-Re-Mi di rito iniziatico, che tutti hanno però decostruito interiormente. La tecnica esclude, invece la cacofonia è per sua natura inclusiva e alla portata di tutti. Qui non si impara più a suonare, si fa esperienza di suono.
I docenti reazionari continuano a chiedere quando si tornerà a Bach. Ma la risposta è ormai scientificamente condivisa: Bach era solo un contenuto conoscitivo. Oggi chiunque lo può trovare su YouTube. I passatisti insistono con vecchi paradigmi. Ad esempio che esista una didattica specifica e tecniche tipiche di ogni strumento. Ignorando che le nuove ricerche hanno mostrato che è preferibile apprendere una super-disciplina, il “metastrumento”, che insegna tecniche olistiche utili non ad uno, ma a tutti gli strumenti indistintamente. È stata costituita una cattedra specifica in ciascun nuovo conservatorio di Metastrumento Generale: i titolari sono assunti solo se rinnegano la vecchia scuola e mostrano quelle tecniche universali che trascendono l’approccio al singolo strumento. Una singolarità: nessuno dei titolari sa suonare bene gli strumenti musicali per i quali dispensa metodi didattici, qualcuno ne strimpella uno, e per questo forse tende un po’ a disprezzarne il valore. Ognuno ha introdotto nuovi acronimi e un repertorio lessicale che sa davvero di nuovo e moderno. Ad esempio utilizzano spesso il verbo “estroflettere” (es. “il docente tende a estroflettere l’emotività durante l’esecuzione”; “ha estroflesso un entusiasmo sproporzionato rispetto alla scala di Do”, etc.). Questi termini sì, suonano benissimo (almeno loro).
Il Nuovo Conservatorio, finalmente, ha superato tutti i pregiudizi e le resistenze di una scuola di musica nella quale se non conoscevi le note, non conoscevi le chiavi del pentagramma, non ti esercitavi, non ripetevi la “Toccata e fuga in re minore” pedissequamente, nota per nota o eri stonato, rischiavi di essere sminuito. È superato l’attaccamento al vecchio conservatorio autoritario.
È tuttavia nato un sito dei professori di strumento che ha riscosso enorme successo, oltre 20 mila follower. Si chiama il Leggio.it ed accoglie interventi che difendono una idea superata di Conservatorio.
Gli esperti del metodo “metastrumentale” (anche se nessuno di loro suona uno strumento) lo contrastano con irritazione, ci vedono abilismo, sessismo, aggressività, volgarità (il gesto down-bow e up-down dell’arco di un celebre violinista che compare in un filmato, ad esempio, è accusato d’essere un esplicito richiamo all’autoerotismo maschile). In aggiunta lo accusano di ignorare i dati delle ricerche. Benché si basi sull’esperienza personale di migliaia di professori di strumento qualificati, il Leggio ignora le ultime teorie. Proprio per questo gli autoproclamati esperti invitano i loro discepoli a bannare chiunque lo difenda.
Il Conservatorio che i vecchi professori hanno in testa non esiste più, gli studenti sono cambiati, il mondo che loro hanno in mente è tramontato. La musica è cambiata. E le ricerche lo dimostrano!

Fantozzi direbbe: é una cagata pazzesca!
Il racconto è surreale, vero? Eppure molti, dal di dentro e dal di fuori, da anni stanno facendo di tutto perché la scuola (la scuola, non il conservatorio) funzioni esattamente così. Esattamente così! Speriamo che Il Leggio, alias Il Gessetto, continui a crescere.