Corsivo precoce?
Ha davvero senso il superamento della scrittura corsiva? E nel caso degli allievi con disturbi specifici?
Dopo anni di vero e proprio ostracismo ideologico nei confronti dell’apprendimento del corsivo, le Nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo hanno finalmente introdotto un paragrafo sull’importanza della scrittura a mano (in corsivo). Non sono mancate, tuttavia, le critiche di chi ha sentito l’irrefrenabile necessità di far inserire una nota che richiamasse il rispetto delle Linee guida (D.M. n. 5669/2011) rivolte agli alunni con Disturbo Specifico di Apprendimento.
Più in generale, il dibattito pubblico in ambito educativo sembra aver registrato un’interessante inversione di tendenza: oggi la scrittura in corsivo viene descritta come rilevante per lo sviluppo cognitivo degli alunni. Viene allora da chiedersi se lo sviluppo cognitivo dei bambini con DSA non necessiti dello stesso stimolo o se l’insegnante, alla luce delle fragilità sempre più diffuse nelle classi, debba evitarlo preventivamente e continuare a promuovere lo stampatello maiuscolo come prima lingua motoria scritta.
Le Linee guida richiamate nelle Nuove Indicazioni, in realtà, offrono un’ampia riflessione sulle metodologie didattiche preventive che scuola dell’infanzia e primaria possono adottare per ridurre il numero di future diagnosi di DSA. Vi si legge che «diviene sempre più necessario fare appello alle competenze psicopedagogiche dei docenti “curricolari” per affrontare il problema, che non può più essere delegato tout court a specialisti esterni». Non si può continuare a medicalizzare difficoltà che dovrebbero essere prese in carico dalla scuola attraverso prassi didattiche adeguate e gestite dai docenti in classe.
Lo stesso D.M. del 2011, in riferimento alla scrittura, suggerisce buone pratiche per avvicinare i bambini al codice scritto: le lettere dovrebbero essere «presentate secondo affinità grafiche, così da poter evidenziare le differenze», ma anche le somiglianze sul piano della programmazione motoria. Viene inoltre auspicato l’uso primario dello stampato maiuscolo, definito «la forma di scrittura percettivamente più semplice», in quanto articolato su una sola banda spaziale (scrittura bilineare). Il corsivo, invece, è descritto come una «forma di scrittura articolata su tre bande spaziali», con quattro linee di demarcazione (scrittura quadrilineare).
Ma davvero lo stampato maiuscolo è migliore del corsivo?
Le ricerche scientifiche sugli stili di scrittura in età evolutiva non confermano una superiorità dello stampato maiuscolo. Se la difesa dell’Associazione Italiana Dislessia appare centrata soprattutto sugli aspetti spaziali e percettivi, è altrettanto vero che il corsivo, proprio perché presenta differenze spaziali più marcate e tratti sopra e sotto il rigo, riduce la confusione nel riconoscimento delle lettere. Inoltre, le abilità visuo-spaziali dovrebbero essere potenziate fin dalla scuola dell’infanzia, come indicato nelle stesse Linee guida.
La ricerca evidenzia anche che il corsivo non risulta più difficile per i bambini piccoli e che favorisce lo sviluppo di abilità grafomotorie che lo stampato maiuscolo — costituito da tratti spezzati e rigidi, con continue interruzioni del gesto — non garantisce. Perché, allora, non introdurlo fin dalla prima classe della primaria?
Allargando lo sguardo, numerosi studi sottolineano come l’apprendimento del corsivo favorisca anche le competenze ortografiche, sintattiche e la produzione testuale. Non si comprende, dunque, la preoccupazione di sottrarre ai cosiddetti DSA un’esperienza che potrebbe invece migliorare il loro percorso di apprendimento.
La mia esperienza di tutor dell’apprendimento conferma che non vi è alcun motivo per evitare una presentazione precoce del corsivo anche ad alunni con fragilità o con diagnosi. Ciò che conta è la modalità: offrire modelli espliciti, partire dal tracciato grafico di costruzione della lettera, seguire una logica di affinità motoria. Il resto lo fanno l’esercizio, il tempo e lo sviluppo di quelle abilità grafomotorie e visuo-spaziali che il corsivo potenzia più dello stampato maiuscolo. Tutti i bambini con DSA che ho seguito hanno scritto in corsivo senza ripercussioni; anzi, in presenza di difficoltà grafomotorie, è spesso proprio il corsivo a favorire un miglioramento.
Da maestra di scuola primaria ritengo che la vera questione non sia dispensare i bambini con DSA dal corsivo, né difendere presunte tradizioni didattiche definite obsolete. Il problema è un altro: la mancanza di una formazione specifica dei docenti sull’insegnamento della scrittura. Nel corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria non è prevista una preparazione strutturata sull’insegnamento del corsivo né sull’insegnamento della scrittura in genere. I neoabilitati del percorso LM-85 bis escono spesso senza strumenti metodologici adeguati e ciò si riflette nelle classi, dove si osservano carenze grafomotorie e tracciati disfunzionali generati da approcci spontaneistici. Di questo dovrebbero preoccuparsi il Ministero, AID e tutti quelli che si occupano di istruzione.
La questione, dunque, non è se il corsivo debba essere insegnato, ma come va insegnato. Garantire a tutti gli alunni — compresi quelli con DSA — un’esperienza guidata e metodologicamente fondata significa offrire loro un’opportunità in più di crescita e di successo formativo. Si vuole davvero “una didattica pensata per l’emancipazione e non per l’umiliazione”? Si smetta di togliere preventivamente e si diano i giusti strumenti ai docenti.
Michela Vandelli
È laureata in Scienze della Formazione Primaria, Tutor dell’apprendimento, Game Trainer e autrice. Dopo anni dedicati al supporto scolastico e alla progettazione di percorsi di potenziamento per bambini con difficoltà di apprendimento, si è dedicata all’insegnamento nella scuola primaria, approfondendo in particolare i temi legati alla scrittura e ai processi di apprendimento.
Nel 2023 ha pubblicato con Erickson un manuale didattico sull’insegnamento del corsivo nella scuola primaria. Insieme ad altri amici docenti e professionisti dell’educazione, si occupa inoltre di approfondire le tematiche relative ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento e all’impatto che l’uso precoce e prolungato della tecnologia può avere sullo sviluppo di bambini e adolescenti.

A supporto dei benefici del corsivo negli alunni con dislessia e difficoltà grafomotorie è interessante questa ricerca italiana del 2019: https://doi.org/10.1177/0022219419892845
L’abstract della ricerca si conclude con la frase: «DALLO STUDIO EMERGE UN VANTAGGIO PER LA SCRITTURA CORSIVA NEI BAMBINI DH, ma non negli altri due gruppi.»
Il gruppo DH è il gruppo sperimentale, composto da alunni dagli 8 ai 10 anni con diagnosi di dislessia.
Le conclusioni della ricerca riportano, a seguito dei migliori risultati ottenuti dai bambini del gruppo DH con le prove in corsivo, le seguenti considerazioni per cercare di dare un senso a questi risultati: «La trascrizione sillabica e lessicale risultano probabilmente più facili in una scrittura unita come il corsivo. L’INTRODUZIONE PRECOCE DEL CORSIVO NELL’INSEGNAMENTO DELL’ORTOGRAFIA POTREBBE FAVORIRE L’APPRENDIMENTO DI QUESTA ABILITÀ NEI BAMBINI DISLESSICI, in particolare per quanto riguarda le parole ortograficamente complesse. Ai bambini dislessici con problemi di scrittura a mano viene spesso consigliato di usare lo stampatello maiuscolo per migliorare la leggibilità dei loro testi. I risultati di questo studio suggeriscono che ciò non influisce significativamente sulla leggibilità e PUÒ ADDIRITTURA RALLENTARE ULTERIORMENTE LA LORO SCRITTURA, CON CONSEGUENZE SULL’ORTOGRAFIA. Studi di intervento che confrontino gli effetti dell’insegnamento dell’ortografia in diversi sistemi di scrittura potrebbero verificare questa ipotesi. È inoltre necessario approfondire le modalità di integrazione tra scrittura e ortografia nei primi anni di scuola, al fine di prendere decisioni didattiche consapevoli su quando introdurre diversi sistemi di scrittura durante la scuola primaria e su come raccomandare l’uso del corsivo (o dello stampatello) ai bambini dislessici.»
Maiuscolo aggiunto da me nella traduzione ove ogni eventuale errore è solo mia responsabilità.