Il degrado della scuola e le sue spiegazioni
Qualche appunto a seguito del convegno tenutosi a Vicenza il 15 ed il 16 novembre 2025.
Lo sdegno a fronte del degrado attuale della scuola deve farsi forte di una spiegazione: ma attenzione alle false antinomie. Perché se ciò che deve essere spiegato è un fenomeno complesso dobbiamo aspettarci che le cause siano molteplici e operanti a diversi livelli.
Senza dubbio aver preso esempio dagli Stati Uniti importando il loro modello di autonomia scolastica, ed aver preso esempio dagli Stati Uniti abbandonando la figura di preside come primus inter pares per importare quella di dirigente scolastico, che oltreoceano viene chiamato principal, sono da considerare cause del degrado; ciò non deve però impedirci di riconoscere che anche l’aver importato da quello stesso paese determinate idee pedagogiche, e precisamente il naturalismo pedagogico e il formalismo pedagogico, è da annoverarsi tra le cause.
Del resto le idee, specie se sbagliate, sono più pericolose dei singoli individui che le propongono: per questo è meglio parlare di pedagogismo e non di pedagogisti; e per questo è meglio non parlare di pedagogia tout court. È noto che ci sono stati e ci sono anche pedagogisti con la testa sulle spalle e i piedi per terra.
L’idea di fondo da combattere è lo scientismo, cioè la pretesa che solo la conoscenza scientifica sia conoscenza e che tutte quelle sfere della conoscenza che si sono sviluppate in autonomia perdano valore cadendo nel limbo delle “pseudoconoscenze”, seppure in attesa di essere progressivamente ricondotte alla sfera dei fenomeni naturali una volta sottoposte all’egida del metodo delle scienze naturali e matematiche. Ampie sfere della conoscenza passata non valgono più niente e sono congelate in attesa di una loro radicale ristrutturazione “scientifica”, come ha scritto Giorgio Israel. La maestra Silvia Contangelo, nel proprio intervento di domenica 16 novembre, ha esclamato con ironia, in merito alla recuperata importanza del corsivo:
Meno male che adesso ce lo dicono le neuroscienze! ma lo sapevamo già…
Ecco, lo sapevamo già; ma abbiamo fatto di tutto per dimenticarlo. Infatti l’importanza del corsivo per la crescita intellettiva del bambino era proprio una di quelle conoscenze sviluppate in autonomia di cui ha parlato Israel.
Un’altra idea di fondo da combattere è la pretesa, che è propria del pedagogismo, che la pedagogia sia o debba essere una scienza. Per essere coerenti con questa idea, dovremmo ricordare che nelle attività scientifiche si fanno esperimenti sulla base di teorie che vengono abbandonate se l’esperimento fallisce. Invece il pedagogismo tratta la scuola come un laboratorio dove fare esperimenti in corpore vili: le povere cavie sono gli studenti; ma se l’esperimento non riesce la colpa è immancabilmente dei residui della scuola gentiliana o del pensiero crociano o della idea ottocentesca di scuola e senza dubbio della lezione frontale, retaggio della scolastica, residuo del medioevo.
Se paragoniamo la pedagogia all’architettura, come fa Daniele Novara, dobbiamo assumerci la responsabilità del crollo dei ponti, come farebbero gli architetti. Invece i ponti costruiti sulla base delle teorie del pedagogismo, cioè del naturalismo pedagogico e del formalismo pedagogico, sono crollati, come riconosce parzialmente lo stesso Novara quando scrive che le scuole «fanno fatica a stare in piedi»: ma i sostenitori di quelle teorie non se ne assumono la responsabilità e anzi pretendono maggior potere, come fa lo stesso Novara.
Questa dissociazione tra teorie e concretezza fenomenica è il segno emblematico di una postura psicotica. Non stiamo certo accusando qualcuno d’essere psicotico; stiamo denunciando la postura intellettuale di chi propugna teorie senza tener conto della concretezza fenomenica, che è di fatto una postura psicotica.
Un esempio specifico di teoria falsa poiché falsificata dalla sua applicazione è il formalismo pedagogico, la teoria secondo cui esistono abilità formali (imparare a imparare, pensiero critico, eccetera) che possono essere acquisite senza passare attraverso le conoscenze.
Un altro esempio specifico è il naturalismo pedagogico, la teoria secondo cui l’apprendimento seguirebbe un suo corso governato da leggi di natura: il bambino apprenderebbe attraverso la propria attività, assorbendo la cultura dall’“ambiente” e non dal maestro [sulla scorta di] leggi interiori di formazione mentale, [di] leggi cosmiche che lo conducono inconsciamente, [e di un] misterioso volere che dirige la sua formazione, come ha scritto anche Maria Montessori.
Queste sono le idee che vogliamo combattere: gli assi portanti del pedagogismo.
Dunque, il pedagogismo ha due caratteristiche essenziali: è impermeabile alla evidenza sperimentale, e si isola dal dialogo razionale. Un ultimo chiarimento: il pedagogismo è un sistema spersonalizzato e disincarnato di idee diffusesi nell’aria che si incarnano volta per volta in individui in carne e ossa (come Roberto Maragliano o Daniele Novara). È inteso che non si tratta di combattere questi individui in quanto tali, ma di combattere le idee del pedagogismo di cui sono latori.
A questo articolo fa seguito la replica di Giuseppe Bacceli:
Fausto Di Biase è professore associato di Analisi Matematica presso il Dipartimento di Economia dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti e Pescara. Laurea in matematica all’Università “La Sapienza” di Roma, dottorato di ricerca alla Washington University in St. Louis (Stati Uniti d’America). È stato visiting research fellow presso il dipartimento di matematica dell’Università di Princeton, visiting scientist presso i dipartimenti di matematica delle Università di Gothenburg e di Lulea, in Svezia, borsista “senior” dell’Istituto Nazionale di Alta Matematica. In collaborazione con Paolo Di Remigio ha tradotto il libro di E.D. Hirsch, Jr. Le scuole di cui abbiamo bisogno e perché non le abbiamo. Il suo Pedagogismo. Manuale essenziale di autodifesa per scuole e università è stato pubblicato da petite plaisance, con introduzione di Gregorio Luri e isagoge di Fernanda Mazzoli.

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