Manzoni: chi era costui? Quiz televisivi e analfabetismo letterario

A scuola la grande letteratura non si studia più (cioè non si legge, né si commenta, né si medita) come si deve. Ma non tutto si spiega con la scuola. Perché nell’ignoranza diffusa della nostra gioventù scolarizzata e laureata c’è anche il peso schiacciante e la pervasività liquida della sottocultura di massa, la moneta cattiva che scaccia agevolmente la buona.
È necessario restituire agli insegnanti il tempo-lezione necessario da dedicare alla lettura in classe dei testi.


Sequenza lessicale da completare del solito quiz televisivo:  BATTI – C…. – MAGGIO. Una squadra di tre giovani svegli, scolarizzati, persino laureati, arriva subito alla risposta: CINQUE.

Spiegazione: BATTI CINQUE (e chi non lo sa?) e  ….. MAGGIO COME QUINTO MESE DELL’ANNO. Benissimo. Il conduttore che è quasi vecchio quanto me, annuisce, ma rimane un attimo interdetto: «Sì, va bene, quinto mese dell’anno, ma cinque e maggio non vi richiamano nessun’altra associazione?» Silenzio tombale dei tre, ma pure della squadra avversaria, sollecitata ad hoc dal conduttore visibilmente spiazzato e imbarazzato. « Ma come? Ei fu… non vi ricordate?» Facce smarrite dei giovani concorrenti, occhi sbarrati, paralizzati nel gelo dell’ignoranza. « Manzoni! – grida il conduttore – L’ode del Cinque Maggio scritta per la morte di Napoleone…». Nessuna reazione, tranne qualche timido e ipocrita cenno di assenso di un paio dei ragazzi che si vergognano di apparire così digiuni in fatto di patrie lettere. Ma gli altri niente. Indifferenti. Magari qualcuno di loro si sarà pure chiesto: «Manzoni? e chi era costui?»

Insomma, l’ennesima perla da infilare in una ormai lunghissima collana: quella dell’analfabetismo letterario di base di gran parte della nostra gioventù scolarizzata e laureata di cui i concorrenti dei quiz linguistico-culturali costituiscono, secondo me (più dei ragazzi sottoposti ai famigerati test Invalsi) un campione molto rappresentativo. Purtroppo.

Questa sul Cinque Maggio, infatti, è solo l’ultima chicca che ho potuto raccogliere. Ma ne ricordo moltissime altre, sconcertanti, persino allucinanti nella loro enormità, dal mio punto di vista. Ne cito solo qualcuna: «Leopardi è un poeta del novecento. Il promesso sposo di Lucia è Remo. Il personaggio del Moro di Venezia non si sa minimamente a quale autore attribuirlo. La Metamorfosi [di Kafka] è un racconto di Calvino. L’Eneide è un poema di Omero ecc ecc ecc.»

Tutte risposte date, ripeto, da concorrenti per lo più laureati, molto svegli e molto ferrati per il resto in cultura ‘generale’ e in attualità. Ebbene queste risposte sono un sintomo evidente: non tanto, credo, del fatto che questi giovani concorrenti non conservino nulla nella memoria del patrimonio letterario studiato a scuola, quanto soprattutto del fatto che quel patrimonio in molti casi non l’hanno neanche conosciuto e soprattutto che di quegli autori – qui sta l’atroce sospetto – non hanno mai letto nulla. Perché chi attribuisce l’Infinito leopardiano a Ugo Foscolo dimostra non tanto di non ricordare il titolo e l’autore di una celebre poesia quanto, appunto, di non averla mai letta.

Domanda seria alla fine di questa storiella semiseria: perché quasi nessuno tra i laureati, soprattutto giovani, conosce più la grande letteratura? E che fare (se davvero si intende farlo) per rimediare a questa totale ignoranza?

Alla prima domanda non è facile rispondere. Verrebbe da dire, istintivamente: perché a scuola la grande letteratura non si studia più (cioè non si legge, né si commenta, né si medita) come si deve. Vero e non vero. Vero perché il tempo materiale per dedicarvisi in classe è sempre più ridotto, e poi perché il linguaggio e le problematiche della grande letteratura sono sempre più lontani sia dal linguaggio che dalla forma mentis dei ragazzi di oggi. Perciò la si affronta sempre di meno, in modo sempre più superficiale e cursorio, così che quel poco che si è appreso scorre prestissimo via come acqua sulla roccia. Ma non tutto si spiega con la scuola. Perché in quella ignoranza diffusa c’è anche il peso schiacciante e la pervasività liquida della sottocultura di massa, la moneta cattiva che scaccia agevolmente la buona: se potessimo curiosare tra i social giovanili forse scopriremmo (come mi è successo casualmente tempo fa) che la musica leggera, le serie televisive, gli youtuber e gli influencer hanno sostituito come punti di riferimento ‘culturale’ la letteratura propriamente detta. Persino certe bislacche citazioni dei nostri politici in cerca di facili consensi, ahinoi, ce lo confermano..

La soluzione, sul piano scolastico (specialmente superiore) non sta però nell’accomodarci, tutti noi prof, ai piani bassi e infimi di questa per altro oggi magmatica e pulviscolare sottocultura mediatica. La soluzione non sta nel sostituire, per sembrare più attraenti e à la page, i testi dei rapper a quelli dei classici, o mettendoci ridicolmente a scimmiottare a nostra volta – come ormai certuni insegnanti fanno – gli influencer e gli youtuber. Così facendo non riscatteremo più i nostri giovani dalle ‘immodizie’ (per citare il grande Battiato) culturali, intellettuali e sentimentali in cui vivono (e viviamo) immersi.

Si dovrebbe invece partire dalla analisi e dalla decostruzione critica severe di questa sottocultura utilizzandola – solo quando serve e quando è opportuno farlo – come termine degradato di confronto con la letteratura autentica. Per tornare ad affrontare quest’ultima al meglio andrebbe invece più concretamente restituito agli insegnanti (di lettere e non solo, nei licei ma non solo) il tempo-lezione necessario da dedicare alla lettura in classe dei testi. E andrebbe di nuovo incentivata e incoraggiata (non scoraggiata e vilipesa) una didattica ad hoc, che valorizzi la lentezza e la profondità della meditazione sui grandi autori. Per intenderci: non riducendosi – come spesso oggi avviene adesso più per mancanza di tempo che per scelta – a una loro sbrigativa schematizzazione e liofilizzazione in slides, schede, percorsi e mappe ‘concettuali’, espedienti che non lasciano poi traccia alcuna nella memoria, nella emotività e nella coscienza di un alunno. Solo così forse i ragazzi sarebbero meglio indotti a prendere in autonomia buoni libri in mano e ad emanciparsi, osservandola da un gradino superiore, dalla sottocultura di massa.

Paolo Mazzocchini è curatore del blog SATURALANX – ScritturaMista.

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