Il docente egoico

Come un eccessivo attaccamento a se stesso può portare un docente a mistificare la realtà, prevaricare sui colleghi e colpevolizzare o santificare arbitrariamente gli studenti.


Una recente esperienza come commissaria esterna all’Esame di Stato mi ha permesso di sviluppare alcune riflessioni in merito all’impatto dell’ego nella professione docente. Con il termine ego intendo un eccessivo e immotivato attaccamento a sé che influenza negativamente il proprio lavoro andando a fare da ostacolo all’insegnamento e alla valutazione dei propri studenti, con il conseguente detrimento della serietà e oggettività del proprio operato e di conseguenza dell’istituzione scolastica. Ma come si manifesta l’ego nella professione docente? Si tratta di un docente che non lavora per lo studente (non intendo naturalmente per accontentare lo studente, ma per formare lo studente al meglio che può) ma che opera per tutelare se stesso. Pur di raggiungere questo obiettivo è pronto a mistificare la realtà, a commettere atti di prepotenza nei confronti dei colleghi, a punire o premiare studenti in modo assolutamente arbitrario. Questa bizzarra creatura mitologica “il docente egoico” si manifesta principalmente in tre forme.

Il docente paladino

Si tratta della declinazione più pericolosa del docente egoico, in quanto è quella che si manifesta in modo più subdolo: l’insegnante che difende a spada tratta i propri studenti perché si identifica in loro, perché i loro successi sono i suoi successi. Sembra che difenda gli studenti ma in realtà quella che difende è la sua immagine e la sua reputazione. A lui non interessa la crescita degli studenti ma i loro risultati che interpreta come specchio del proprio valore. Ogni bel voto dato è una sua personale valutazione positiva agli occhi del dirigente, dei colleghi, del mondo intero (e forse, in fin dei conti, del suo Super Io). È un docente talmente irretito dal proprio ego che perde di vista la realtà ed è pronto a tutto. Ho visto professori presentare alla maturità studenti con medie gonfiate in modo imbarazzante e combattere alacremente per i voti di maturità il cui malcelato scopo era quello di raggiungere un numero record di valutazioni sopra l’80. Questo esemplare di insegnante spesso mette in atto comportamenti prepotenti e arbitrari che sono un vero insulto all’intelligenza dei colleghi e, a ben vedere, anche degli studenti. Essendo molto più diffuso di quello che si pensa, il docente paladino merita un’analisi approfondita, in particolare in merito alle ragioni che muovono il suo agire. Quali sono le motivazioni che spingono un docente a focalizzarsi sulla sua immagine piuttosto che sul bene degli studenti? Una fra queste è l’insicurezza: non sentendosi davvero all’altezza del suo ruolo tende a creare una falsa rappresentazione di sé, illudendo se stesso e gli altri che sia la realtà. Si tratta di una forma di “pensiero desiderante” (wishful thinking) in cui si perde di vista la realtà finendo per credere che i propri desideri siano reali. Beninteso gli ultimi a cadere in questa illusione ottica sono gli studenti che, osservando giorno per giorno questo abile mistificatore, sono i principali testimoni della sua ipocrisia. Questo prestigiatore potrà al massimo ingannare i colleghi attraverso artefatti discorsi nei corridoi sui suoi presunti meriti, sedurre il dirigente con roboanti progetti ed iniziative e conquistare i genitori tramite voti gonfiati e parole compiacenti nei periodici colloqui individuali. Un docente può voler migliorare la propria immagine di sé anche per motivazioni più “basse” e materialistiche: attraverso il suo apparire un supereroe può sperare in favori da parte del dirigente (per esempio un orario particolare oppure delle classi specifiche) che si illude di poter ottenere circondandosi di un alone di santità. Questo caso è talmente poco interessante in termini psicologici da non meritare una riflessione approfondita. In ultima analisi, un docente può voler accrescere il proprio prestigio per affermarsi sui colleghi, dimostrarsi migliore. In tale caso lo spirito di competizione muove il suo operato molto più del bene degli studenti.

Il docente sadico

Si tratta di una creatura mitologica in via d’estinzione ma ancora presente nelle aule scolastiche. È il docente arrabbiato con una o più classi con cui non è riuscito a stabilire un buon rapporto e un proficuo dialogo didattico. Invece di mettere in atto una sana dose di autocritica si crogiola nella ferita del suo ego, ritenendosi vittima di strane congiunzioni astrali “quella classe è nata male” o indugiando in dichiarazioni di matrice persecutoria “ce l’hanno con me”. Tale genere di insegnante tende a vendicarsi in modo più o meno velato. Ho visto docenti interni di maturità accanirsi in maniera insensata su una classe che disprezzavano, cercando in tutti i modi di metterla in cattiva luce con gli insegnanti esterni. In modo meno esplicito, ne ho visti altri fare smorfie di disgusto durante gli orali dell’esame di Stato (come se quegli studenti non avessero nulla a che fare con il loro insegnamento) per difendersi da quelle cattive prestazioni che vivevano prima di tutto come un giudizio inesorabile sul loro operato. In entrambi i casi questo attaccamento e difesa di sé impedisce una valutazione oggettiva dello studente.

Il docente lavativo

Un’ultima manifestazione dell’ego nella professione docente è il docente lavativo. Di solito questo esemplare vuole farsi percepire come “cool”: non dà peso ai voti, non somministra troppe verifiche, dice che gli studenti devono studiare per responsabilità personale, non spiega perché “è lo studente che deve essere al centro”. È egoico nella misura in cui, attraverso questa facciata di “tranquillone”, cerca di tutelare se stesso e la sua negligenza a scapito della formazione dei ragazzi, il suo scopo principale è avere meno problemi possibile. Lavora il minimo indispensabile per non ricevere lettere di richiamo, non forma i ragazzi, non li sfida, non li mette di fronte a difficoltà; tende piuttosto a giustificarli (e a giustificarsi) a bypassare compiti e doveri in favore di un finto ascolto e di una superficiale comprensione.

Conclusione

Questa breve indagine sulle metamorfosi del docente egoico non pretende di essere né esaustiva né conclusiva, ma solo un inizio: un invito ai docenti a mettere in atto una seria autovalutazione, per interrogarsi sugli effetti deleteri di un rapporto non ragionato con se stessi e su come questi contribuiscano alla deriva in cui la scuola sta versando da tempo.

Un commento

  1. Considerazioni estremamente interessanti. Una nota personale. Incredibile veramente come proprio i meno consapevoli siano sempre lì, in prima fila, a starnazzare contro lo studio in nome di “consapevolezza” e “spirito critico”.

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