Il ribaltamento del pensiero di grandi autori per celebrare la pedagogia della fuffa
Questo contributo nasce da un episodio apparentemente marginale, ma rivelatore di una tendenza sempre più diffusa nel discorso educativo contemporaneo: l’uso disinvolto, talvolta ingenuo, talvolta strumentale, di citazioni autorevoli per sostenere posizioni che quegli stessi autori non hanno mai espresso e che, anzi, spesso riproducono visioni anche totalmente opposte a quelle degli autori citati.
Il ribaltamento del pensiero altrui per scopi propri. È accaduto di recente con un post social di un Dirigente scolastico che, nel tentativo di celebrare la pedagogia del “desiderio”, ha brandito una frase di Massimo Recalcati come prova definitiva della necessità di superare la trasmissione dei contenuti, l’autorità del docente e la lezione come atto fondativo. Una lettura, nel caso specifico, non solo sorprendentemente riduttiva, ma totalmente infondata, che ribalta il pensiero dell’autore. Un esempio emblematico, dunque, di come un pensiero complesso possa essere trasformato in slogan motivazionale.
Poiché la scuola merita rigore (dal momento che gli autori meritano di essere letti e non utilizzati come mascotte ideologiche) questo testo si propone di rimettere ordine. Non per difendere Recalcati, che non ha bisogno di avvocati, bensì per difendere la responsabilità interpretativa del suo pensiero.
Leggere davvero L’ora di lezione significa scoprire un pensiero che non ha nulla a che vedere con il “puerocentrismo” o con il “docente coach”; significa riconoscere che il desiderio non sostituisce il sapere, bensì nasce dal suo incontro. E significa, soprattutto, restituire dignità all’atto di insegnare, che non è un residuo del passato, ma la condizione stessa della crescita.
Questo contributo è dunque una risposta, non una polemica personale; e ha l’intento di riportare complessità dove è stata introdotta una semplificazione totalmente fuorviante e di ricordare che la scuola non vive di slogan, ma di adulti che assumono la responsabilità di “aprire mondi”.
1. Recalcati non è il profeta del docente coach
Basta aprire L’ora di lezione1 per accorgersene. Nel Capitolo 1, “La lezione come evento”, Recalcati descrive la lezione come un’irruzione, un “taglio”, un “trauma fecondo”. Non è un ritiro: è un atto. È l’adulto che entra in scena e apre un mondo, non un adulto che si dissolve per non disturbare.
Nel Capitolo 2, “Il maestro come testimone”, Recalcati chiarisce che il maestro non è un facilitatore neutrale, ma un adulto che testimonia un sapere vivo. Il desiderio non nasce dalla spontaneità dell’allievo, bensì dall’incontro con qualcuno che sa, che mostra, che incarna ciò che dice. La relazione educativa non è un massaggio emotivo, ma un incontro asimmetrico: uno parla da un luogo di sapere, l’altro ascolta da un luogo di apertura. È questa asimmetria che accende il desiderio, non la sua negazione.
E quando, nel Capitolo 4, “L’eredità”, Recalcati parla del maestro che “si fa da parte”, lo fa in un senso preciso: ci si fa da parte dopo aver inciso, non prima. Chi non incide non si fa da parte: evapora. Il Dirigente scolastico del post, invece, sembra convinto che il maestro debba evaporare in anticipo, prima ancora di aver lasciato un segno. È la pedagogia dell’evaporazione preventiva: l’adulto si ritira per non disturbare.
2. Il puerocentrismo come ideologia della resa
Il post è un caso da manuale di fuffopedagogia: si prende un autore complesso, lo si svuota, lo si riduce a slogan, lo si utilizza come mascotte per sostenere ciò che l’autore non ha mai detto. La retorica è sempre la stessa: il bambino “al centro”, il “docente coach“, il sapere “superato”, la lezione “novecentesca”, l’autorità “oppressiva”, la disciplina “traumatica”. È la scuola come spa emotiva, dove l’adulto deve “accompagnare”, “facilitare”, “accogliere”, ma mai davvero insegnare. Una scuola che confonde la cura con la compiacenza e la libertà con l’assenza di direzione.
Recalcati, invece, difende l’asimmetria educativa: l’adulto non è un pari, non è un compagno di viaggio, non è un animatore. È un testimone. E la testimonianza non è mai neutrale: è un atto di responsabilità.
3. Gert Biesta: il colpo di grazia ai fuffopedagogisti
Ed è qui che arriva Gert J. J. Biesta, che in Riscoprire l’insegnamento (Raffaello Cortina, 2017)2 smonta la “learnification” con una lucidità che dovrebbe far arrossire chiunque continui a ripetere slogan sulla “centralità dello studente”.
Nel Capitolo 1, “Contro la learnification”, Biesta mostra come la scuola ridotta all’apprendimento individuale cancelli l’insegnamento come atto. Il docente coach è il prodotto di questa deriva: un tecnico della motivazione, non un adulto che introduce al mondo.
Nel Capitolo 3, “L’insegnamento come interruzione”, Biesta afferma che l’insegnante non facilita: interrompe. Espone l’allievo all’alterità del mondo, non alla conferma di sé. L’insegnamento non è un massaggio dell’autostima, bensì un incontro con ciò che non siamo.
E nel Capitolo 5, “Autorità e responsabilità”, Biesta difende apertamente l’autorità educativa come condizione della libertà. Non c’è emancipazione senza un adulto che assume la responsabilità di dire: “guarda qui”. Il Dirigente scolastico di quel post, invece, sembra convinto che l’autorità sia un residuo del passato, un ostacolo alla creatività, un intralcio alla motivazione. È la pedagogia della resa: l’adulto abdica, il bambino regna, il sapere scompare.
4. Recalcati + Biesta = la demolizione del puerocentrismo
Letti insieme, Recalcati e Biesta dicono una cosa semplice e devastante: il desiderio non nasce dal vuoto, la libertà non nasce dalla spontaneità, la crescita non nasce dall’assenza dell’adulto, la scuola non è un luogo di autoespressione, il docente non è un coach, il bambino non è il centro del mondo. La scuola è il luogo in cui l’allievo incontra ciò che non è lui. E questo incontro richiede un adulto che sa, che mostra, che testimonia, che interrompe, che orienta.
Esattamente ciò che il Dirigente del post non ha capito. Esattamente ciò che i fuffopedagogisti non vogliono capire. Esattamente ciò che la scuola non può permettersi di dimenticare.
1. Recalcati, M. L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, Einaudi, Torino, 2014 – Edizione consultata nelle fonti: Einaudi, Super ET Opera Viva, 2014.
2. Biesta, G. J. J., Riscoprire l’insegnamento, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2022 – Traduzione italiana dell’edizione inglese del 2017; a cura di Francesco Cappa e Paolo Landri.

Un articolo semplicemente esemplare.
Se i dirigenti scolastici leggessero con attenzione questo contenuto e pensassero di allontanarsi dalla compiacenza per il nulla, la scuola comincerebbe di nuovo a portare il suo nome con orgoglio.
Concordo pienamente, ‘L’ ora di lezione’ di Recalcati tutto è fuorché un endorsment del pedagogismo di stato. Il modello di maestro evocato da Recalcati è fondamentalmente quello socratico, nientemeno, ma agganciato solidamente al sapere come strumento di elevazione e sconfinamento illimitati del desiderio di conoscenza. E questo maestro si fa da parte solo quando ha esaurito il suo ruolo, non mentre lo svolge.