Macché latino e mate, gli aspiranti prof si concentrino su pappe per cani e pedagogia
Un po’ di metodi didattici, un’anglo-spruzzatina e una spolverata di high-tech: così il nuovo concorso per docenti Pnrr3 in corso in questi giorni prepara il prossimo passo indietro della scuola italiana
Qualche giorno fa, rientrando in casa, sento mia moglie che nel silenzio pre-ritorno della prole dall’asilo snocciolava a voce alta gli studi di non mi ricordo quale ricercatore dal nome slavo inerenti i cani, la loro pappa e l’affezione al prossimo.
Ho ventilato le opzioni: che fosse impazzita, o che avesse deciso di abbandonare la storia greca in cui eccelle per dedicarsi alla veterinaria. L’abbraccio per salutarla, e lei mi guarda sconsolata. Non era nessuna delle due cose che avevo immaginato: stava solo studiando per il prossimo concorso della scuola.
Eh, sì: sono giorni d’esame, in cui tanti giovani (e meno giovani) aspiranti docenti sono chiamati a cimentarsi con il Pnrr3, che non è la sigla di un virus, ma il nuovo concorso di ammissione all’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.
La prova più importante
Ma cosa c’entrano i cani?, vi starete chiedendo. Bravi: me lo sto chiedendo anch’io.
Fatto sta che da qualche concorso a questa parte la psicopedago-massoneria al comando ha stabilito che la prova scritta computer based, primo scoglio da superare per poter eventualmente affrontare la prova orale, non c’entri con niente di quello che il candidato un domani insegnerà in classe. La prova sarà infatti così composta: 10 quesiti di ambito pedagogico, 15 psicopedagogico e inclusione, 15 metodologico-didattico, 5 di inglese e 5 di competenze digitali.
O voi che avete figli ma siete fuori dai sacri riti della scuola, siete a conoscenza del fatto che la prova principale del concorso per i futuri docenti della vostra prole verte su present perfect, app per coloratissimi quiz online e psicologia genetica di Piaget? Tutte nobili cause per cui spendersi, ogni cosa è utile e interessante sotto al sole, ma veramente vogliamo decidere chi siano i futuri insegnanti di Latino, Matematica e Filosofia basandoci su questo? Infatti, proporre una prova di sbarramento di tal fatta equivale a dichiarare che l’imprescindibile sia quello che ho scritto sopra. Ma è questa la scuola che vogliamo?
I contenuti a margine
Mi torna in mente T.S. Eliot, quando parlava degli uomini che sognano «sistemi talmente perfetti, che nessuno avrà più bisogno di essere buono»: chi da anni è alle redini della scuola italiana vagheggia che infarcendo i docenti di informazioni sulla pedagogia, con una anglo-spruzzatina e una spolverata di high-tech, si creeranno insegnanti migliori di chi li ha preceduti. Ma allora perché, da quando si è lasciata la barca della scuola in mano a questa gente e questa new age dei titillamenti didattici, essa non fa che sprofondare?
Ogni test, da Invalsi in giù, dice che i ragazzi italiani non sanno più leggere, scrivere e far di conto. Chi lavora a scuola lo sa: al centro abbiamo messo progetti, certificati, lavori di gruppo e Pcto, una ridda confusionaria che, unitamente alla spada di Damocle di genitori sempre pronti a minacciare ricorsi su ricorsi, e dirigenti scolastici proni a tutto questo, non ha fatto altro che marginalizzare la bellezza e la portata dei contenuti, ciò su cui è doloroso e bello spaccarsi la testa, perché ti cambia la vita da quanto è grande.
Voi vorreste insegnanti scelti così?
Ci siamo illusi che un bravo docente si possa creare in provetta, quando egli è innanzitutto un innamorato della propria disciplina. Credete che sia scontato che i giovani docenti lo siano e che ne sappiano a pacchi? Ho in aula in università studenti di Lettere che non riconoscono I promessi sposi e confondono “preposizione” con “proposizione”. Certo: han frequentato un liceo che era ormai quello di cui sopra. Siamo ancora così sicuri che estromettere i contenuti dal cuore della scuola sia stato intelligente?
Contenuti che sì, verranno poi chiesti all’orale, in margine a una lezione fuffa dove dare sfoggio del peggior didattichese in cui nessuno crede, a candidati abilitati con percorsi a pagamento che fanno vergogna e meriterebbero un articolo a parte.
Voi vorreste insegnanti scelti così per i vostri figli? Dal canto mio, vado a contare i centesimi, per iscrivere i miei a una scuola paritaria.
Il presente articolo è già comparso qui in data 2 dicembre 2025.

Tutto giusto e desolatamente vero. Sono fiero di essermi guadagnato l’abilitazione nel concorso ’99/2000 con due prove scritte e una orale sulle DISCIPLINE. Mi pare sia stato l’ultimo.
Ci sono stati altri concorsi in seguito: 2013, 2016, 2018, 2020, 2022, tutti sulle materie, ogni volta cambiando la modalità (scritto e orale, solo orale, solo scritto, domande discorsive, crocette) e cambiando i criteri di ammissione (per abilitati, per non abilitati). Molto gioco d’azzardo, la preparazione sulle materie a volte conta meno dell’arbitrio della commissione. Poi dal 2023 sono stati fatti 3 concorsi pnrr su cose che non c’entrano nulla con le materie, e non ha importanza saperle o meno. Tutti promossi allo scritto, poi all’orale vengono bocciati a caso oltre il 90%.