Nuova Maturità: 36,8 milioni di risparmi ma nessun aumento per presidenti e commissari
È necessario sanare una situazione che sta diventando grottesca, e certo non giova nemmeno alla qualità finale della scuola come servizio pubblico.
I compensi dei presidenti e dei commissari impegnati negli esami di maturità sono ancora determinati sulla base del decreto interministeriale del 24 maggio 2007. Non vengono quindi aggiornati da diciannove anni, nonostante l’aumento incredibile del costo della vita, le responsabilità assunte e l’intensità del lavoro richiesto durante gli esami.
La riduzione delle commissioni da sette a cinque componenti — un presidente, due commissari interni e due esterni — ha determinato, secondo la relazione tecnica della riforma, un’economia stimata in 36.863.725 euro annui lordi Stato.
Queste risorse, però, non sono state utilizzate per adeguare i compensi di chi continua a svolgere gli esami. La riforma le ha impiegate come copertura finanziaria per differenti interventi nel comparto scolastico: il potenziamento della formazione dei docenti, l’estensione dell’assicurazione sanitaria integrativa al personale a tempo determinato e, dal 2030, l’incremento del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa.
Si tratta certamente di finalità importanti, ma la scelta è discutibile. Il risparmio nasce infatti direttamente dalla riduzione del numero dei commissari e dalla conseguente maggiore concentrazione di compiti e responsabilità sui componenti rimasti. Sarebbe stato quindi coerente destinare almeno una parte consistente delle economie alla rivalutazione dei loro compensi.
Distribuendo l’intero risparmio fra i circa 92.266 componenti ancora impegnati, compresi i presidenti, sarebbe stato possibile riconoscere un aumento medio di circa 400 euro lordi Stato per ciascuno, senza richiedere ulteriori stanziamenti al bilancio pubblico.
Le economie prodotte dagli esami sono state invece assorbite per finanziare politiche scolastiche più generali. In questo modo si è persa un’occasione concreta per correggere una situazione ormai difficilmente giustificabile: presidenti e commissari continuano a ricevere compensi inchiodati al 2007, mentre i risparmi ottenuti riducendo il loro numero vengono destinati a spese diverse.
Non si tratta di contestare la formazione (anche se sul suo valore, così come pensata, ci sarebbero molte cose da dire!), la copertura sanitaria per personale precario o il miglioramento dell’offerta formativa. Il punto è che tali interventi dovrebbero disporre di finanziamenti propri e trasparenti, senza essere sostenuti sacrificando ancora una volta la remunerazione di chi garantisce il regolare svolgimento degli esami di maturità.
