Intervista al prof. Francesco Vianello
Proseguono le interviste del Gessetto. Ogni intervistato propone un proprio punto di vista sulle difficoltà che incontra la scuola italiana di oggi.
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
Proseguono le interviste del Gessetto. Ogni intervistato propone un proprio punto di vista sulle difficoltà che incontra la scuola italiana di oggi.
Esistono dirigenti scolastici che hanno il coraggio, mettendoci la faccia, di contrastare l’attuale deriva della scuola…
Nelle scuole di oggi, paradossalmente, cresce il numero di insegnanti che sembrano provare fastidio per la conoscenza. Alcuni scambiano la cultura per arroganza, lo studio per ostentazione, la competenza per vanità. Ma dietro questo disprezzo si nasconde una difesa psicologica: chi non possiede il sapere tende a svalutarlo per non sentirsi mancante. Da Platone a Nietzsche, la filosofia ci insegna che il valore di ciò che non si ha è il motore stesso del desiderio e della crescita. Solo chi accetta la propria ignoranza può davvero tornare a imparare, e ad accendere la fiamma del sapere anche negli altri.
Presentiamo di seguito la traduzione di un famoso articolo del 2006 che ha rappresentato un punto di svolta nel dibattito internazionale sul ricorso a metodologie didattiche alternative all’istruzione guidata (o diretta, cioè la lezione condotta tradizionalmente dall’insegnante), così come sulla centralità della memoria nei processi cognitivi di ordine superiore. Per una adeguata comprensione dell’articolo precisiamo che (come chiariscono gli stessi autori della pubblicazione in una sua versione divulgativa) il termine ‘principiante’ è da riferirsi a tutti gli scolari (k-12, cioè dalla scuola dell’infanzia fino all’ultimo anno della scuola superiore) e persino agli studenti dei primi anni universitari; mentre il termine ‘esperto’ è da riferirsi a coloro che possiedano una padronanza avanzata delle discipline, nell’ultima fase del percorso universitario o durante il dottorato di ricerca.
Certe metodologie didattiche hanno trovato molti sostenitori ma, in proporzione, continuano ad avere pochi argomenti a sostegno; inoltre – così come accade con la maieutica o col learning by doing – si basano sulla confusione tra i possibili utilizzi in ambito scientifico, cioè tra persone già formate e istruite, e gli utilizzi in contesto scolastico, cioè tra persone che non hanno ancora le basi necessarie a promuovere la logica propria delle scienze.
In troppi credono di poter sempre evitare agli allievi la ripetizione e la memorizzazione in vista della automatizzazione di processi mentali di base. Si può fare, certo: ma a danno dei processi mentali di ordine superiore.
Quanto apprendono gli allievi da quando le nostre scuole hanno iniziato ad aprirsi al ‘nuovo’?