Fare le cattedre
Ma perché un docente, che rimane nella stessa scuola e magari lavora lì da decenni, ogni anno deve aspettare settembre per conoscere le classi in cui insegnerà e le materie che insegnerà?
«Il futuro sarà come sono le scuole di oggi»
Ma perché un docente, che rimane nella stessa scuola e magari lavora lì da decenni, ogni anno deve aspettare settembre per conoscere le classi in cui insegnerà e le materie che insegnerà?
Torniamo sulla sconcertante vicenda di S. S., la docente licenziata per “incapacità didattica” sulla base di lamentele di genitori, critiche di colleghi di sostegno e un’ispezione di tre ore di lezione. Questa storia ci insegna che la procedura di dispensa ex art. 512 deve essere radicalmente cambiata.
La scuola “del benessere” ha portato all’aumento dei procedimenti disciplinari contro i docenti? C’è una relazione tra il suo principio pedagogico fondamentale – assumere sempre e comunque il punto di vista e il giudizio degli studenti e dei loro genitori – e questo aumento?
Può un docente di ruolo della scuola pubblica essere “dispensato dal servizio per incapacità didattica” – cioè essere licenziato e con la motivazione più dispregiativa – sul fondamento delle dichiarazioni rilasciate da colleghi e di una verifica ispettiva di tre ore da parte di un’ispettrice ignara delle discipline di insegnamento? Questa è una storia emblematica della scuola di oggi, nella quale la figura del docente è per definizione sul banco degli imputati, e chi non può o non vuole corrispondere al modello pedagogico imperante rischia di essere isolato, attaccato, punito ed espulso con la connivenza o persino la collaborazione dei suoi stessi colleghi di lavoro.
Intervista condotta da Edoardo Gagliardi, di Byoblu, a Elisabetta Frezza e Enrico Rebuffat. Un’analisi spietata dello stato in cui versa la scuola.
Un lavoro in cui tutti mettono le mani, un luogo che tutti possono invadere, una relazione in cui tutti possono intromettersi, un mosaico con cui tutti possono giocare è ancora una scuola?
Non servono dibattiti. Serve un movimento di liberazione.
Risposta a un post pubblicato il 9 giugno su dirigentiscuola.org, intitolato “Dirigenti scolastici nel mirino mentre le istituzioni restano in silenzio”, sulle vessazioni che i dirigenti scolastici subiscono dai loro docenti.
Le pressioni che subisce un insegnante che voglia, in coscienza, dare un’insufficienza in pagella sintetizzate in racconto breve, ironico ed amaro di una nostra lettrice.
Abbiamo deciso di aprire una sezione dedicata al racconto di casi di mobbing. Per sentirci meno soli, per avere un confronto, per organizzare la battaglia contro questo fenomeno sempre più diffuso nella scuola italiana.
Un alunno della scuola media ha aggredito un professore, dopo averlo già minacciato in passato. L’episodio evidenzia ancora una volta la crescente delegittimazione degli insegnanti e la crisi educativa.
Il Gessetto riceve lettere relative ad esperienze professionali in cui ci si può rispecchiare. Bisogna restare uniti nella consapevolezza della fase che stiamo attraversando.
Siamo sicuri che il fine prioritario di tutte le scuole coincida con quello dell’istruzione?
Con questa lettera un insegnante ha trovato il coraggio di denunciare una serie di soprusi e di ingiustizie subite in una scuola dove accadono, non solo cose immorali, ma anche illegali.
È davvero possibile che esistano scuole del genere?
Sì.