C’era una volta il liceo Michelangiolo di Firenze

Oggi, 10 giugno 2026, è l’ultimo giorno di lezione nella storia del liceo classico Michelangiolo di Firenze, istituito nel 1898. Perché? Nella totale assenza di una riflessione critica, sia all’interno della scuola sia nella città, l’analisi di chi ha avuto negli ultimi anni tre figli studenti del liceo offre spunti interessanti.

I “cento giorni” alla Maturità: un conto alla rovescia festoso, che come da tradizione anche quest’anno gli studenti del liceo Michelangiolo di Firenze hanno cominciato al mare, scrivendo sulla sabbia il voto atteso affinché scaramanticamente le onde lo cancellassero. Ma quest’anno al Michelangiolo sono da poco cominciati altri cento giorni, un altro conto alla rovescia di sapore ben diverso: l’amaro count-down per la chiusura dei battenti dello storico liceo classico, l’istituzione che per più di un secolo ha formato personaggi come Piero Calamandrei, Anna Maria Enriques Agnoletti, Carlo e Nello Rosselli, ma anche tanti uomini comuni divenuti, grazie allo studio, validi professionisti e consapevoli cittadini.

Se nella pratica le sue aule continueranno ad essere vissute (per quanto?) nella sede storica di via della Colonna, il Miche, come lo chiamano a Firenze, dal prossimo primo settembre perderà la sua autonomia e verrà accorpato allo storico rivale, il liceo Galileo, che gode di ottima salute. Un evento che purtroppo è comune ad altri istituti. Ma che sia proprio il Michelangiolo ad esserne coinvolto porta a riflettere.

Il suo tramonto stilla rimpianto e delusione in chi anche nel recente passato lo ha vissuto con intensità, riponendo nella cultura e nell’istruzione di qualità la capacità propulsiva necessaria alla realizzazione delle proprie aspirazioni, accomunati dallo spirito di appartenenza a un liceo magari un po’ contestatore, ma certamente creativo e valoriale. E la sua disgregazione sembra pretendere la consapevole accettazione della fine di una scuola che, in realtà, è probabilmente scomparsa da tempo e non solo in questo storico istituto di Firenze.

Una lenta agonia, riconosciuta da tutti e lunga almeno dieci anni, materializzata in una progressiva alienazione interna alla governance fatta di dissolvenze, perdite di significato, inadeguatezze, incomunicabilità, culto di sedicenti “buone pratiche” propagandate dal sistema come innovative e risolutive, in un mix di bastone e carota che rendesse la loro acritica accettazione più agevole del vaglio critico o della resistenza. Un declino che l’opinione pubblica magari giustifica con la diminuzione dell’interesse verso l’indirizzo classico, considerato obsoleto, e con la concorrenza di scuole considerate più moderne e orientate al mondo del lavoro, a fronte del notorio rigore e assidua applicazione che le tradizionali discipline curricolari del classico richiedono.

Ma al Michelangiolo i dissidi interni e le tensioni organizzative; gli impietosi resoconti delle aggressioni avvenute tra studenti davanti al portone, dei comportamenti offensivi e umilianti rivolti a studenti e docenti, degli atti di vandalismo perpetrati costantemente al suo interno; i continui picchetti all’ingresso; tutto questo ha certamente contribuito al progressivo calo della reputazione del liceo e delle iscrizioni, tanto da decimare anno dopo anno il numero delle sezioni, che dalle sette delle attuali quinte classi si sono ridotte a tre. Una contrazione sistematica, che ha reso insostenibile la sopravvivenza dell’istituto.

E c’è molto altro che può essere detto da chi ha vissuto il “Miche” di persona. Alle motivazioni generali e alle situazioni specifiche avverse, si sono aggiunti aspetti più profondi.

La recente, martellante propaganda di un’attenzione e cura al “benessere” di ogni studente e studentessa, ritenuto asse portante dell’intero curricolo d’istituto e fattore propulsivo della scuola, evidentemente non ha conquistato i futuri iscritti. Così come non ha convinto quel “Piano di Miglioramento” presentato ai genitori come la perla del PTOF, dedicato ancora e sempre al benessere e all’inclusione. D’altro lato, il Michelangiolo è stato spesso accusato di essere una sorta di feudo della Firenze-bene, dove vige la regola della casta autoreferenziale e dove, più che il benessere, si curano gli interessi reciproci di fruitori e dispensatori…

Allora: è stata portata avanti nel Michelangiolo di questi anni la qualità dell’istruzione e della formazione che lo caratterizzavano in passato, o la didattica ha ceduto alle richieste sempre più esigenti e pressanti del sistema e delle famiglie? Paghiamo il generalizzato abbassamento delle aspettative e della fiducia nel liceo classico, o la sfiducia in questo liceo?

Solo qualche anno fa, la situazione era completamente diversa. Ma i docenti storici, con la loro autorevolezza, etica, rigore, vocazione e consapevolezza critica, sono per lo più cessati dal servizio. Altri valevoli erano subentrati, ma accusati di autoritarismo, disumanizzazione, eccessiva severità, mancanza di empatia, passatismo, sono stati emarginati all’interno del Collegio dei docenti, sempre più prono al “politically correct” e alla continua ricerca di schermi e rassicurazioni per evitare i facili reclami accusatori delle famiglie, quasi sempre recepiti dalla dirigenza di turno come verità assoluta. Fino al caso incomprensibile di una vera e propria guerra ingaggiata a suon di procedimenti disciplinari contro uno dei docenti più validi e carismatici della scuola.

Così ha progressivamente perso incisività quel legame educativo e istruttivo, forse rigoroso e severo, ma tanto forte da affascinare e conquistare i giovani studenti e le loro famiglie, necessario a una comunità consapevole di tramandare significati autentici, capaci di reinterpretarsi e rigenerarsi nelle modalità che il trascorrere del tempo impone. Valori come l’identità culturale, la trasmissione delle conoscenze, la libertà di pensiero, lo spirito critico (quello vero, non quello di facciata della spettacolare propaganda degli open-days) hanno sofferto dei nuovi dettami imposti dal mercato dell’autonomia e dell’interesse personale venduti per benessere, inclusione, successo formativo.

Proprio in questo liceo, nel quale i contenuti disciplinari umanistici sono di per sé esempio di valori civili, sociali e morali, la diffusione del formalismo pedagogico, tecnologico e metodologico delle nuove “buone pratiche” ha compresso, marginalizzato, svilito la didattica.

Il corpo docente, vera fucina della ricchezza del liceo, ha visto la propria libertà di pensiero e d’azione progressivamente erosa dall’ingerenza dei professionisti del benessere, della legalità, dell’alimentazione corretta e delle cento “educazioni”, falciata dalla scure dei vincoli imposti dall’esplosione delle certificazioni sui disturbi dell’apprendimento, dalla tracotanza delle richieste delle famiglie. Purtroppo è mancato l’atto individuale e soprattutto collegiale di difesa della propria dignità e autorevolezza, dei ruoli e dei valori comuni.

Algido distacco? O semplicemente timore delle critiche, e magari anche di qualche provvedimento disciplinare? Meglio, in ogni caso, cedere alle lusinghe del quieto vivere…

E il liceo Michelangiolo ha perso il suo fascino trascinatore. Non ha più incuriosito, conquistato, non ha lanciato più alcuna sfida creativa per mettersi in gioco. Ha perso l’appeal di un tempo. Bocciato sia da coloro che a torto o a ragione lo considerano un percorso troppo impegnativo, sia da coloro che non lo trovano più stimolante e, benessere per benessere, ripiegano su alternative più dilettevoli. A queste condizioni, forse è un bene che il gigante del Miche svanisca prima di implodere.

Che il suo nome glorioso, ormai tracciato sulla sabbia, lo cancellino le onde del mare.

Maria Luce Abruzzo
Premiata come miglior studentessa della facoltà di architettura dall’università di Firenze per l’a.a. 1998-99, laureata con lode e tesi vincitrice del premio nazionale dell’Istituto Italiano dei Castelli, pubblicata nel 2000, alterna la professione di architetto all’insegnamento di discipline tecniche e artistiche nella scuola secondaria di I e II grado. Superato il concorso ordinario 499/2020 per la classe A01 (Arte e immagine nella scuola secondaria di I grado), abilitata nelle classi A60 (Tecnologia nella scuola secondaria di I grado), A54 (Storia dell’arte) e A17 (Disegno e Storia dell’arte negli istituti di istruzione secondaria di II grado), attualmente insegna a Bagno a Ripoli, Firenze. Con forte motivazione personale e professionale, interessata all’innovazione di una didattica rispettosa della trasmissione dei saperi, oltre alle attività in classe promuove e organizza laboratori artistici per stimolare gli studenti alla creatività, all’empatia, alla crescita emotiva.

6 Commenti

  1. Con il buonismo e la gran parte BES, DSA ecc facciamo male ai giovani che sono sempre più fragili e incapaci di affrontare il futuro. Occorre formare. Questo è il mio pensiero

  2. Gentile Dottoressa, da quanto dice si capisce che Lei non ha vissuto pienamente dall’interno la realtà del Liceo Michelangiolo perché, senza una precisa conoscenza, esprime giudizi ingenerosi e non corretti e al contempo difende docenti e attività immeritevoli.
    Se, poi, Lei fosse una ex alunna, i miei complimenti vanno a quei docenti che Le hanno insegnato( come a intere generazioni prima di Lei) lo spirito critico e l’abilità linguistica. Merito sempre del Miche.
    Saluti

    1. Conosco qualcosa del liceo Michelangiolo attraverso alcune persone che, a vario titolo, lo frequentano.
      Ma conosco molto bene da molti anni le vicende di un altro storico liceo classico (soltanto classico: rara avis, ormai) di un’altra città e, leggendo questo articolo, ho constatato la totale sovrapponibilità delle rispettive dinamiche interne.
      Il paradigma è quello, ahimè, lo sappiamo: dunque ho pochi dubbi sul fatto che le osservazioni dell’autrice siano non solo verisimili, ma tristemente vere.

    2. No, io non sono una ex alunna del Miche. Sono una madre che ha avuto e ha oggi, figli in quella scuola. Sono anche una docente tra quelli che Lei, non so in base a quale illuminazione, giudica come immeritevoli. Ho rivestito in questi otto lunghi anni, molteplici ruoli di rappresentanza con impegno, passione, devozione ed entusiasmo, dal Comitato Genitori al Ruolo di Rappresentante di Classe. Il Miche l’ho difeso con tutta me stessa a differenza di molti adulatori di facciata dalla polemica facile. Ho tuttora e sempre un dialogo aperto con l’istituzione e con tutti i docenti – colleghi, sia quelli che Lei disprezza che quelli che Lei ammira, sempre secondo chissà quali parametri valutativi, e posso garantirLe, verifichi Lei stessa, di essere stimata e apprezzata personalmente e professionalmente da tutti pur nella divergenza di pensiero, molto lontana fortunatamente da apprezzamenti giudicanti quali i Suoi.

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