Professori universitari affermano che i nuovi studenti non comprendono più la matematica e le scienze delle scuole medie

Oggi riscontriamo lacune nella preparazione talmente gravi che i docenti devono insegnare di nuovo la matematica delle scuole medie.

Mentre l’uso dilagante dell’IA accelera una crisi nel settore dell’istruzione, i professori dell’Università della California stanno pregando la dirigenza di reintrodurre gli esami di ammissione all’università, secondo quanto riporta il “Wall Street Journal”, sostenendo che i nuovi studenti hanno a malapena un livello pari a quello delle scuole medie nella comprensione della matematica e di altre materie.

La loro richiesta, formulata in una lettera la scorsa settimana, sarà controversa. Gli esami di ammissione come il SAT e l’ACT sono stati a lungo criticati per aver esacerbato la disuguaglianza razziale. Sostenerli non è gratuito, né lo è partecipare a corsi di preparazione rigorosi; con ragazzi più ricchi e solitamente bianchi che hanno tredici volte più probabilità di ottenere un punteggio elevato in entrambi i test rispetto ai ragazzi provenienti da famiglie a basso reddito, come appura uno studio condotto da ricercatori di Harvard.

Ciononostante, i professori di matematica e scienze dell’UC considerano che la situazione sul campo sia insostenibile; nella lettera si sostiene che quasi un terzo degli studenti che frequentano il corso di calcolo del primo semestre all’UC Berkeley mostra oggi “gravi deficit di preparazione”.

«Oggi riscontriamo lacune nella preparazione talmente gravi che i docenti devono insegnare di nuovo la matematica delle scuole medie mentre insegnano contemporaneamente il materiale di cui gli studenti hanno bisogno per le scienze, l’ingegneria, l’economia e altri campi ad alto contenuto quantitativo», ha scritto la facoltà, come riportato dal WSJ.  “L’UC ha risorse limitate e può aiutare solo un numero limitato di studenti».

Quando nel 2020 la pandemia di COVID ha colpito gli Stati Uniti, molte università, compresa l’UC, hanno iniziato a rendere facoltativi gli esami SAT e ACT. Oggi, oltre il 90% delle università non li richiede, ha dichiarato al “WSJ” Harry Feder, direttore esecutivo del gruppo di politica dell’istruzione FairTest, che si oppone a tali esami.

Ma i college d’élite hanno invertito la rotta. Il MIT ha ripristinato il requisito del SAT nel 2022, così come hanno fatto Harvard e il Dartmouth College nel 2024 e l’Università di Yale il mese scorso. L’UC ha mantenuto la propria posizione, preferendo incoraggiare i futuri studenti a studiare, scrivere saggi e dedicarsi ad attività extracurriculari, secondo quanto riportato.

Una cosa è innegabile: il panorama dell’istruzione è drasticamente diverso da com’era solo pochi anni fa. I chatbot basati sull’intelligenza artificiale e altri strumenti di IA hanno dato inizio a una diffusa tendenza a copiare. Laddove il suo uso è considerato entro limiti accademici etici, molti insegnanti sono scettici sul fatto che l’IA faciliti l’apprendimento effettivo, con numerosi studi che collegano un uso massiccio dell’IA a un deterioramento delle capacità di pensiero critico e memorizzazione. Uno studio ha rilevato che gli studenti che utilizzavano ChatGPT per aiutarsi a scrivere saggi avevano un’attività cerebrale inferiore nelle aree corrispondenti alla creatività rispetto agli studenti che utilizzavano solo la tradizionale ricerca su Google o che non cercavano affatto informazioni.

Nel frattempo, l’inflazione dei voti è salita alle stelle in tutto il paese dall’adozione su larga scala di ChatGPT e di altri strumenti di IA, con recenti ricerche che mostrano che la percentuale di voti A nei corsi più vulnerabili alla possibilità di copiare usando l’IA — tipicamente nelle discipline umanistiche e ingegneria — è aumentata di circa il 30% dal 2023.

Ma la risposta a questi problemi profondamente radicati è reintrodurre i test obbligatori? È discutibile, e si potrebbe obiettare che sarebbe come applicare un cerotto per curare una malattia. È chiaro che il sistema educativo sta venendo meno alle sue responsabilità nei confronti dei giovani studenti e, a meno che non si affrontino discussioni serie sulle innumerevoli questioni sistemiche, oltre all’incursione dell’IA – alimentata da istituzioni felici di accettare i soldi delle Big Tech – la situazione non migliorerà.

Ringraziamo Valeria Nardiello per la segnalazione dell’articolo originale e per la sua traduzione. Il testo in lingua inglese è disponibile qui.


Al Gessetto quanto sopra descritto pare l’ennesima dimostrazione di come quasi sempre, negli ultimi decenni, molte scelte di didattica e di filosofia dell’istruzione apparentemente finalizzate all’inclusione ed alla valorizzazione degli allievi più fragili finiscano invariabilmente col sortire l’effetto contrario.

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