Io sono Pioniere C2
Che succede ai concerti se la prima fila si alza in piedi? Ovviamente che devono alzarsi tutti gli altri. E alla fine chi ci guadagna? Nessuno perché tutti vedono come prima. Anche qui tutti si ritrovano come prima: ma agli organizzatori dello show conviene, e conviene moltissimo.
Secondo il vocabolario Treccani, il termine “pioniere” indica «chi apre la via ad altri, iniziando per primo un’attività, un’impresa o un nuovo indirizzo di studi o di ricerca, esplora territori nuovi, sia in senso concreto sia in senso figurato, affrontando difficoltà e rischi per scoprire o sviluppare qualcosa di innovativo».
Coloro che quest’anno dovevano aggiornare la posizione nelle GPS – le graduatorie provinciali per le nomine delle supplenze – hanno trovato una novità nella piattaforma predisposta dal Ministero.
Gli aspiranti supplenti che, dopo aver conseguito l’abilitazione per una classe di concorso, si cancellano dalla seconda fascia per iscriversi nella prima riservata ai docenti abilitati, non vedono automaticamente validate dal sistema le loro certificazioni informatiche (che concorrono al punteggio con un massimo 4 punti), così come sarebbe se rimanessero in seconda fascia. Secondo il nuovo criterio di valutazione dei titoli per il biennio 2026/2028, per i passaggi di fascia o per i nuovi inserimenti sono riconosciute soltanto certificazioni informatiche “DigComp2.2” e “DigCompEdu” conseguite presso enti accreditati da Accredia. Per chi resta in seconda fascia, invece, continuano ad essere riconosciute anche le certificazioni acquisite dal 2024 presso altri enti accreditati dal Miur privi di attestazione Accredia.
Nella tabella pubblicata da Orizzonte Scuola il 20 febbraio 2026 si legge:
Ogni tabella titoli presenta il punto specifico per la valutazione delle Certificazioni informatiche: per i titoli già presentati e valutati nel corso dei precedenti bienni di vigenza delle GPS, per ciascun titolo 0,5 punti e fino a un massimo di quattro titoli per complessivi 2 punti; per i titoli presentati ai fini della valutazione per il biennio 2026/2027-2027/2028, sono valutabili esclusivamente le certificazioni informatiche rilasciate da soggetti accreditati da ACCREDIA e conformi ai framework europei DigComp 2.2 e DigCompEdu: per DigComp 2.2 per ciascun titolo punti 1, per DigCompEdu per ciascun titolo punti 2 fino a un massimo complessivo di 4 punti, inclusivi di eventuali titoli già riconosciuti.
La questione ha sollevato numerose critiche tra gli aspiranti, che hanno avanzato immediatamente richieste di chiarimento al ministero a garanzia che anche le certificazioni già conseguite vengano inserite manualmente dagli Uffici Scolastici competenti almeno in fase di controllo. Ma ad oggi ancora non ci sono risposte certe come si legge sempre su Orizzonte Scuola.
Alla luce dei fatti molti docenti, a pochi giorni dalla chiusura dell’istanza, e per non rischiare di perdere il punteggio, hanno deciso di conseguire comunque i due nuovi ulteriori attestati sperando di poterli sommare a quelli già acquisiti sull’uso di LIM, Tablet, Coding e Information Technology previsti dall’Ordinanza ministeriale n. 88 del 16 maggio 2024. Quattro punti in graduatoria possono fare una notevole differenza, permettendo di scavalcare un discreto numero di aspiranti e posizionarsi più vantaggiosamente per le nomine.
È quindi iniziata la caccia ai titoli richiesti, da parte sia dei numerosi insegnanti che si iscrivono per la prima volta nelle GPS, sia di quelli altrettanto numerosi che entrano in prima fascia grazie agli ultimi corsi abilitanti. Tra questi ci sono anche i ‘vecchi’ vincitori di concorso ancora in attesa che la loro graduatoria venga finalmente riesumata, dopo essere stati scavalcati in questi anni dai vincitori dei tre concorsi PNRR.
In piena denatalità e diminuzione del numero delle classi, con scuole a rischio contrazione o chiusura, il conseguimento di una nuova abilitazione rappresenta un’ulteriore chance di lavoro. E anche in questo caso il business ha avuto il sopravvento. Non a caso sono proliferati corsi interamente on line che ciclo dopo ciclo (per molte classi siamo ormai all’ottava o nona edizione) hanno abilitato migliaia di docenti già in possesso di un’altra abilitazione, offrendo loro un percorso semplificato e ridotto per acquisire (ma si dovrebbe dire per acquistare) i 30 crediti formativi necessari, a fronte dei 60 CFU richiesti dalla procedura generale. Gli enti erogatori, per lo più università telematiche, organizzano tutto lo svolgimento del corso ‘con la massima tempestività ed efficienza’ al costo totale tra i 2000 e i 2500 euro. Dato che gli atenei pubblici non attivano ogni anno corsi abilitanti per tutte le discipline, la scelta del privato telematico è praticamente obbligatoria.
Chiaramente, coloro che negli anni hanno già investito una cifra considerevole per scalare la graduatoria, non esitano a fare un ulteriore sforzo per acquisire le due certificazioni DigComp 2.2 e DigCompEdu. La prima certificazione attesta (diciamo così) l’alfabetizzazione su informazioni e dati, comunicazione e collaborazione, creazione di contenuti digitali, sicurezza e capacità di risolvere problemi. La seconda attesta (diciamo così) il coinvolgimento e valorizzazione professionale, le risorse digitali, le pratiche di insegnamento e apprendimento, la valutazione dell’apprendimento, la valorizzazione delle potenzialità degli studenti, il favorire lo sviluppo delle competenze digitali negli studenti.
Entrambe sono conseguibili a distanza e vengono riconosciute dal Ministero tramite l’Istituto Accredia, cui fanno capo numerose agenzie formative private. Basta una veloce ricerca sul web per capire l’ampia offerta commerciale ed essere immediatamente tempestati da una frenetica pubblicità per mail o whatsapp da parte degli svariati istituti accreditati. Le soluzioni sono tantissime, tutte sono rigorosamente on line e tutte garantiscono il successo finale: “Certificazioni informatiche accreditate Accredia!”, “Sessioni esami 7 giorni su 7!”, “Esito esame immediato!”, “Fino a 3 punti nell GPS!” e via reclamizzando.
Nel caso delle due nuove certificazioni DigComp 2.2 e DigCompEdu, gli importi si aggirano sui 150/200 euro ciascuna; ma sono proposti pagamenti vantaggiosi con offerte di “pacchetti”, “sconti”, “promozioni”, “rateizzazioni”: proprio come per gli elettrodomestici o i mobili.
Come si svolge l’esame? Dopo il pagamento, collegandosi al link della piattaforma, senza ricevere alcun materiale di studio o approfondimento si accede direttamente alla sessione di esame.
Prima di poter dare inizio alla sessione, al candidato è richiesto un autoscatto del viso con accanto il documento di identità: minima misura antifrode affinché nessuno possa – addirittura – svolgere il test al suo posto. Il candidato deve poi firmare un’informativa sul divieto di consultare materiale cartaceo o digitale, di interloquire con alcuno o farsi supportare dall’intelligenza artificiale: il controllo di ciò è effettuato dall’occhio della videocamera e dalle orecchie del dispositivo usato (pc, cellulare o tablet). Se si tiene presente l’imprevedibile e non controllabile da remoto ‘articolazione spaziale’ di tutto l’ambiente privato di lavoro circostante il candidato (scrivania, mensole, sedie), si capisce che l’iter antifrode risulta – e come non potrebbe? – sostanzialmente formale.
L’esame è costituito da una serie di 3-4 batterie di domande a risposta multipla (circa una quarantina per ciascuna), che si susseguono per livelli progressivi di difficoltà. In base al numero di risposte esatte si ottiene un livello coerente col Quadro Comune Europeo di Riferimento (QCER), dal minimo di A1, “novizio”, al massimo di C2, “pioniere”. Il superamento dell’esame è garantito: almeno nei tre primi livelli, le domande sono formulate in maniera talmente banale, i contenuti sono così elementari, i distrattori tra le opzioni sono così palesi, che anche un completo inesperto può rispondere agevolmente. In pochi minuti si completa tutta la serie di quesiti e si riceve riscontro immediato del superamento della prova. Nel caso, veramente improbabile, di non superare anche il solo primo livello, si può ritentare la prova da capo.
Nell’arco delle 24 ore successive all’esame, l’attestazione necessaria all’inserimento della domanda GPS arriva per mail. Alla soddisfazione di aver ultimato la procedura e aver guadagnato i punti agognati, si accompagna l’amarezza di aver dovuto accettare tutto questo.
Quanto ho descritto, l’ho sperimentato in prima persona assieme a tutti coloro che, dopo anni di formazione e pratica professionale, affrontando un percorso degno delle montagne russe, ancora oggi con coraggio e intraprendenza cercano di superare i continui ostacoli che si frappongono alla conquista non tanto di un posto di lavoro, ma semplicemente dei requisiti validi per ottenerlo. Nelle nuove certificazioni digitali ho ottenuto il massimo risultato. Io sono Pioniere C2.
Maria Luce Abruzzo
Premiata come miglior studentessa della facoltà di architettura dall’università di Firenze per l’a.a. 1998-99, laureata con lode e tesi vincitrice del premio nazionale dell’Istituto Italiano dei Castelli, pubblicata nel 2000, alterna la professione di architetto all’insegnamento di discipline tecniche e artistiche nella scuola secondaria di I e II grado. Superato il concorso ordinario 499/2020 per la classe A01 (Arte e immagine nella scuola secondaria di I grado), abilitata nelle classi A60 (Tecnologia nella scuola secondaria di I grado), A54 (Storia dell’arte) e A17 (Disegno e Storia dell’arte negli istituti di istruzione secondaria di II grado), attualmente insegna a Bagno a Ripoli, Firenze. Con forte motivazione personale e professionale, interessata all’innovazione di una didattica rispettosa della trasmissione dei saperi, oltre alle attività in classe promuove e organizza laboratori artistici per stimolare gli studenti alla creatività, all’empatia, alla crescita emotiva.
