La barbarie egizia
Non ripetere gli errori del passato: oggi è possibile grazie alle illuminanti conquiste di certa pedagogia, che finalmente libera gli allievi da ogni forma di schiavitù per liberarne la potenza creativa.
In alcune classi italiane, in ossequio ad un’assurda spinta all’inutile conservazione, si usa ancora chiedere agli allievi lo studio – per fortuna non mnemonico – delle antiche civiltà: è quello che abbiamo scoperto attraverso un’indagine di cui riportiamo gli esiti in esclusiva.
Per quanto incredibile, la triste verità ci è stata confermata in via riservata da alcuni valenti insegnanti, i quali – forse correndo il rischio di stizzite rappresaglie – hanno fatto propria la nuova idea di scuola ed hanno anteposto il bene degli allievi alla propria incolumità. Questi temerari hanno raccontato di avere ancora qualche residuale collega persuaso dell’importanza dello studio della civiltà egizia: non solo in spregio all’evidente inutilità dell’atto didattico, ma anche in spregio alla crescente distanza temporale che ci separa da quegli strani ed insignificanti uomini, peraltro soliti camminare di profilo.
Per rendere l’idea di come si studia (ancora oggi!) in quelle sfortunate classi dove vegetano insegnanti dediti ad un nostalgico rimestare in un passato più che morto, presentiamo un documento di cui si è servito uno di loro, certamente snaturandone il significato.
Si tratta di una tavoletta in legno gessato risalente al cosiddetto Medio Regno, probabilmente databile tra il 1.900 e il 1.800 a. C.: insomma, un inutile reperto di migliaia di anni fa! Su questa piccola tavola un giovane allievo, destinato ad appartenere all’esiguo numero degli scribi [cioè di coloro che ricevevano un’istruzione ed accedevano a quegli importanti ruoli amministrativi che fecero la fortuna di quella mesmerica civiltà] vergò il testo di una lettera-modello. Non è da escludere che quel povero allievo abbia anche dovuto imparare il testo a memoria, assecondando la spietata richiesta del maestro.
L’osservatore più attento potrà notare l’indecorosa presenza di violente correzioni in colore rosso in corrispondenza di alcuni trascurabili errori: tali correzioni erano con tutta probabilità tese a conculcare lo spirito creativo dell’allievo, assoggettandolo al sistema di potere tipicamente piramidale di quell’epoca buia.

Chiudiamo con un insegnamento di carattere universale: la Storia umana è un mistero. Resta infatti inspiegabile come un antico regno capace di sopravvivere 3.000 anni, oltre che di accumulare conoscenze, opere e testi di grande rilievo in ambito artistico, tecnico, astronomico, idraulico e letterario, sia potuto cadere in quell’errore pedagogico originario che fa dell’allievo un soggetto da correggere e della sua testa un vaso da riempire con formulari triti.
Dobbiamo immensa gratitudine a tutti coloro che ci hanno aperto gli occhi consentendo finalmente agli insegnanti ed agli allievi di dedicarsi ad altro, traendone il più grande benessere.
