La bellezza del precariato

Oggi, 30 giugno, con il Collegio finale, si chiude come di consueto, il mio contratto annuale…

Oggi, 30 giugno, con il Collegio finale, si chiude come di consueto, il mio contratto annuale di docente con incarico a tempo determinato. Da domani sarò nuovamente a lavoro come architetto in attesa di una nuova destinazione con le prossime nomine GPS a fine agosto e forse quest’anno anche del posto di ruolo sulla materia.

Ad essere sincera, contro ogni aspettativa, questa precarietà non mi dispiace affatto anzi mi appaga. Molto lontana dalle enunciazioni contro il lavoro instabile dei docenti, seppur riconoscendone le problematiche, vado controcorrente affermando che per me chiudere ogni anno un registro per aprirne dopo qualche mese un altro, in altra sede, con altri colleghi, altri dirigenti, altro personale scolastico, altri studenti e altre famiglie rappresenta una boccata di ossigeno.

Nonostante gli apprezzamenti e la stima dimostrata da tutti, dico tutti davvero, compresi i complimenti dei genitori e l’affetto degli studenti, ogni anno il cambio di sede di lavoro mi porta sempre incredibilmente nuovi stimoli e nuove curiosità. Ogni primo settembre la presa di servizio mi emoziona e dispone bene tanto che magari miglioro pure anno dopo anno. Nuovo entusiasmo, nuovi propositi, nuova voglia di mettersi in gioco e sperimentarsi, mi fanno rendere al meglio, mi caricano di quel pizzico di brio motivante e di ansia positiva.

Via la routine, via il vincolo ad un’unica istituzione scolastica coi suoi circoli viziosi o virtuosi, via la consuetudine, via i rapporti troppo stretti e confidenziali verso i quali per mia natura propendo. Propormi col sorriso, col desiderio di agire sempre al meglio e l’entusiasmo di entrare in una nuova scuola ed alla conquista di nuove classi è un impulso impagabile. Gli studenti poi restano sempre studenti e non importa chi sono e se ci conosciamo già. Hanno tutti indistintamente potenziali unici da scoprire e far sbocciare ed io sono felice di adoperarmi al massimo per la loro educazione ed istruzione, in qualsiasi scuola ed in qualsiasi classe mi trovi. Per l’esperienza maturata, ormai mi basta poco per conoscerli e capirli, ancora meno per farmi capire. Così alla fine di ogni giugno senza la malinconia tipica del mio carattere, mi ricarico per una nuova avventura! Libera.

Maria Luce Abruzzo
Premiata come miglior studentessa della facoltà di architettura dall’università di Firenze per l’a.a. 1998-99, laureata con lode e tesi vincitrice del premio nazionale dell’Istituto Italiano dei Castelli, pubblicata nel 2000, alterna la professione di architetto all’insegnamento di discipline tecniche e artistiche nella scuola secondaria di I e II grado. Superato il concorso ordinario 499/2020 per la classe A01 (Arte e immagine nella scuola secondaria di I grado), abilitata nelle classi A60 (Tecnologia nella scuola secondaria di I grado), A54 (Storia dell’arte) e A17 (Disegno e Storia dell’arte negli istituti di istruzione secondaria di II grado), attualmente insegna a Bagno a Ripoli, Firenze. Con forte motivazione personale e professionale, interessata all’innovazione di una didattica rispettosa della trasmissione dei saperi, oltre alle attività in classe promuove e organizza laboratori artistici per stimolare gli studenti alla creatività, all’empatia, alla crescita emotiva.

0 Commenti

  1. Mi riporti al mio passato. Che entusiasmo e che gioia il primo giorno di scuola media davanti a quei visini curiosi che ancora non conoscevo . Mi sembravano tanto piccoli!!! Poi l ‘empatia era istantanea ed insieme iniziavamo un lungo cammino pieno di soddisfazioni e per loro….e per me……. sono durate 57 anni! Buon lavoro Luce!!!!

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