Nuove Indicazioni dei licei: l’audizione del Gessetto

L’iter di approvazione delle nuove Indicazioni Nazionali per i licei è entrato nel vivo. Il Gessetto fa la sua parte, consapevole di rappresentare le idee di moltissimi insegnanti.

Il Gessetto è stato audito dalla “Commissione tecnica per la definizione delle Linee di indirizzo dei nuovi curricoli per le scuole dell’infanzia, del primo e del secondo ciclo di istruzione”, in relazione alle nuove Indicazioni Nazionali per i licei la cui bozza è stata da poco resa pubblica.

In preparazione della nostra audizione abbiamo elaborato un documento di analisi, che è stato consegnato alla Commissione. Come espressione del carattere pubblico che la discussione sulla scuola deve rivestire, soprattutto in occasione di passaggi cruciali come le Indicazioni Nazionali, lo mettiamo a disposizione di tutti qui.

L’audizione ha visto la presenza, insieme al Gessetto, di numerosi rappresentanti di fondazioni, associazioni ed enti di varia natura: quelli che oggi, nei documenti ministeriali, vengono definiti col termine inglese stakeholders, ‘portatori di interesse’. Nell’ascoltare i loro interventi abbiamo avuto conferma di quello che ci era già chiaro da tempo: la scuola pubblica italiana è considerata da molti non come l’istituzione statale deputata all’istruzione e all’acculturazione delle nuove generazioni, ma come una sorta di cooperativa multiservizi cui appaltare qualsiasi lavoro sia ritenuto di volta in volta utile dal corpo sociale ma anche da singole organizzazioni, non importa se pubbliche o private.

Il dato che ci ha sgomentati, toccandolo con mano, è che ormai ciò accade senza che questi portatori di interesse prendano minimamente in considerazione la compatibilità tra l’interesse loro particolare e la finalità propria della scuola. La scuola, in altre parole, è trattata come se fosse costituzionalmente priva di un’attività sua, di una sua ragion d’essere: un enorme contenitore che ogni giorno si riempie di individui ma è vuoto di cose da fare. In questa visione distorta, l’autoreferenzialità degli stakeholders è destinata a diventare parossistica: l’apertura della scuola alla peculiare istanza di ciascuno, l’introduzione di norme, attività e progetti a quella deputati, è da loro considerata sempre insufficiente.

Nel nostro intervento, e col nostro documento, abbiamo invece ribadito che le nuove Indicazioni Nazionali sono per i licei un’occasione preziosa (forse l’ultima, prima che la deriva cui sono soggetti li porti irrimediabilmente fuori rotta) di riconquistare la funzione loro propria: completare e perfezionare l’istruzione dei giovani in una prospettiva autenticamente culturale, come vera condizione per la libertà della persona e la responsabilità del cittadino.

La lettura del testo finora elaborato dalla Commissione, che invitiamo tutti a fare (qui il documento ufficiale), rivela che sono all’opera due anime diverse e contrapposte. Da una parte coloro che, noncuranti del progressivo e gravissimo degrado dei licei, intendono continuare nella medesima direzione ed anzi accentuare i caratteri dell’impostazione corrente: si leggano i paragrafi della Premessa generale dedicati all’intelligenza artificiale, assunta come “lente critica attraverso cui rileggere le discipline”; alla valutazione, che dovrebbe “far emergere vocazioni e potenzialità ancora inespresse” dello studente e sviluppare in lui “capacità metacognitive essenziali”; all’orientamento, concepito come completamente irrelato con lo studio disciplinare. Dall’altra coloro che hanno compreso l’esigenza di un cambio di rotta radicale, di un ritorno ai fondamenti seri dell’istruzione, e il valore inestimabile di ciò che la nostra civiltà e la nostra lingua chiamano, semplicemente, cultura: il paragrafo della medesima Premessa intitolato La scuola dell’adolescenza è in tal senso un alto Manifesto, che il Gessetto sottoscrive integralmente.

Facciamo appello agli insegnanti, agli studenti, ai genitori, ai cittadini responsabili perché prendano coscienza delle questioni in gioco, facciano sentire la loro voce, contribuiscano a far prevalere nell’iter di approvazione delle nuove Indicazioni Nazionali dei licei le istanze della razionalità, della serietà, dell’amore per la scuola che istruisce e che accultura.

I veri interessi dei nostri ragazzi e della nostra comunità nazionale.

7 Commenti

  1. Condivido totalmente il documento di analisi da voi elaborato. Devo segnalare, tuttavia, che nella parte finale relativa alle discipline manca qualsiasi riferimento a Storia dell’Arte. In particolare vi invito a leggere attentamente quanto indicato dalle IN per Disegno e Storia dell’Arte nei Licei Scientifici dove si privilegia la parte tecnica e applicativa a discapito delle conoscenze nell’ambito storico-artistico.

  2. Sono totalmente d’accordo e condivido in pieno il porre al cuore della nostra battaglia la cultura in tutte le sue plurali determinazioni.

  3. D’accordo! Una parte di questi «stakeholders, ‘portatori di interesse’», locuzione questa indubbiamente indicativa, sembra che recentemente tenda persino a lamentarsi di essere oggetto di attacchi polemici anche piuttosto vivaci da parte di intellettuali non ancora bolliti e di insegnanti agguerriti. Commenta un mio follower: “Mi piace ‘delegittimazioni reciproche’. A questo punto chi ha iniziato???” (M.S.). Sono diversi lustri che queste figure esterne si propongono a vario titolo come risolutrici dei problemi scolastici, per via di una (da loro sostenuta) inadeguatezza degli insegnanti a insegnare. Cioè svalutandoli allegramente e pretendendo per loro sempre nuova Formazione e paletti di allineamento metodologico e valoriale. La svalutazione degli insegnanti infatti è passata anche attraverso una rappresentazione caricaturale dell’attività del docente, tanto giustificativa ai fini promozionistici quanto inane, che queste figure esterne hanno proposto ald una tragica inadeguatezza genitoriale e ad un socialmente e professionalmente letale disimpegno scolastico. Complicando così enormemente il lavoro degli insegnanti che difendono disperatamente gli artt. 1C e 33C. Certo è che se non si procederà ad una inversione di tendenza, prima di tutto per sottrazione -togliendo cioè il superfluo ostacolante, a cominciare dalla Formazione e dalle figure estrene- arriveremo presto alla dissoluzione totale del nostro sistema di istruzione. Gli apparati, come è noto, vanno avanti per inerzia e resistono ai cambiamenti finché possono. I politici, non sempre informati e/o sensibili all’istruzione e prigionieri dei gradimenti dell’elettorato, non sembra che brillino per consapevolezza del problema. Ma, così come per la Difesa e la Sanità, anzi molto di più ancora, occorre darsi la sveglia velocemente prima che sia troppo tardi.

  4. Una coincidenza che mi ha lasciato di stucco. Proprio l’altro giorno ho girato un video in cui esprimevo lo stesso concetto con le stesse identiche parole: ormai si percepisce, si vuole percepire la scuola come un contenitore vuoto che bisogna riempire dei progetti più disparati.

    1. Non sono coincidenze: sono semplici dati di realtà osservabili da chiunque non sia zuppo di ideologia.

  5. Del tutto condivisibili sono l’ esigenza di un innalzamento culturale e di una inversione, anche energica, della tendenza, ormai ultradecennale, ad abbassare l’asticella dei traguardi, in particolare nella secondaria di II grado.
    Senza una svolta del genere i nostri giovani avranno ben poche chances nei confronti internazionali che si faranno sempre più duri.
    Condivisibili sono anche i disastri dipendenti da una ingenua retorica pedagogica che ha prevalso negli anni.
    Esiste però anche una ricerca sull’istruzione e sull’apprendimento fondata su evidenze, con risultati ormai consolidati di cui si avvalgono in altri Paesi, che dovrebbero essere conosciuti anche in Italia. Un solo ritorno ai contenuti senza quanto la ricerca ha acquisito sulle metodologie didattiche efficaci non è sufficiente per migliorare la qualità della scuola.
    Antonio Calvani

  6. Sebbene condivida il senso generale della critica formulata, non condivido affatto le critiche avanzate nel merito della matematica. Questa la ratio: o si affrontano i temi più complessi attrezzati con almeno l’apparato formale essenziale e moderno o è molto meglio che non se parli proprio. Sono anche contrario alla critica sul ridimensionamento della geometria euclidea, che è invece del tutto compatibile con la comparsa di argomenti usualmente assenti ed invece centrali, come il trattamento della probabilità e della statistica ed almeno i rudimenti dell’algebra lineare.

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