Quando la pedagogia diventa propaganda
Il presidente dell’associazione pedagogisti educatori italiani sembra cavalcare al contrario i cambiamenti.
Egregio Alessandro Prisciandaro,
Lei si definisce “pedagogista”, ma ciò che ha scritto sulla questione del divieto degli smartphone a scuola risulta, ad avviso di chi scrive, solo un esercizio di retorica confusa, priva di qualsiasi fondamento scientifico e pedagogico. La sua posizione non solo ignora la realtà scolastica, ma rischia di legittimare un modello educativo che abdica alla responsabilità formativa in nome di una tecnologia non mediata.
Passiamo ad alcune delle Sue affermazioni o punti che ha toccato, ribaltando la realtà e i dati di fatto.
1.“Lo Stato proibisce ciò che l’industria trasforma in strumento educativo alternativo”
Questo è un falso dilemma. Il Ministero non ha demonizzato la tecnologia, ma ha giustamente vietato l’utilizzo dei cellulari durante l’orario scolastico, al fine di tutelare l’apprendimento, la salute mentale e il rispetto verso i docenti1. Come ha chiarito il Ministro Valditara, “distrarsi con i cellulari non permette di seguire le lezioni in modo proficuo ed è una mancanza di rispetto verso la figura del docente”. “Non scholae, sed vitae discimus” (Seneca), ossia “Non impariamo per la scuola, bensì per la vita”. E nella vita, la concentrazione e il rispetto sono valori fondanti, checché Lei ne pensi.
2.“I dati raccontano un’altra storia: i ragazzi usano già lo smartphone ogni giorno”
E proprio per questo motivo serve un confine netto. Il fatto che i minori siano immersi nel mondo virtuale ogni giorno (e, come sappiamo, mediamente per molte, troppe ore!) è proprio la prima ragione che giustifica il divieto di utilizzo di dispositivi connessi alla rete in aula. Almeno a scuola risulta dunque indispensabile che ci sia una pausa dalla pervasività digitale. La scuola (almeno la scuola!) potrà costituire quindi anche la necessaria sosta rispetto a tale pervasività: un ambiente (uno dei pochi!), quindi, dove si privilegia la concentrazione, la riflessione e la relazione umana. Le competenze informatiche, laddove previste, possono essere affrontate a livello teorico, con rigore metodologico e senso critico. La pratica, invece, può essere demandata, al limite, a progettualità extracurricolari specifiche, pensate per determinati indirizzi di studio della scuola secondaria di secondo grado, e successivamente magari pure lasciata all’ambito privato, laddove ciascuno possa magari esercitarsi in modo autonomo e responsabile.
L’indagine ICILS 2023, che lei stesso cita, mostra che il 14% degli alunni non raggiunge le competenze digitali minime. Questo dato non è affatto un argomento a favore dell’utilizzo dello smartphone e/o dei dispositivi connessi alla rete a scuola; semmai, piuttosto, una conferma che l’esposizione quotidiana e incontrollata alla tecnologia non garantisce affatto competenza, anzi, la compromette. La scuola non deve rincorrere la realtà, bensì educarla ed orientarla. ””Non est ars quae ad usum vulgi traditur” (Quintiliano): non è vera arte quella che si trasmette secondo l’uso del volgo. E la pedagogia, se vuole essere arte (al di là della discussione sui suoi fondamenti scientifici), deve elevarsi dunque al di sopra della banalità dell’abitudine (al digitale, nel nostro caso).
3. “Un telefono intelligente funziona meglio di qualsiasi docente”
Questa affermazione è offensiva e profondamente errata. L’intelligenza artificiale può supportare, al limite, ma giammai sostituire la relazione educativa. Come ha evidenziato l’OCSE nel report _From decline to revival_ (2024), l’uso eccessivo di smartphone e social media si correla negativamente con il rendimento scolastico. L’OMS ha inoltre segnalato come l’uso problematico dei social tra adolescenti sia legato a “disturbi dell’umore, isolamento e calo dell’autostima”. “Homo homini lupus est” (Plauto): l’uomo è dunque lupo per l’uomo, soprattutto quando abdica alla relazione umana in favore di un algoritmo.
4. “La scuola non è download, ma scoperta”
Su questo punto siamo d’accordo. Ma Lei finisce col contraddirsi, dal momento che è proprio per questo che il cellulare va escluso dall’ambiente scolastico: appunto perché favorisce la passività, la distrazione e la superficialità! La pedagogia, in ambito didattico/metodologico, non si fa con notifiche push e video tutorial, ma con tempo, ascolto e presenza. E il Ministro Valditara ha appunto ribadito che la scuola deve “rimettere al centro l’apprendimento e l’impegno”. E questo non si ottiene con un “professore tascabile”, bensì con docenti preparati e ambienti educativi liberi da interferenze.
5. “Cyberbullismo, adescamento, pedopornografia digitale”
Grazie per aver confermato il motivo per cui il divieto è necessario! I rischi che Lei elenca sono reali e gravi. E la scuola ha il dovere di prevenire, non di assecondare. Il Ministero ha (da tempo) attivato progetti come _Generazioni Connesse_ e _ELISA_ per contrastare questi fenomeni2. Ed il primo passo è, appunto, limitare l’accesso ai dispositivi almeno durante l’orario scolastico. “Quidquid agis, prudenter agas et respice finem” (Fedro): “Qualunque cosa tu faccia, falla con prudenza e guarda al fine”. Il fine della scuola è educare attraverso l’istruzione, non intrattenere.
L’importanza delle circolari del Ministro Valditara
Le circolari ministeriali in tal senso non sono un “attacco alla modernità”, bensì una difesa della qualità educativa. Esse, infatti tutelano la concentrazione e la memoria degli alunni, riaffermano il ruolo autorevole del docente promuovendo anche indirettamente, una limitazione nell’uso poco responsabile della tecnologia, affidando alle scuole l’autonomia per definire regolamenti e sanzioni e valorizzando al contempo il ruolo del Dirigente scolastico.
Conclusione
La sua visione, gentile Alessandro Prisciandaro, è quella di una scuola che abdica alla sua funzione educativa (magari pure per inseguire il mercato). La scuola non è un’app, e l’educazione non è un algoritmo. È tempo di smettere di confondere l’innovazione con la resa. L’educazione è il fondamento della civiltà. È giunto il momento di smetterla una volta per tutte con il fallimento del “nuovismo” a tutti i costi. Una civiltà che delega l’educazione a un dispositivo ha già perso la sua anima.
***
[1] Stop ai cellulari in classe: circolare del Ministero inviata alle… (https://mim.gov.it/-/stop-ai-cellulari-in-classe-circolare-del-ministero-inviata-alle-scuole-valditara-tuteliamo-l-apprendimento-dei-ragazzi-e-il-rispetto-per-i-docenti-)
[2] Smartphone in mano, ma pensiero critico in crisi: ecco perché l… (https://www.orizzontescuola.it/smartphone-in-mano-ma-pensiero-critico-in-crisi-ecco-perche-lalfabetizzazione-digitale-e-la-nuova-frontiera-per-salvare-studenti-genitori-e-cittadini-dalle-insidie-online/)
